#190 - 14 aprile 2017
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Di borgo in borgo

2017: Anno dei borghi

Agliè nel canavese - (Torino)

Un castello da sogno

E lo spirito letterario di Guido Gozzano

Un castello da sognoUn castello da sogno

Agliè: il suo straordinario castello, dotato di 300 ricchissime stanze, in passato ha ospitato le riprese della celebre serie Elisa di Rivombrosa. Ma pochi sanno che anche il borgo, nato intorno al maniero dei Savoia e al suo grande parco, merita attenzione: è d'obbligo fare due passi sotto gli antichi portici del centro o lungo le rive del silenzioso laghetto della Gerbola. Il Touring, infatti, l'ha certificato non solo per il valore e la varietà degli attrattori storico culturali, ma anche per l'omogeneità del centro storico, cui si aggiunge un efficiente servizio di informazioni turistiche.

Alle falde delle colline di Macugnano, nel Canavese, si trova Agliè, antica cittadina resa illustre, nel corso della sua storia, da personaggi quali Filippo d'Agliè e Guido Gozzano.
Secondo il glottologo Giovanni Domenico Serra, il toponimo Agliè deriverebbe dal nome di un colono romano Allio, quindi Alliacus (terra di Allio), poi per successive trasformazioni Alladium, quin Agladium.
Altre ipotesi fanno derivare il toponimo da Ala Dei (ala di Dio), poiché la pianta del castello originario richiamava la forma di un'ala spiegata verso levante, "da cui sorgerà il vero sole a rischiarare il mondo della pace".

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Il nucleo primitivo, di origine romana, era probabilmente situato sulle colline nella frazione di Santa Maria delle Grazie, già ricordato in documenti del 1019 come Macuncianum (Macugnano), come dipendenza dell' Abbazia Fruttuaria di San Benigno.
A quel tempo Agliè era un castello eretto per difendere Macugnano. Successivamente Agliè prese il sopravvento su Macugnano (l'altro centro di Cassadio, ora scomparso) per la sua posizione fortificata.
Agliè compare nei documenti per la prima volta nel 1141: i feudatari del Canavese si divisero il territorio e il paese divenne una delle terre dei San Martino di Rivarolo e di Agliè. I tre centri si riunirono poi a scopo difensivo in un'unica Comunità che nel 1259 rientra nei possedimenti dei San Martino.

Forse meglio governata di altre città e paesi, Agliè non partecipò al Tuchinaggio, rivolta popolare antifeudale e antisavoiarda del secolo XIV, tra il 1386 ed il 1391. Il paese subì però le conseguenze delle lotte fra i guelfi San Martino d'Agliè e i ghibellini, Conti di Valperga. Intorno alla metà del XIV secolo il paese fu saccheggiato per due volte da mercenari che risparmiarono il castello.
L'imperatore Carlo V, nel 1355, donò ai marchesi di Monferrato molte terre fra cui Agliè. Tuttavia continuarono violenti contrasti tra i feudatari canavesani e Agliè ne subì le conseguenze: razzie, incendi e devastazioni si susseguirono per anni.
Nel 1391 arrivò, per merito dei Savoia, la pace. Gli alladiesi chiesero ai loro signori, i Conti di Agliè, alcuni privilegi e concessioni e li ottennero per la fedeltà dimostrata ai loro feudatari al tempo del Tuchinaggio. Nel 1448 vennero concessi gli statuti comunali i cui testi sono tutt'ora conservati nell'archivio del municipio. Con i Savoia crebbe l'influenza dei Conti di Agliè, che estesero i loro poteri su Bairo, Torre, Ozegna, parte di Pont, Salto, Rivarolo e Castelnuovo. Agliè subì le conseguenze della guerra tra Savoia e Francia, avvenuta dopo la metà del XVI secolo. Quando, nel 1561, la pace fu ristabilita, i Conti suoi signori giurarono fedeltà al Duca Emanuele Filiberto di Savoia.
Personaggio centrale della storia del paese fu il Conte Filippo San Martino di Agliè, colto letterato, coreografo e politico insigne, nato nel 1604. Intrapresa la carriera delle armi, nel 1630 divenne luogotenente della Compagnia delle Corazze di Vittorio Amedeo I.

