#131 - 15 giugno 2015
AAAATTENZIONE - CARA AMICI LETTORI, DA QUESTO NUMERO IL GIORNALE DIVENTA MENSILE. LE NUOVE USCITE SARAN- NO AL PRIMO GIORNO DI OGNI MESE. iL NUOVO NUMERO 353 SARA' IN RETE IL GIORNO 1 lUGLIO. BUONA LETTURA A TUTTI. Ora per voi : AMICI DEGLI ANIMALI - Vivisezione: Nessuno scopo cos alto da giustificare metodi cos indegni (A. Einstein) - Grandezza morale e progresso di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali (Gandhi) - La compassione e l'empatia per il pi piccolo degli animali una delle pi nobili virt che un uomo possa avere (C. Darwin) - Fintanto che l'uomo continuer a massacrare gli animali non conoscer ne salute, ne pace (Pitagora) - Tra tutti gli animali l'uomo il pi crudele. E' l'unico ad infliggere dolore per il piacere di farlo (M Twain) - A forza di sterminare animali si capito che anche sopprimere uomini non richiedeva grande sforzo ( E.da Rotterdam) . -
Iniziative

Nuovi itinerari ogni anno

Camminare per la pace

John Mpaliza,

Messaggio di riflessione per gli uomini

John Mpaliza,John Mpaliza,

Non ho nulla, ma ho due gambe e posso usare quelle”. John Mpaliza, un giovane ingegnere informatico, cittadino italiano, residente a Reggio Emilia ma di origine congolese, riassume così quella che lui ama definire la sua “missione”. “Posso dire che vivo di provvidenza, tanta ospitalità, sostegno. Ho lasciato la casa, ho regalato la macchina, ma io sono comunque ricchissimo anche se mi sono rimasti pochissimi soldi in tasca”.

John Mpaliza,John Mpaliza,

John Mpaliza,John Mpaliza,

Sembra per certi versi la storia di San Francesco, attualizzata nel Terzo Millennio, scrive Alvise Onorati nel raccontarci questa storia.
Dal 2010 ogni estate John lascia tutto e si cimenta in una marcia di sensibilizzazione per denunciare il dramma silenzioso e ignorato che vive il suo popolo dal lontano 1996 in particolare per lo sfruttamento del coltan, un minerale la cui estrazione e vendita è alla base della terribile guerra che ha insanguinato la Repubblica Democratica del Congo: guerra economica, che sembra avere poco a che fare con una lotta etnica “orchestrata” dalle multinazionali dell’hi-tech, che ha fatto più di 6 milioni di morti (e altrettanti profughi), nel pieno silenzio delle istituzioni internazionali. Il tutto è sfociato in un genocidio, nel decennio tra il 1993 ed il 2003.

John Mpaliza,John Mpaliza,

John Mpaliza,John Mpaliza,

John nasce in Congo a Bukavu 46 anni fa, cresce in una tipica famiglia africana con tanti fratelli e sorelle: si trasferisce a Kinshasa, studia dai Gesuiti prendendo nell’89 la maturità scientifica per poi iscriversi a ingegneria politecnica. Sotto la dittatura di Mobutu, per questioni politiche lascia il suo Paese a 21 anni: si ferma un anno in Algeria per poi viaggiare in Europa, e infine si stabilisce in Italia dove a Parma riprende gli studi laureandosi in Ingegneria Informatica. Per 12 anni lavora come informatico fino a quando nel 2014 decide di licenziarsi per vivere a pieno la sua vocazione di “ambasciatore della pace”.

