L'iniziativa del Diario di Conoscenda 2026 - Edizioni Conoscenza
viene presentato ogni mese - testi e grafiche - sul nostro giornale
Conoscenda


Leggere per sentire
Leggere significa entrare in una storia, diventarne partecipi, vivere le situazioni dei personaggi e provare ciò che essi provano, in altre parole, sviluppare empatia.
David Goleman, tra i massimi esperti di intelligenza emotiva, sostiene da sempre che «leggere narrativa rende empatici, insegna a riconoscere e vivere le emozioni, mette nelle scarpe degli altri».
Se leggere è educare alle emozioni, allora quando si promuove la lettura si fa anche educazione emotiva.
Ma ci sono letture e letture.
Le buone storie sono quelle che non pretendono di trasmettere o insegnare valori, ma aiutano a pensarli e più che parlare di emozioni permettono di viverle.
Le buone storie non sono scontate, prevedibili e chiuse, ma aprono al pensiero. Sono storie che raccontano una vicenda in modo incompleto e inatteso e che, proprio per questo, obbligano il lettore a immaginare quello che il testo non dice e a dare un senso alla narrazione, soprattutto al comportamento dei personaggi, attingendo al proprio vissuto, integrando lettura e vita.
Sono storie che spingono chi legge a interrogarsi sugli stati mentali interni dei personaggi, a fantasticare su cosa avrebbero potuto fare di diverso da quello che lo scrittore ha deciso, a «essere creativi».
Le cattive storie, quelle “costruite” a tema e su commissione, quelle che mancano di ispirazione e originalità, si capiscono subito e si dimenticano presto. Le buone storie, invece, colpiscono anche se non si sa subito bene perché, creano domande e dubbi, non danno conferme, non nell’immediato almeno, ma riemergono e si comprendono nel tempo e per apprezzarle veramente è necessaria una lettura attenta e profonda, diversa dalla lettura superficiale cui si tende ai giorni nostri.
«I libri sono specchi: riflettono ciò che siamo».
Carlos Ruiz Zafón
«Quando leggi un libro, non stai solo leggendo parole. Stai entrando in un altro mondo, cercando di sentire quello che sentono gli altri, di capire ciò che loro capiscono».
Haruki Murakami
«Sapere che si ha qualcosa di bello da leggere prima di coricarsi è una delle sensazioni più piacevoli della vita».
Vladimir Nabokov
«È corretto, allora, considerare la lettura come educazione alle emozioni perché leggendo si sperimenta ciò che potrebbe essere reale e si possono approvare le reazioni dei personaggi, si può dissentire, si può immedesimarsi. Spesso capita di trovarsi in una situazione e ricordare una storia che descrive una circostanza simile, oppure, viceversa, si riconoscono nelle storie momenti della propria vita vissuta.
Questo perché le storie “lavorano dentro”, entrano nel bagaglio con cui il lettore affronta il mondo e sono pronte a emergere quando è il momento giusto, fornendo quell’esperienza indiretta che aiuta.
Attraverso le storie si riescono a capire delle cose anche a distanza di tempo, quando il “letto” in un dato momento, riflette il “vissuto” tempo dopo, o vi-ceversa».
Elisabetta Vanzetta, Il Pepeverde, n.4 -2019
