#384 - 1 ottobre 2026
AAAAA ATTENZIONE questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte del 15 ottobre quando lascerà il posto al numero 385. - BUONA LETTURA - ORA ANTICA SAGGEZZA - Gli angeli lo chiamano piacere divino, i demoni sofferenza infernale, gli uomini amore. (H.Heine) - Pazzia d'amore? Pleonasmo! L'amore è già  in se una pazzia (H.Haine) - Nel bacio d'amore risiede il paradiso terrestre (Lord Byron) - Quando si comincia ad amare si inizia a vivere (M. de Scudery) - L'amore è la poesia dei sensi ( H. De Balzac) - Quando il potere dell'amore supererà  l'amore per il potere, sia avrà  la pace (J. Hendrix)
Arte

poli

Caruso Qui dove il mare luccica e tira forte il vento Su una vecchia terrazza davanti al golfo du Surriento Un uomo abbraccia una ragazza dopo che aveva pianto Poi si schiarisce la voce e ricomincia il canto Te voglio bene assaje ma tanto tanto bene sai E' una catena ormai che scioglie il sangue dint' 'e 'vvene sai Vide le luci in mezzo al mare pensò alle notti là in America Ma erano solo le lampare nella bianca scia di un' elica Sentì il dolore della musica si alzò dal pianoforte Ma quando vide la luna uscire da una nuvola Gli sembrò più dolce anche la morte Guardò negli occhi la ragazza quegli occhi verdi come il mare affogare Poi d'improvviso uscì una lacrima e lui credette di Te voglio bene assaje ma tanto tanto bene sai E' una catena ormai che scioglie il sangue dint' e 'vvene sai Potenza della lirica dove ogni dramma è un fais Con un po di trucco e con la mimica puoi diver altro Ma due occhi che ti guardano così vicini e veri Ti fan scordare le parole confondono i pensieri Così diventa tutto piccolo anche le notti là in An Ti volti e vedi la tua vita come la scia di un' elica Ma sì è la vita che finisce ma lui non ci pensò po Anzi si sentiva già felice e ricominciò il suo cante Te voglio bene assaje ma tanto tanto bene sai È una catena ormai che scioglie il sangue dint' '€ sai Te voglio bene assaje ma tanto tanto bene sai È una catena ormai che scioglie il sangue dint' 'e Te voglio bene assaje ma tanto tanto bene sai È una catena ormai che scioglie il sangue dint' 'e sai ...su una vecchia terrazza... Canzone del 1986. Musica e parole sono entrambi di Lucio Dalla, che a causa di un guasto alla sua imbarcazione fu co soggiornare in un albergo a Sorrento proprio nella stanza che anni prima aveva ospitato il tenore napoleta Caruso. Il proprietario dell'albergo racconta della passione del tenore per una giovane alla quale dava lezione di stesso barista della scogliera confermò questa bellissima storia d'amore vissuta sulla terrazza dell'albergo chiese ed ottenne il permesso di suonare in terrazza e di là ammirando il golfo, si lasciò andare ad un canto ne che si sparse nell'immensità del cielo. Il quadro rappresenta questo momento di grande intensità : il golfo si trasforma, le nubi si accavallano sentimenti, frammisti di amore, passione, speranza e paura.

Minuetto

E' un'incognita ogni sera mia Un’attesa, pari a un'agonia Troppe volte vorrei dirti "no" E poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no Le mani tue, strumenti su di me, che dirigi da aestro esperto quale sei E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai Dormi qui te ne vai, sono sempre fatti tuoi Tanto sai che quassù male che ti vada avrai Tutta me, se ti andrà per una notte Na na na Na na na E cresce sempre più la solitudine Nei grandi vuoti che mi lasci tu Rinnegare una passione, no Ma non posso dirti sempre "si" e sentirmi piccola così Tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te, eh Troppo cara la felicità per la mia ingenuità Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore Sono sempre tua, quando vuoi, nelle notti più che mi Dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi Tanto sai che quassù, male che ti vada avrai Tutta me, se ti andrà, per una notte sono tua La notte a casa mia, sono tua, mille volte tua E la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo Ne approfitta il tempo e ruba come hai fatto tu Il resto di una gioventù che ormai non ho più E continuo sulla stessa via, sempre ubriaca di malincor Ora ammetto che la colpa forse è solo mia Avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato lo non so l'amore vero che sorriso ha Pensieri vanno e vengono, la vita è così Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma ma Pensieri vanno e vengono, la vita è così Na na na La mia mente non si ferma mai lo non so l'amore vero che sorriso ha pensieri vanno e vengono, la vita è così Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai lo non so l'amore che sorriso ha Pensieri vanno e vengono, la vita è così ...e vieni a casa mia... Canzone del 1973. E' il più grande successo dell'anno e racconta di una donna schiava di una relazione che ormai è insoddisfacente e ct lei non riesce a chiudere non trovando una soluzione positiva ad una storia di amore lunga e complessa. E' cantata da Mia Martini in maniera magistrale. Franco Califano, autore di parole e musica, usa la metafora del minuetto, il ballo frances scrivere la relazione ripetitiva e circolare in cui la donna è intrappolata come in un ballo 3 antico e rigoroso, pe dipendenza affettiva, promesse disattese e solitudine. re devi volteggiare tr Il quadro rappresenta un interno freddo, poco accogliente con lei in attesa di ui desiderata. a aspettata