John Mpaliza,John Mpaliza,

Dopo un suo ritorno a Kinshaha infatti, dove la presenza di una missione Onu per la pace non è stata in grado di porre fine al conflitto, nel 2009 John rimane folgorato e intuisce che non è più il momento di dormire. Da allora vive per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale.
Così nasce l’idea del cammino: viaggiare a piedi con lo scopo di raggiungere il maggior numero di persone. L’ultima delle sue marce, che lo hanno portato anche a Santiago, Roma e Bruxelles, è stato il cammino Reggio Emilia – Reggio Calabria partito il 20 Luglio 2014. Ha raggiunto anche Strasburgo dove è stato ricevuto da una delegazione di parlamentari, ma questo non ha portato comunque a nessun risvolto decisivo: l’Europa continua ad osservare in silenzio-assenso lo scenario congolese. Uno schiaffo delle multinazionali che col loro potere cercano di silenziare qualunque tipo di “opposizione”.

E’ stato cosi forte l’impatto con la tragica realtà del suo Paese che per raggiungere il suo obiettivo non bada alla sofferenza fisica, morale e psicologica, perché camminare comporta anche questo: il caldo o il freddo, la stanchezza, l’essere senza soldi non lo fermano. Spesso si trova a piangere da solo. Pensare alle persone che lo aspettano però, per ricevere un messaggio di pace, è la molla che gli permette di fare decine di chilometri al giorno “come un matto”: spiegare che davanti alle guerre, alle carestie e alle ingiustizie il mondo non è condannato.
“Sono convinto che proprio grazie alla ricerca della pace, si possa arrivare ad un mondo caratterizzato da una maggiore giustizia sociale.”

John Mpaliza,John Mpaliza,

Spesso si ferma nelle scuole o li dove lo accolgono, e rende con forza e franchezza, insieme all’immancabile chitarra, la sua testimonianza cercando di scuotere le coscienze soprattutto dei giovani, sperando anche che qualcuno ascoltandolo rimanga con un “sano” senso di colpa. Mostra loro cosa c’è dietro i cellulari, il coltan appunto, il minerale leggero radioattivo che serve per una migliore gestione della corrente nei dispositivi elettronici: ai ragazzi propone un uso responsabile dei cellulari basato sulle tre “R”: riusare, riparare, riciclare.
“Il Buon dio è stato troppo generoso con la mia terra – dice Mpaliza – siamo ricchi da morire, questa è la nostra disgrazia, questo è quanto le multinazionali vanno a cercare, e quando non possono ottenerlo creano guerre economiche. Il coltan viene rivenduto a peso d’oro, 600 dollari al chilo in Europa contro pochi centesimi, massimo un euro al chilo, pagati dalle multinazionali.” L’80% di questo oro si trova proprio in Congo".

“E’ stato dimostrato che le multinazionali che realizzano i cellulari spendono parte dei loro proventi per continuare a finanziare i gruppi ribelli, in sostanza per rubare questo minerale”.

John Mpaliza,John Mpaliza,

Realtà di cui John si accorge proprio nel 2009 quando torna nel suo Paese: il padre morto in guerra, la sorella dispersa e la madre “spera” sia morta pur di non soffrire le terribili atrocità che le donne subiscono durante i conflitti.
Ecco che il suo spendere la vita per la pace è frutto di una reale esperienza di morte e sofferenza che lo ha toccato nel profondo di sé, cosi da cambiargli profondamente la vita: “Ho trovato uno scenario infernale: nonostante la presenza dei caschi blu e della missione Onu per la pace”. Nel 1991 la società civile si mobilita, ma Mobutu dà l’ordine di sparare uccidendo migliaia di studenti nelle tre università del Paese, lui rischia ma si salva, e riesce ad andar via. In Italia si laurea mette radici in Emilia lavorando, ma dopo il viaggio nella sua terra qualcosa è cambiato dentro di lui, e in qualche modo lo “tormenta”: “Ho provato a scrivere della situazione congolese a vari giornali ma non ho trovato spazio” – decide allora di metterci la faccia, il corpo, oltre al cuore e le gambe –. “Mi sono trovato ad un bivio, dovevo cambiare non ce la facevo più a sostenere tutto. Come dice un proverbio africano, “il cane ha quattro zampe, ma non prende due strade alla volta”.

John Mpaliza,John Mpaliza,

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