#170 - 22 ottobre 2016
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte di venerdi 3 agosto, quando lascerà il posto al numero 224. BUONA LETTURA A TUTTI - ORA, PER VOI AMANTI DEGLI ANIMALI : E' una gran vergogna spargere il sangue e divorare le belle membra di animai ai quali è stata tolta violentemente la vita (Empedocle) - La caccia, se non è per la sopravvivenza, è una forma di guerra (J. W. von Goethe) - L'uomo si differenzia dagli animali perchè è assassino ( E. Fromm) - Torturare un toro per il piacere, per divertimento, è molto più che torturare un animale, è torturare una coscienza ( V. Hugo) - Un gatto non dormirebbe mai sopra un livbro mediocre (H. Weiss) - Il cane è la virtù che, non pogtendo farsi uomo, s'è fatta bestia (V. Hugo) - Se raccoglierete un cane affamato e lo nutrirete non vi morderà, ecco la differenza tra l'uomo e il cane (M. Twain) -
Arte

Istituto Cervantes in collaborazione con l’Ambasciata dell’Ecuador in Italia

Jorge Chalco

El paraíso del los contrastes - il sogno amazzonico

di Luigi Capano

Jorge Chalco

E’ un venerdì di fine settembre. Piazza Navona, a Roma, oggi come sempre, è tutto un brulicare di turisti variopinti dagli sguardi allegramente saettanti, di passanti frettolosi, di coppiette allacciate, di ambulanti di ogni risma.
La pioggia recente ha dato nuova luce al quadro barocco ritmato dalle tre rumorose fontane e concluso, sullo sfondo, dall’imponente chiesa di Sant’Agnese in Agone che, con la sua pacata ondulazione borrominiana, dardeggia candidi bagliori di marmo sulla vetriera diafana del prospiciente Istituto Cervantes, istituzione internazionale nata con il proposito di diffondere nel mondo la cultura dei paesi di lingua ispanica e che proprio nella celebre piazza romana ha aperto, ormai da qualche decennio, una prestigiosa sede espositiva.

Jorge Chalco

Di scorcio, una figura dai tratti meticci, a momenti assorta nella lettura, sogguarda di là dai vetri quella confusa, vociante animazione.
Nella galleria è in corso la mostra El paraíso del los contrastes dell’ecuadoriano Jorge Chalco (Cuenca, 1950) pittore, disegnatore e muralista, attivo sul proscenio dell’arte da oltre quarant’anni.
Eccomi all’interno, davanti ai quadri dell’artista cuencano che subito mi investono con un profluvio di colori e di forme.
Viene da pensare che uno di quei bagliori di marmo barocco, rifratto dalla vetriera in un irreale viraggio diacronico verso più lontane latitudini, abbia ineffabilmente proiettato quei toni forti, accesi e apparentemente dissonanti, quei folti viluppi di forme embricanti: siamo nel paraíso del los contrastes appunto.

Jorge Chalco

Appena messo piede nella seconda sala, mi viene incontro sorridente un signore dai modi cordiali: è la figura dai tratti meticci poc’anzi intravista, Jorge Chalco in persona.
Superato qualche timido impaccio linguistico, gli chiedo spiegazioni sul senso della mostra.
L’Amazzonia, la più grande foresta del mondo, sta morendo – mi dice – e con questa iniziativa ho voluto dare un contributo di sensibilità: è un dramma che sta ormai diventando tragedia… Dopo Roma sarò a Parigi… Da dove trae la sua fonte di ispirazione artistica, quali sono i suoi maestri? chiedo.
Amo soprattutto la grande arte europea, Rembrandt, Picasso…avrei detto piuttosto il Doganiere con la sua studiata ingenuità, oppure il nutrito filone indigenista così diffuso in America Latina, per quel gusto del colore pastoso e per quella marcata impronta di denuncia sociale che connota, anche dalle nostre parti, l’azione pittorica di certi muralisti metropolitani…
Ad una mia domanda provocata dalla presenza, di tanto in tanto, nel folto di un bosco variopinto, di figure dall’aspetto ieratico o di certi strani simboli che potrebbero far pensare ad una dotta incursione teosofica, accenna di sfuggita al suo interesse per le filosofie orientali ed ai suoi regolari viaggi in India.

Jorge Chalco

C’è qualcosa di irreale nell’immagine della natura proposta dal pittore ecuadoriano, qualcosa come la distanza ineliminabile di un sogno. Si tratta forse di un retaggio atavico del suo sangue indio, di un recupero, forse voluto o forse inconsapevole, di quel mondo onirico caro alla tradizionale cultura sciamanica? Ovvero dell’ennesimo indizio di quella cronica scissione tra l’uomo e la natura, proiezione illusoria di una più intima frattura interiore che fa dell’inquietudine esistenziale una categoria antropologica?
Mi congedo dall’artista, portando con me, tra la folla, questa pensosa e lambiccante domanda.

Jorge Chalco

                              info    stampa@ecuador.it
PROVERBI ROMANESCHI - Rigalà èmmorto, Donato sta ppe' morì, Tranquillo se lo so n'groppato e Pazienza sta ar gabbio - La farfalla tanto gira al lume finchè s'abbrucia l'ale - Er gobbo vede la gobba dell'antri gobbi ma nun riesce a trovasse la sua - Oro e argento in core, mànneno a spasso fede, speranza e amore - Cent'anni de pianti nun pagheno un sordo de debiti - Qanno te sveji cò quattro palle, er nemico è alle spalle - Non sputà in cèlo che te ricasca 'n bocca! - Mejo puzzà de vino che d'acqua santa -