#104 - 15 settembre 2014
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Cinema

"Colpa delle stelle"...

...E dell'ultima parte del film

di Giada Gentili

Per noi appassionati di storie d’amore drammatiche, a partire da “Love Story”, “Sweet November”, “Autumn in New York” e tutti i mesi a seguire, “Colpa delle Stelle” è l’ennesima mazzata allo stomaco.Tratto dal bestseller di John Green il film ha tentato di riportare sul grande schermo tutto l’acume presente nel libro della protagonista, Hazel Grace Lancaster, la fragilità della vita, le troppe sofferenze che trascina con sé la Malattia. Ci riesce: in sala praticamente già ai titoli di testa si sentivano più i singhiozzi del ruminare dei pop-corn. Le difficoltà del trasportare in immagini le pagine di un romanzo, emergono in “Colpa delle stelle” più che in molte altre opere cinematografiche. Per sostenere le sfumature delle parole, gli sceneggiatori hanno fatto ricorso (oltre che ai dialoghi) alla narrazione in prima persona della protagonista che accompagna lo spettatore in maniera forse, a volte, troppo didascalica.

Gli attori protagonisti del film (Shailene Woodley e Ansel Elgort) sono comunque nettamente superiori a Mandy Moore e Shane West de “I passi dell’amore”, che con le loro facce serene e gli sguardi spensierati facevano sembrare il cancro un picnic con le amiche. Hazel e Gus ti trascinano nel loro mondo di stelle, champagne e nell’innamoramento onesto…Quello uguale al sonno che arriva “piano piano e poi profondamente”. La polvere magica di Trilly sull'opera la sparge Willem Dafoe che dona a questo film (come in “Nymphomaniac” o “Spiderman”) quel senso di credibilità e crudeltà in più, interpretando il distrutto scrittore Peter Van Houten.

Il merito del blockbuster sono le stelle della coppia protagonista, la colpa è il tono da angoscia e disperazione degli ultimi 40 minuti abbondanti. Pecca tutta italiana il doppiaggio: la fisionomia di Frannie Lancaster (mamma di Hazel) si presta davvero poco alla trillante voce di Monica Ward. Tirando le somme comunque se “il problema del dolore è che esige di essere vissuto” come afferma Hazel Grace, il problema di “Colpa di stelle” è che esige un barzelletta di Totti all’uscita dalla sala, per non finire in un angolo della strada in un fiume di lacrime.

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