#186 - 11 marzo 2017
LA STRISCIA KOMIKA - Attenzione, per arrabbiarsi si mettono in moto 65 muscoli! per sorridere solo 16! Fai economia, sorridi!!! - E' chiaro che i tizi che stanno seduti al bar alle 11 del mattino sanno qualcosa su come ci si guadagna da vivere che noi non sappiamo - Ho bisogno di emozioni forti...vado a leggere il mio estratto conto - Beati i vegetariani... che non possono mangiarsi il fegato - L'unico uomo capace di tenere sveglia una donna tutta la notte, porta il pannolino - Come si chiama...quando tutto va bene? Alcool, si chiama alcool! - Oggi la mia vicina ha urlato così forte a suo figlio che dalla paura mi sono messo a sistemare la camera pure io - L'unica che ti aiuta veramente nel momento del bisogno è la carta igienica -
Racconto

Il coraggio di Faustina

di Ruggero Scarponi

E’ il 29 maggio 1703. A Roma, nei pressi del Quirinale. Alcune donne, di cui una giovane, molto avvenente, accompagnata dalla madre, una cameriera e due servitori, si stanno recando a messa nella vicina chiesa del convento di S.Anna.
D’improvviso una voce, un segnale convenuto, da inizio all’azione.
Da una cantonata scattano rapidi alcuni uomini. Circondano le donne e ingaggiano una furibonda rissa con i servitori che le scortano.

Nascosto all’interno di una carrozza, in una vicina stradicciola, un signore aspetta impaziente.
Gli aggressori riescono a isolare la bella giovane dal gruppo, ma non hanno previsto la sua disperata reazione. Ne nasce un parapiglia. Un colpo, forse un pugno, ferisce la ragazza alla fronte.
Ma l’uomo che l’ha cinta alla vita per rapirla deve abbandonare la presa. Ha la faccia segnata da graffi profondi. È una maschera di sangue.
Intanto la rissa ha richiamato gente. Si spalancano finestre, si odono voci allarmate, si chiama al soccorso.
L’azione, che doveva essere rapida e indolore, si sta trasformando in una battaglia dall’esito incerto.
La bella giovane aggredita si è liberata. Qualcuno le offre riparo all’interno di un portone.
Gli assalitori comprendono di aver fallito e si vedono perduti.
Scappano gambe all’aria prima che sia loro preclusa ogni via di fuga.
L’uomo nascosto nella carrozza è sgomento. Non capisce cosa può essersi frapposto al piano meditato da tempo. Poi intimorito dalle grida che giungono dalla via adiacente e dall’afflusso di popolo ordina al cocchiere di allontanarsi rapido da quel luogo.
Ma chi sono i protagonisti di questa vicenda?

La bella giovane che ha rischiato di essere rapita è Faustina Maratti, figlia del pittore Carlo Maratti e di una popolana, Francesca Gommi mentre il giovane signore, nascosto nella carrozza, che ne ha ordinato il rapimento è nientemeno che Giangiorgio Sforza Cesarini, figlio cadetto del feudatario di Genzano.
Ma torniamo a Faustina. Suo padre, Carlo Maratti, è giunto a Roma da Camerano, un piccolo centro delle Marche. Un benemerito ecclesiastico intuisce le sue doti artistiche nel disegno e nella pittura quando è ancora un giovanetto.
Dopo avergli commissionato alcune opere per le chiese locali lo raccomanda nella bottega di Andrea Sacchi, uno dei pittori più apprezzati nella Roma del tempo.
La carriera di Carlo Maratti mette le radici tra Roma e Ancona. Nelle due città il giovane artista si dedica allo studio dei classici come Raffaello e degli innovatori come Tiziano o i Carracci.
La sua capacità di conciliare il gusto classico con quello barocco moderandone gli eccessi formali lo pongono all’attenzione dei grandi mecenati del tempo, primo fra tutti il Papa Alessandro VII, che gli commissiona importanti opere. In breve diviene il Principe dei Pittori assumendo la direzione dell’Accademia di S.Luca.
Carlo Maratti è uomo d’ingegno, libero e aperto alle innovazioni, non solo nella pittura, ma nella cultura in generale. Per questo non si fa scrupolo di educare sua figlia Faustina, secondo metodi inconsueti per il tempo. Esige che riceva un’educazione e un’istruzione che ne assecondino le inclinazioni naturali, senza pregiudizi sessisti. E la giovane acquisisce avida scienza ed arte con particolare predilezione per le lettere e la poesia.
Diviene esperta nella composizione di sonetti alla maniera del Petrarca.
Una donna così, bella, intelligente e imbevuta di una cultura raffinata, suscita sentimenti opposti.
Molti uomini di cultura e letterati di valore intessono con lei fitti carteggi e non mancano di farle visita nella sua residenza romana o a Genzano, dove si trasferisce per lunghi periodi per stare vicina al vecchio genitore.
Altri, invece, come il figlio del feudatario di Genzano, Giangiorgio Sforza Cesarini, nutrono un malsano desiderio di sopraffazione.

Una donna che tiene testa agli uomini nelle dispute dotte! Che Dio ci salvi!
E’anche molto Bella. Una provocazione intollerabile.
Il nobile rampollo prova dapprincipio a corteggiarla in tutti i modi ma essendone inesorabilmente respinto matura il progetto del rapimento.
Tuttavia gli ideali umanistici della dignità e della libertà su cui si è formata Faustina, le impediscono di cedere senza lottare alla prepotenza e alla cupidigia, sia pure di un uomo ricco e potente.
Il coraggio di Faustina è proprio nell’affermare questi principi, validi sia per gli uomini che per le donne, senza distinzione.
Dopo l’ episodio del fallito rapimento, che avrà anche uno strascico giudiziario con l’esemplare condanna dello Sforza Cesarini, Faustina Maratti diviene una sorta di eroina, celebrata in tutta Italia e vede spalancarsi le porte dell’Accademia dell’Arcadia per esserne accolta col nome di Aglauro Cidonia.
In seguito, sposerà un poeta, membro dell’Accademia, tale Giambattista Felice Zappi, con lui vivrà felice per molti anni. Insieme firmeranno e daranno alle stampe un Canzoniere ritenuto dalla critica letteraria opera di grande finezza stilistica e poetica.

Ciò che colpisce nella vita di questa donna è la tenacia e la determinazione con le quali ha tenuto fede alle proprie convinzioni. Un esempio, ancora oggi, nonostante una sovrabbondante legislazione sia stata promulgata a tutela delle fondamentali libertà civili, a dimostrazione che non esiste crescita umana, senza un’ individuale, coraggiosa, presa di coscienza .

Una pietra può tornire una pietra se la muove la mano dell'amore (H. von Hofmaansthal) - L'amore è la più saggia delle follie (W: Shakespeare) - Colui che è contento di se stesso, ama l'umanità (L: Pirandello) - Non si è perduto niente se ci resta l'amore (Parafrasando F: Voltaire) - Non c'è amore sprecato (M: de Servantes) - Ama e fa ciò che vuoi (Sant'Agostino) - Si vive solo il tempo in cui si ama (C.A. Helvetius)