#184 - 18 febbraio 2017
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Arte

Galleria Mucciaccia - Roma

L'io della pittura è il disegno

Uno sguardo sulla poetica di Valerio Adami

di Luigi Capano

Parliamo dell’ampia mostra antologica dedicata a Valerio Adami (Bologna, 1935), allievo di Achille Funi all’Accademia di Brera e attivo da cinquant’anni sulla scena internazionale.

L’internazionalità – per così dire – è un connotato peculiare della sua biografia: vive tra Parigi, Montecarlo e Meina.
Viaggia spesso e a lungo: a New York, a Londra, a Tokyo, in India, in Scandinavia, in Israele, in Messico…di lui scrivono Octavio Paz, Jacques Derrida, Italo Calvino, Antonio Tabucchi Michel Onfray (come documentato dall’elegante e ricco catalogo a corredo dell’esposizione)…frequenta Oskar Kokoscha, Sebastian Matta, Francis Bacon…sue opere sono presenti nelle collezioni del Centre Georges Pompidou a Parigi, del Museo d’Arte Moderna di Roma, del Museum of Modern Art di Pittsburg. Metafisiche e metamorfosi - questo il nome della rassegna (dal 20 gennaio al 26 febbraio, Roma) - comprende tre mostre parallele, curate da Lea Mattarella, in tre differenti spazi espositivi: la Galleria Mucciaccia (largo della Fontanella Borghese) la Galleria Andrè (Via Giulia), l’Accademia d’Ungheria (Via Giulia).

L'io della pittura è il disegnoL'io della pittura è il disegno

Di primo acchito si sarebbe tentati di ascriverla al filone pop americano cui l’avvicina il gusto per la saturazione del colore e per la surrealtà quasi fumettistica del soggetto. Ma Adami non ignora la lezione di De Chirico e di Savinio.
Guardate i protagonisti dei suoi acrilici e, ancor prima, dei suoi disegni perché a fondamento, anche cronologico, della sua poetica c’è il disegno…L’io della pittura è il disegno suole ripetere: questi, dicevo, hanno il sembiante di automi meccanici o di burattini dagli incastri accentuati dal tratto nero del pennello.
A momenti – questa è l’impressione – si direbbero il riflesso deformato di una vetrata gotica nell’improvviso baluginare di un miraggio…E poi quel vigoroso sentimento del colore - dalle vaste campiture compatte- che tutto abbraccia e compenetra senza soluzione di continuità: lo spazio, i corpi, le cose.

L'io della pittura è il disegnoL'io della pittura è il disegno

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