f

arte

Premio Artivisive San Fedele 2012/2013

“E quindi uscimmo a riveder le stelle” – l’approdo

Si inaugura il 22 maggio presso la Galleria San Fedele di Milano la mostra “E quindi uscimmo a riveder le stelle” a cura di Andrea Dall’Asta SJ e Daniele Astrologo, Ilaria Bignotti, Chiara Canali, Matteo Galbiati, Chiara Gatti, Massimo Marchetti, Kevin Mc Manus, Michele Tavola.

Gli artisti in mostra fino al 6 luglio sono: Afran , Francesco Arecco, auroraMeccanica, Claudia Caldara, Maurizio Cogliandro, Massimiliano Gatti, Gaspare, Isabella Mara, Alessandro Mason, Fabio Romano, Mario Scudeletti, Serena Zanardi

Catalogo in Galleria con testi di
Daniele Astrologo, Ilaria Bignotti, Chiara Canali, Andrea Dall’Asta S.I., Matteo Galbiati, Chiara Gatti, Massimo Marchetti, Kevin McManus, Michele Tavola
conferenze di
Adriano Guarnieri, Giovanni Chiaramonte, Silvano Petrosino, Roberto del Riccio SJ
organizzazione mostra e redazione catalogo
M.Chiara Cardini
allestimento
Umberto Dirai
progetto grafico
Donatello Occhibianco
organizzazione stampa
Augusto Papini - M.Chiara Cardini sanfedelearte@sanfedele.net

Durante l’inaugurazione della mostra saranno premiati i vincitori - Primi tre artisti classificati:
1) Serena Zanardi - 2) ex equo Isabella Mara, Mario Scudeletti - 3) Alessandro Mason

Premio Paolo Rigamonti 2012/13 Francesco Arecco

Menzione Speciale dei curatori-tutors Massimiliano Gatti, Gaspare

Sul significato della mostra e sulle opere esposte così si esprime Andrea Dall’Asta, direttore della Galleria San Fedele:

Con Senza Titolo, Mario Scudeletti presenta una sedia e un banco, il cui piano opaco ha una lunghezza inusuale che si sviluppa verso l’alto. Quale è la meta? La condizione umana – suggerisce il giovane autore - non può fare a meno di sollevare il proprio sguardo verso l’alto. Certo, il banco è simbolo di quell’apprendere umano che non si compie mai una volta per tutte. È un compito infinito. Tuttavia, il banco non costituisce l’approdo, ma indica semplicemente la direzione verso la quale contemplare la meta della vita, per potersene meravigliare: le stelle. Con Brancusi alla radio, Alessandro Mason ci trasporta in uno scenario in cui il mare diventa protagonista. Anche se come memoria. Il giovane autore concepisce una “macchina”, costituita da uno stelo verticale in metallo con due “pale”. Sono elementi orizzontali in azione collocati nel mare e sono composti da un sistema di lame costantemente sollecitate da acqua e aria. Sono dunque continuamente oscillanti, ruotanti, vibranti. L’approdo è il raggiungere un equilibrio perché poi la macchina, portata in uno spazio espositivo, riveli sulla propria “pelle” le tracce del tempo. Una storia è così raccontata attraverso segni, ossidazioni, incrostazioni saline. E come un reperto, suggerisce quei paesaggi “vissuti” nella mente di chi la osserva.

   

Mario Scudeletti | Alessandro Mason

Molto diversa è l’intuizione di Francesco Arecco che presenta una scultura in legno dal titolo ‘Omphalos (ombelico). Su suggestione degli antichi ‘omphaloi conservati a Delfi - uno era di epoca classica, l’altro del periodo ellenistico - attraverso una serie di lame di legno di pioppo e abete rosso di risonanza, costruisce un ombelico, punto di arrivo e al tempo stesso di partenza, in quanto segna l’inizio della vita autonoma del bambino. Al tempo stesso, Arecco allude al bocciolo di un fiore, che sta per aprirsi. Nella sua forma pressoché sferica simboleggia un modello dell’universo. E la sua forma ricorda una cassa armonica da cui risuona il fruscio dei movimenti del cosmo.

Con Lampedusa o dell’esteso deserto, Massimiliano Gatti ci riporta agli sbarchi di immigrati a Lampedusa. Tuttavia, le sue foto non ritraggono “persone”, quanto piuttosto i loro oggetti personali che, persi durante l’approdo, il mare ha raccolto e restituito. Una teiera, un bicchiere da te, un pezzo di stoffa… Sono piccoli oggetti che tuttavia sprigionano un alto valore simbolico, in quanto ridanno dignità ai loro possessori. Immersi in uno sfondo bianco, quasi che il giovane artista abbia cercato di mettersi il più possibile da parte, pongono interrogativi sulle persone che non hanno potuto riprenderli con sé. Dove sono? Quale approdo avranno raggiunto? Saranno sopravvissuti? Ben diverso è il lavoro di Gaspare che, con Untitled (Library) 2013, presenta 100 fotografie istantanee che ritraggono una “distesa di cenere” ottenuta dopo aver bruciato 100 libri della sua biblioteca. Se per il giovane autore distruggere è ricreare, l’opera sembra non condurci ad alcun approdo, quanto suggerirci un continuo ripetersi delle vicende del mondo, in una ciclicità che non conosce sosta.

Molto interessante è poi il lavoro di Maurizio Cogliandro che presenta un libro d’artista, Tree. Attraverso una serie di 14 fotografie di un bosco, siamo accompagnati in un viaggio verso una luce che tutto dissolve, in un bagliore metafisico. Ironica e divertente è la performance L’Approdo di un giovane di origine africana, Afran che, continuando a dipingere e ridipingere sulla stessa tela soggetti sempre nuovi, evoca un approdo intriso di sensazioni di inutilità, di vuoto, proprio quando si è giunti alla meta. Se Fabio Romano con Fallout propone un’installazione costituita dal depositarsi delle polveri sulle strutture di oggetti trovati, componendo delle micro città distrutte da eventi naturali o dalla mano dell’uomo – l’approdo è qui forse un annientamento totale della vita? – il gruppo Aurora Meccanica, con Esigue dipendenze, indaga sul rapporto tra immagine e pubblico. Toccando l’acqua contenuta in una vaschetta lo spettatore crea una rielaborazione digitale proiettata sul muro. L’approdo diventa qui la possibilità di creare infinite immagini in relazione tra loro. Infine, Claudia Caldara per l’installazione Alla luce del giorno fotografa una villa abbandonata nei campi pugliesi e la proietta nel cuore della notte in luoghi di passaggio frequentati prima che sorga il sole, come stazioni ferroviarie. L’immagine scompare con la luce del giorno. Si perde nella luce. È forse anche questo un modo per indicare un approdo?

Andrea Dall’Asta SJ Direttore Galleria San Fedele


Ti auguro la felicità di fare quello che fai nel migliore dei modi. Di correre il rischio di tentare, di correre il rischio di donare, di correre il rischio di amare (Pam Brown) - L’uomo rimane importante non pertchè lascia qualcosa di sé, ma perché agisce e gode, e induce gli altri ad agire e godere (Goethe) - Non saltando, ma a lenti passi si superano le montagne (San Gregorio Magno) - L’aquila vola sola, i corvi a schiera; lo sciocco ha bisogno di compagnia, il saggio di solitudine (Johann Ruckert) - non c’è gioia nel possesso di un bene se non viene condiviso (Seneca)