#195 - 10 giugno 2017
AAAA. ATTENZIONE - Cari Lettori, questo numero rester in rete fino a venerdi 3 giugno quando ceder il posto al n 274. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora per voi ecco qualche massima: Meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio (O. Wilde) - Riesco a resistere a tutto tranne che alle tentazioni (O. Wilde) - Un banchiere uno che vi presta l'ombrello quando c' il sole e lo rivuole indietro appena comincia a piovere (M. Twain) - Il vantaggio di essere intelligente che si pu fare l'imbecille, mentre il contrario del tutto impossibile (W. Allen) - Sembra che io abbia una costituzione che non regge l'alcol e ancor meno l'idiozia e l'ignoranza (J.Kerouac) - Non discutere mai con un idiota, la gente potrebbe non notare la differenza (A. Block) -
Arte

Mostra inserita nel programma ufficiale del Festival dei Due Mondi

Palazzo Collicola Arti Visive - Spoleto

Mutaforma

LE PROPOSTE ARTISTICHE DI CAMILLA ANCILOTTO

dal 24 giugno all'8 ottobre
a cura di Gianluca Marziani

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Palazzo Collicola Arti Visive presenta Camilla Ancilotto, protagonista estiva lungo la planimetria gentilizia del Piano Nobile, qui dove gli occhi dialogano con la Storia abitabile.
La logica d’ingaggio segue la regola d’uso del luogo: disporsi in silenzio con le proprie opere, calando con timida ma decisa ambientazione, senza modificare gli allestimenti d’origine, al contrario inventando confini di conversazione, abbassando la temperatura del passato, elaborando il paesaggio ideale di un linguaggio al presente.

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Camilla Ancilotto si esprime attraverso un “codice mobile” che è marchio autografo ma, soprattutto, schema linguistico.
Le opere sono puzzle pittorici dalle molteplici chiavi compositive. In pratica, girando i singoli parallelepipedi (o altre forme geometriche) su un asse (Il principio del pallottoliere) si completa una singola immagine o si mescolano assieme immagini diverse.
Viene a crearsi un’interazione in cui il fruitore potrà cambiare l’ordine sequenziale e, soprattutto, entrare nel principio dinamico del pensiero originario, completando un’opera che richiede azioni manuali, tattilità, immaginazione attiva, orientamento della fantasia.
Si recupera così una tensione “leggera” che riconduce l’arte nel cerchio del dialogo, nel motore cinetico dell’opera viva, nell’apertura ludica che amplifica il valore estetico e il suo esito concettuale. E poi si aggiunge quel tono da rebus e sciarada, definendo la natura misteriosa e alchemica dell’opera, la sua vertigine magica, il suo tenore muscolare che scatena visioni catartiche.

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Cosa accade nel mondo della Ancilotto? Per diversi anni spiccavano “figure allegoriche e mitologiche” che s’ibridavano con animali di varia provenienza. Giove, Venere, Adamo, Eva, Leda, Cupido sono stati compagni d’avventura, scelti per la loro empatia con il paesaggio naturale, le radici biologiche, l’origine degli archetipi. I riferimenti d’origine andavano a Michelangelo, Pontormo o Rosso Fiorentino, tra maestri di eros cromatico, di incarnati elegantemente moderni, di armonie che superavano fiaba e leggenda nel colpo plastico del teatro figurativo.

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Le silhouette d’origine rinascimentale s’ibridavano, nel caso della Ancilotto, con animali dalle vite letterarie, simboliche, ancestrali. Pappagalli, giraffe,calamari, piovre, iguane: catturavano subito l’atmosfera con quei pattern esplosivi, intriganti, tattilmente vivi, presenze armoniche di un mondo mitico che seguiva il principio filosofico di Leda.
L’attitudine figurativa, sia negli ibridi uomo/animale che nella successiva statuaria classica, diventa metamorfica , avvolge la "Bellezza", si avvinchia ai corpi in un abbraccio fetale. Un mondo d’energia in azione, di frangenti letterari insinuanti, di sinestesia e nuovi confini. Organico e inanimato che s’incrociano in un flessuoso rito armonico, animando l’eden di un luogo immaginario eppure immaginabile.

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Le immagini progettuali sono prelievi diretti (Bronzino, Michelangelo, Pontormo, Rubens, Bouguereau…) che giammai nascondono la provenienza storica. L’artista parte da un codice sorgente che sposta la citazione sul piano della “rigenerazione” .
L’artista pur mantenendone i colori primari e la sua filosofia geometrica, ha prima spostato la misura dal piccolo al grande, poi creato una versione a nove pezzi con lati arrotondati così da realizzare forme organiche in modo più fluido. Il risultato sorprende e spiazza, oltre a confermare le ispirazioni metamorfiche dell’autrice. Perché anche il Tangram, spunto e radice iconica, implica una rigenerazione linguistica che diviene incipit teorico, dando forma a qualcosa di originale, intelligente, inaspettato.

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Grande spazio verrà dato alle opere che s’ispirano ad una “statuaria classica”, selezionata tra le collezioni del Museo Nazionale Romano e del British Museum. Qui il busto d’origine, raffreddato nelle cromie, si trasforma nel ritratto di un’umanità oltre il tempo storico, quasi a riattivare l’implicito metafisico di August Sander o Robert Mapplethorpe, isolando il marmo su fondali monocromi che rigenerano gli archetipi.

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