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La cittadina che conta oggi una popolazione di oltre 2600 abitanti ha una posizione di notevole importanza nell'economia agraria e industriale; pregiata è la produzione di vino Erbaluce delle sue colline. Centro commerciale e turistico di buona affluenza, specie dopo le riprese televisive della fiction "Elisa di Rivombrosa", che hanno avuto risonanza a livello nazionale, ebbe in passato anche importanza nel settore industriale, in particolare di quello del tessile partecipando a partire dal 1700 all'attività tipicamente piemontese della produzione della seta. Verso la metà del 1800 il Setificio di Aglié dava lavoro a circa 400 dipendenti. Nella seconda metà del secolo, nel 1883 sorse un'altra importante industria tessile, la stamperia Blumer che nel 1896 diventò poi la tessitura De Angeli-Frua che agli inizi della seconda guerra mondiale arriverà ad avere oltre 1500 dipendenti. Con la crisi del settore tessile chiuderà i battenti nel 1952 per essere acquistata nel 1955 dalla Olivetti che vi impiantò un'attività meccanica di alta tecnologia. Le vicende della Olivetti e del settore elettronico ha coinvolto pesantemente Aglié riducendo drasticamente il numero degli addetti; ma sussistono ancora aziende minori dei settori meccanici e elettronici.

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La cittadina di Aglié è celebre per il suo Palazzo Ducale, ora entrato a far parte del prestigioso circuito delle Residenze Sabaude ed anche per la ricchezza di testimonianze storiche e architettoniche e culturali. Nel centro storico sorge la Chiesa della Confraternita di Santa Marta, opera dell'architetto alladiese Costanzo Michela, che nel ridotto spazio disponibile per la costruzione ha realizzato un capolavoro di architettura tardo-barocca in stile piemontese. Al di fuori dell'abitato sono presenti una serie di costruzioni religiose tra cui il Santuario della Madonna delle Grazie (i tre Ciochè) altra opera del Michela che sorge alle pendici della collina nella omonima frazione delle Grazie e alta sulla cima dalla pendice di Santa Maria il Santuario della Madonna detta la Rotonda per la tipica forma circolare, la cui fondazione risale all'anno Mille. Sulla piazza prospiciente alla residenza ducale ed a esso collegato da una galleria sorge la Chiesa parrocchiale della Madonna della Neve, opera del Birago di Borgaro. Sempre ad Aglié, vicino al centro, l'antica chiesa parrocchiale di San Gaudenzio, in cui sono sepolti i resti mortali del poeta crepuscolare Guido Gozzano. A pochi minuti dal centro storico, verso la collina di Macugnano c'è Villa Meleto, residenza estiva del poeta che in queste terre trovò profondi motivi di ispirazione. Aglié offre inoltre altri scorci incantevoli come la fuga prospettica degli antichi portici del centro e delle vecchie vie del borgo o il silenzio e il verde del laghetto della Gerbola e delle passeggiate intorno al muro di cinta del Parco.

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L'inventario delle carte della Comunità di Agliè è articolato in tre serie: la prima raccoglie tutta la documentazione fino al Maggio 1800; la seconda comprende il periodo dell'occupazione francese sino al 21 Maggio 1814; la terza, da questa data sino agli atti ancora in corso alla stesura dell'inventario (1991 - Anna Paolino e Franca Porticelli). Tra i documenti più antichi, taluni risalenti al XV sec. , merita una segnalazione la serie di registri censuari e catastali (per esempio il Libro Campagnolo, figurato, redatto nel 1754) e una Mappa del Territorio del 1754 (altra copia è conservata all'Archivo di Stato di Torino - Sez. Riunite), in tela, colorata, di mt. 3,10 x 3,10. formata dal geometra e misuratore Giacomo Schiera "del luogo di Castiglione provincia di Como nello Stato di Milano" essa costituì il punto di riferimento per i successivi registri catastali e Libri Campagnolo. La mappa è attualmente conservata avvolta, protetta da carta velina, su un rullo di legno, dopo essere stata restaurata nel 1990-1991 dal Comune con il contributo della Regione Piemonte - Ass. Cultura, dal restauratore W. Vinai, Legatoria Artigiana in Asti.

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SULL'AMORE - L'amore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (B. Pascal) - L'amore nasce di nulla e muore di tutto (A. Karr) - L'amore rende valoroso anche il codardo (Plutarco) - L'amore non va pronunciato, va dimostrato (Aphoriistikon) - Coloro che vivono d'amore vivono d'eterno (E. Verhaeren) - Amore non è amore se muta quando trova un mutamento (W. Shakespeare) - L'amore è la saggezza dello sciocco e la follia del saggio (S. Johnson9