#109 - 27 ottobre 2014
AAAAA ATTENZIONE Cari lettori questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte del 7 febbraio quando lascerà il posto al n° 256. BUONA LETTURA - ora: AMICI ANIMALI - Vivisezione: Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni (A. Einstein) - Grandezza morale e progresso di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali (Gandhi) - La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa avere (C. Darwin) - Fintanto che l'uomo continuerà a massacrare gli animali non conoscerà ne salute, ne pace (Pitagora) - Tra tutti gli animali l'uomo è il più crudele. E' l'unico ad infliggere dolore per il piacere di farlo (M Twain) - A forza di sterminare animali si è capito che anche sopprimere uomini non richiedeva grande sforzo ( E.da Rotterdam) . -
Editoriale

I nostri morti

di Dante Fasciolo

Questo numero del giornale ingloba due festività,
le commemorazioni dei santi e dei martiri e quella dei morti.

Siamo ad un passo dall’alba dell’anno mille
quando si incomincia a celebrare sistematicamente la festa dei morti,
un prolungamento immediato della festa dei santi e dei martiri
che in modo variegato è già presente da secoli:
due ricorrenze contigue per ricordarci
che ognuno di noi può aspirare alla santità.

Senza condizioni? Eh no! Occorre capire.
Spesso a ciascuno di noi capita di perdere un parente,
un amico, un conoscente, qualcuno di cui si ha memoria.
Ma la memoria viene meno se ci riferiamo alla realtà
di milioni di uomini che muoiono ogni giorno nel mondo.
Ignoriamo i loro nomi, è vero, e ignoriamo i loro volti,
ma possiamo dire di ignorare la loro presenza?
e la loro condizione umana?

Morire è l’ultima azione terrena dell’uomo,
e suggella la parabola dell’esistenza individuale.
Chi muore scompare fisicamente, ma restano intatte
tutte le relazioni con gli altri uomini prodotte in vita,
e che continueranno a produrre effetti.

In fondo a questo mio scritto
troverete una fotografia che ha fato il giro del mondo:
medici giapponesi si inchinano
di fronte alla morte di un bambino che non hanno potuto salvare:
un gesto di deferenza alla salma, ma ancor più
un gesto di assunzione di responsabilità.

Ecco la condizione: capire la responsabilità che ci tocca
verso i morti di tutto mondo, che sono nostri morti
perché ciascuno di loro in vita ha contribuito a creare
quell’intreccio sano e guasto, umano e disumano,
con amore o con odio, in pace e in violenza,
vicino e lontano da ciascuno di noi
ma indissolubilmente legato alla nostra personale esistenza.

Rispetto, dunque, di fronte alla morte,
ma consapevolezza e responsabilità di fronte ai morti
perché nessuno possa più dire onoro e prego i miei morti,
perché anche i morti per la nostra negligenza, la nostra ignavia,
la nostra cupidigia, il nostro egoismo,
la nostra indifferenza,
ebbene si! sono i nostri morti.

I nostri morti

AFORISMI - : Chiedere al potere di riformare il potere...Che Ingenuità (Giordano Bruno) - L'Esperienza è il tipo di insegnante più difficile : prima ti fa l'esame, poi ti spiega la lezione (O. Wilde) - I fanciulli trovano il tutto anche nel niente, gli uomini il niente nel tutto (G. Leopardi) - E' dell'inferno dei poveri che è fatto il paradiso dei ricchi (V. Hugo) - Il senso morale di una società, si misura da ciò che fa per i propri bambini (D: Bonhoeffer) - Nessun uomo è tanto alto come colui che si inchina per aiutare un altro essere vivente (A. Lincoln) - Il mondo cambia con il tuo esempio, non con la tua opinione (P. Coelho) - Con la violenza puoi uccidere colui che odia, ma non uccidi l'odio (M. L. King).