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Alberi e animali

Olmo

di Federica Fasciolo


   

Forte e resistente, compatto e duraturo, in tempi lontanissimi l’uomo se ne serviva per costuire solide palafitte, a supporto delle abitazioni che necessariamente dovevano rimanere protette dagli animali.

Più tardi, con il sigillo di Shakespeare nella “Commedia degli equivoci”: “Tu sei un Olmo, marito mio, io la Vite”, il mondo contadino uso l’albero come sostegno della vite che oggi ne è rimasta priva, costretta ad abbracciarsi coi fragili rami ad supporti di legno, cemento o fildiferro, così relegando l’Olmo ad una vita da single.

Un tempo in Francia i signori dei borghi feudali usavano amministrare la giustizia sotto un olmo, che non mancava mai davanti all’ingresso dei loro manieri. Anche in questo caso ci viene incontro l’”Inno alla Francia” di Andrea Chènier, il poeta dal tragico destino, ghigliottinato durante la Rivoluzione. Lo stesso ricorda come al tempo nacque – e ancora è usato – il temine “aspettami sotto l’olmo” come presagio di punizione o, al contrario, pronunciato dai possibili condannati che all’appuntamento non sarebbero andati così beffandosi di giudici e Giustizia ed evitare condanne e sanzioni.

   

Ma non solo per i Francesi l’olmo ha rappresentato luogo di appuntamento e di incontro: Anche l’America, agli albori della sua storia moderna usava i solitari olmi che punteggiavano le infinite praterie per sostare al fresco con le loro carovane e rifocillarsi dei lunghi, difficili, perigliosi viaggi.

Si perché gli indiani non vedevano di buon occhio avvicinarsi i bianchi conquistatori dei territori ritenuti per loro sacri, e li inseguivano con rabbia e vendetta distruttrice. Ciò, almeno, fino a quando fu fatta la pace e siglato il primo accordo con il pastore Anglicano William Penn, appunto, sotto l’ombra di un olmo.

Il luogo prese il nome da quella circostanza e oggi si chiama Pennsylvania; e ancora un aneddoto ricorda che a Kennebunk, una località del Maine, esiste ancora un gigantesco esemplare d’olmo sotto il quale si riposò il mitico generale Lafayette durante la guerra d’indipendenza.

   

Non è da meno la notizia che ci viene dall’oriente. Per gli antichi Aino , popolazione bianca dell’isola di Hokkaido, nell’arcipelago giapponese, l’olmo è il primo albero ad apparire sulla terra per donare all’uomo il fuoco: infatti, se strofinate, le sue radici secche producono scintille.

Dono degli Dei, che si appaia anche alle vesti realizzate con le fibre interne, i copricapo con le fibre esterne…e poi le foglie per nutrire gli animali e i frutti per l’uomo…senza contare l’utile legno.

Un’ultima nota, con il suo portamento eretto, la chioma allungata, l’olmo si mette in linea con la moda letteraria dei nostri giorni: le sue foglie ovali seghettate e appuntite, prima di cadere, trascolorano in “in cento sfumature di giallo”.


Ti auguro la felicità di fare quello che fai nel migliore dei modi. Di correre il rischio di tentare, di correre il rischio di donare, di correre il rischio di amare (Pam Brown) - L’uomo rimane importante non pertchè lascia qualcosa di sé, ma perché agisce e gode, e induce gli altri ad agire e godere (Goethe) - Non saltando, ma a lenti passi si superano le montagne (San Gregorio Magno) - L’aquila vola sola, i corvi a schiera; lo sciocco ha bisogno di compagnia, il saggio di solitudine (Johann Ruckert) - non c’è gioia nel possesso di un bene se non viene condiviso (Seneca)