#198 - 29 luglio 2017
***AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori molti redattori sono ancora in vacanza e il giornale di conseguenza esce al rallentatore... Questo numero resterà in rete fino a venerdì 18 agosto, quando alla mezzanotte cederà il posto al n° 199. BUON FERRAGOSTO E BUONA LETTURA TUTTI.***
Attività produttive

Comitato Capitale Naturale (2017), Primo Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia.

Il capitale naturale italiano

Continua Capitale Naturale - Introduzione (1.4) del tema.

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Introduzione - ( 1.4 )
Principali riferimenti internazionali per la misurazione e la contabilità del Capitale Naturale.

Già l’Agenda 21, approvata all’UNCED7 nel 1992, richiamava alla necessità di stabilire “a programme to develop national systems of integrated environmental and economic accounting in all countries”, una richiesta che è stata poi rimarcata anche più recentemente nel 2012 con l’UNCSD8 di Rio+20, riconfermando, nel documento finale, “The Future We Want”, l’esigenza di un processo decisionale che integri le informazioni e i dati ambientali con quelli sociali ed economici. Il documento rimarca la necessità di misure del progresso più inclusive che integrino il PIL con l’esplicita richiesta fatta all’UNSTATS9 di lanciare un programma di lavoro in questo ambito.

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Su questa scia, il Millennium Ecosystem Assessment (MEA)10, voluto dall’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, è stato lanciato ufficialmente nel 2001 per valutare gli effetti del degrado degli ecosistemi sul benessere della vita delle popolazioni a livello globale e per trarne indirizzi per il futuro sulla conservazione e la gestione sostenibile delle risorse naturali. Dall’acqua potabile e dalla produzione di cibo, ai prodotti forestali e al controllo delle inondazioni, è stato tracciato un percorso di opzioni per ripristinare, conservare o migliorare l'uso sostenibile degli ecosistemi.

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Secondo il MEA, la crescita economica ha richiesto un costo crescente in termini di degrado degli ecosistemi e dei loro servizi non essendo il valore economico e sociale da essi prodotto contabilizzato nelle decisioni pubbliche e private. I risultati del MA evidenziano come le azioni umane stiano esaurendo il Capitale Naturale della Terra, mettendo così a dura prova l'ambiente e la capacità degli ecosistemi di sostenere il nostro benessere e quello delle generazioni future.
Quattro rapporti (Fondamenti Metodologici ecologici ed economici per la Valutazione; Politiche Nazionali ed Internazionali; Politiche Locali e Regionali; Il Sistema Imprenditoriale) illustrano come inserire il valore degli ecosistemi e della biodiversità nelle scelte degli agenti economici. Il TEEB è un programma promosso nel 2007 dai Ministri dell’Ambiente partecipanti al meeting del G8+5 in Potsdam (Germania) per misurare ed analizzare, su scala globale, i benefici economici della diversità biologica, i costi riconducibili alla perdita di biodiversità e i costi necessari per l’ efficace conservazione dell’ambiente e degli elementi del Capitale Naturale che lo compongono. La principale finalità è garantire che il valore della biodiversità e dei Servizi Ecosistemici, tradizionalmente trascurato, venga considerato nelle scelte politiche a tutti i livelli. A tal fine viene utilizzato un approccio strutturato e basato su 3 principi:

  • I. Riconoscere;
  • II. Dimostrare/quantificare economicamente;
  • III. Cogliere/inserire nelle scelte politiche il valore e dunque i benefici per l’umanità connessi agli ecosistemi ed alla biodiversità.

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Nell’interesse di creare un unico riferimento internazionalmente armonizzato per la classificazione e la contabilità fisica del Capitale Naturale e del flusso di Servizi Ecosistemici ad asso associati, il TEEB è stato tra i promotori dei Systems of Environmental and Economic Accounting (SEEA) e degli Experimental Ecosystem Accounting (SEEA-EEA), elaborati da UNSTATS, e che devono costituire il principale riferimento per un’adeguata contabilità satellite economico-ambientale. Le classificazioni proposte sono anche state adottate nel processo Europeo MAES (Mapping of Assessment of Ecosystem and their Services) che ha lo scopo, a livello EU, di: a) conoscere gli ecosistemi e i loro servizi a livello nazionale sulla base dei dati disponibili adottando per i servizi la classificazione di riferimento CICES (Common International Classification of Ecosystem Services); b) mappare gli ecosistemi sulla base delle geometrie del CORINE Land Cover. In Italia l’attribuzione tipologica adottata è stata il frutto complesso di valutazioni legate sia alle potenzialità vegetazionali che alle caratteristiche biogeografiche delle componenti floristiche e faunistiche; c) stimare la condizione degli ecosistemi mediante set di indicatori standard. La Strategia europea per la conservazione della Biodiversità oltre a quanto detto in merito al progetto MAES11 (TARGET 2) si pone anche l’obiettivo di valutare mediante indicatori condivisi i servizi ecosistemici corrispondenti ai diversi ecosistemi e di stimare i flussi di ecosistemi in un sistema di contabilità. (Continua)

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