#199 - 18 agosto 2017
AAAAA ATTENZIONE - Amici lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di venerdi1 luglio, quando lascerà  il posto al numero 310. BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più¹ importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Humour (non sempre) per riflettere

Tempi...Moderni?

Poker

di Giuseppe Sanchioni

Ormai consideriamo normale il fatto che i vari rappresentanti della nostra classe dirigente nel tentativo di lasciare un qualche segno del loro, in genere veloce, passaggio propongano soluzioni originali.
Prendiamo la scuola. Dall’esame di maturità di un tempo su due sole materie, una a scelta del candidato ed una a scelta della commissione, si è passati all’esame con la tesina su tutte le materie e poi alla prova scritta dell’articolo col saggio breve. Tutto questo nel frattempo che si toglievano e poi si rimettevano gli esami di riparazione.
Ma non finisce qui. Proseguendo negli studi si trovavano le lauree del vecchio ordinamento, poi le lauree normali a cinque anni e quelle brevi a tre anni. Infine le lauree in due tempi a tre anni più due con due tesi.
Naturalmente tutto questo senza risultati rilevanti in termini culturali.

Errare è umano e perseverare è diabolico. E quest’estate, forse complice il caldo e l’afa che a Roma hanno colpito senza pietà, si è perseverato decidendo di cominciare la sperimentazione delle scuole superiori con la durata di quattro anni. Un poker d’anni e poi la maturità. Anzi un poker danni, senza apostrofo, e poi l’esame di Stato, come si chiama ora.
Forse volevano essere del tutto originali ma ci corre l’obbligo di avvisarli che altri ci avevano già pensato e quindi sono stati battuti di gran lunga e da quel tempo.
Basta sfogliare un qualunque giornale per trovare la pubblicità di scuole private che assicurano quattro anni in uno e poi ti presenti direttamente all’esame.

Ma come, già con la scuola superiore a cinque anni i ragazzi non hanno né il bagaglio culturale per cavarsela tutti i giorni né la preparazione per tentare un lavoro qualunque che vada oltre consegnare le pizze e l’unica cosa che rimane loro è partecipare a qualche quiz televisivo.
Ma anche lì, mentre sanno tutto sulle ultime dieci edizioni del Grande Fratello si sbracano subito come si avventurano nella storia di uno qualsiasi degli ultimi diecimila anni o nella geografia di un continente qualunque.
Non sarà che il problema è rappresentato, in ordine di apparizione, dai programmi, dalle strutture e forse anche dagli insegnanti?

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