#109 - 27 ottobre 2014
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi1 luglio, quando lascerà  il posto al numero 310. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più¹ importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Editoriale

I nostri morti

di Dante Fasciolo

Questo numero del giornale ingloba due festività,
le commemorazioni dei santi e dei martiri e quella dei morti.

Siamo ad un passo dall’alba dell’anno mille
quando si incomincia a celebrare sistematicamente la festa dei morti,
un prolungamento immediato della festa dei santi e dei martiri
che in modo variegato è già presente da secoli:
due ricorrenze contigue per ricordarci
che ognuno di noi può aspirare alla santità.

Senza condizioni? Eh no! Occorre capire.
Spesso a ciascuno di noi capita di perdere un parente,
un amico, un conoscente, qualcuno di cui si ha memoria.
Ma la memoria viene meno se ci riferiamo alla realtà
di milioni di uomini che muoiono ogni giorno nel mondo.
Ignoriamo i loro nomi, è vero, e ignoriamo i loro volti,
ma possiamo dire di ignorare la loro presenza?
e la loro condizione umana?

Morire è l’ultima azione terrena dell’uomo,
e suggella la parabola dell’esistenza individuale.
Chi muore scompare fisicamente, ma restano intatte
tutte le relazioni con gli altri uomini prodotte in vita,
e che continueranno a produrre effetti.

In fondo a questo mio scritto
troverete una fotografia che ha fato il giro del mondo:
medici giapponesi si inchinano
di fronte alla morte di un bambino che non hanno potuto salvare:
un gesto di deferenza alla salma, ma ancor più
un gesto di assunzione di responsabilità.

Ecco la condizione: capire la responsabilità che ci tocca
verso i morti di tutto mondo, che sono nostri morti
perché ciascuno di loro in vita ha contribuito a creare
quell’intreccio sano e guasto, umano e disumano,
con amore o con odio, in pace e in violenza,
vicino e lontano da ciascuno di noi
ma indissolubilmente legato alla nostra personale esistenza.

Rispetto, dunque, di fronte alla morte,
ma consapevolezza e responsabilità di fronte ai morti
perché nessuno possa più dire onoro e prego i miei morti,
perché anche i morti per la nostra negligenza, la nostra ignavia,
la nostra cupidigia, il nostro egoismo,
la nostra indifferenza,
ebbene si! sono i nostri morti.

I nostri morti

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