I giardini di marzo

Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati Al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti lo pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti Il più bello era nero coi fiorion ancora appassiti All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri lo restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli Poi, sconfitto, tornavo a giocar con la mente i suoi tarli E alla sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli Che anno è, che giorno è ? Questo è il tempo di vivere con te Le mie mani come vedi non tremano più E ho nell'anima In fondo all'anima cieli immensi E immenso amore E poi ancora, ancora amore amor per te Fiumi azzurri e colline e praterie Dove corrono dolcissime le mie malinconie L'universo trova spazio dentro me Ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è I giardini di marzo si vestono di nuovi colori E le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori Camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti tu muori mi aiuti son certo che io ne verrò fuori non una parola chiari i miei pensieri ontinuai a camminare lasciandoti attrice di ieri Che anno è, che giorno è ? Questo è il tempo di vivere con te Le mie mani come vedi non tremano più E ho nell'anima In fondo all'anima cieli immensi E immenso amore E poi ancora, ancora amore, amor per te Fiumi azzurri e colline e praterie Dove corrono dolcissime le mie malinconie L'universo trova spazio dentro me Ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è ...le mie mani non tremano più...

Canzone del 1972. Le prime parole riportano il protagonista della canzone all'infanzia piena di difficoltà con il ricordo della madre morta. Poi il presente di un ragazzo che non riesce ad inserirsi nel mondo che lo circonda e trova la soluzione nella droga. E non riesce ad uscirne nonostante l'aiuto di una ragazza che gli vuol bene e che gli dice tu così muori. Quindi la confessione del suo amore con la dimostrazione dei suoi sforzi ad uscire dal tunnel tanto è vero che le sue mani non tremano più e lui sente il risvegliarsi di sentimenti di piacere nel vedere la bellezza della natura e del creato. Ma non basta perché manca ancora il coraggio di vivere. Il quadro mostra le mani in mezzo a fiumi azzurri, colline e praterie.

Il cielo in una stanza

Quando sei qui con me questa stanza non ha più pareti ma alberi, alberi infiniti Quando sei qui vicino a me questo soffitto viola no, non esiste più io vedo il cielo sopra noi che restiamo qui, abbandonati come se non ci fosse più niente, più niente al mondo. Suona un'armonica mi sembra un organo che vibra per te e per me su nell'immensità del cielo per te, per me nel cielo. Suona un armonica mi sembra un organo che vibra per te e per me su nell'immensità del cielo per te e per me nel cielo ...alberi infiniti...

Canzone del 1960. Il cielo in una stanza prende l'ispirazione da un incontro con una donna che l'autore ha avuto in una stanza anonima di un albergo di Genova. L'incontro è stato così travolgente da trasformare l'ambiente modesto in una esperienza poetica e quasi mistica, con il soffitto viola che diventa il simbolo di un amore travolgente e trascendente, un eccezionale avvenimento tra fantasia e realtà. Lo spazio limitato in un universo infinito e sognante dove i muri spariscono e il soffitto diventa il cielo, un'esperienza sensuale ed interiore che cancella il mondo esterno, simboleggiando come l'amore possa dilatare la percezione e creare un mondo a se stante. L'ambiente crudo si trasforma in un momento di pura poesia ed intimità, con colori che cambiano, con metafore come alberi infiniti e con improvvisi suoni di organi.

Questo piccolo grande amore Quella sua maglietta fina tanto stretta al punto che Mi immaginavo tutto e quell'aria da bambina Che non gliel'ho detto mai ma io ci andavo matto E chiare sere d'estate il mare, i giochi, le fate E la paura e la voglia di essere nudi Un bacio a labbra salate, un fuoco, quattro risate E far l'amore giù al faro ti amo davvero Ti amo lo giuro e lei, lei mi guardava con sospetto Poi mi sorrideva e mi teneva stretto stretto Ed io, io non ho mai capito niente Visto che oramai non me la levo dalla mente Che lei era un piccolo grande amore Solo un piccolo grande amore, niente più Mi manca da morire questo piccolo grande amore Adesso che saprei cosa dire adesso che saprei cosa fare Adesso che voglio un piccolo grande amore Quella camminata strana pure in mezzo a chissacchè L'avrei riconosciuta, mi diceva sei una frana ma io questa cosa qui mica l'ho mai creduta, e lunghe corse affannate incontro a stelle cadute e mani sempre più ansiose di cose proibite e le canzoni stonate urlate al cielo lassù chi arriva prima a quel muro. Non sono sicuro se ti amo davvero Non sono non sono sicuro E lei tutto ad un tratto non parlava Ma si leggeva chiaro in faccia che soffriva Ed io, io non lo so quant'è che ho pianto, solamente Adesso me ne sto rendendo conto che lei, lei era solo Niente più di questo niente più. Mi manca da morire quel suo piccolo grande amore Adesso che saprei cosa dire, adesso che saprei cosa fare Adesso che voglio un piccolo grande amore. ...Il mare, i giochi, le fate...

Canzone del 1972. La canzone è dedicata alla fidanzata che in seguito divenne sua moglie. La maglietta fina e la storia d'amore sono ispirate al loro rapporto, è la storia di un primo intenso amore giovanile e della successiva nostalgia per un tempo vissuto con grande intensità. E nonostante la storia passata rimangono i ricordi, i momenti felici condivisi, la tristezza di essere separati e l'impossibilità di recuperare ciò che ora si è perso. E' un brano cult del pop italiano. Il quadro inquadra la coppia su una spiaggia intorno ad un falò notturno con lei esuberante e lui più timido e pensieroso.

Perdere l’amore

E adesso indate via, voglio restare solo Con la malinconia, volare nel suo cielo Non chiesi mai chi eri, perché scegliesti me Me che fino a ieri credevo fossi un re Perdere l'amore quando si fa sera Quando tra i capelli un pò di argento li colora Rischi di impazzire può scoppiarti il cuore Perdere una donna e avere voglia di morire Lasciami gridare rinnegare il cielo Prendere a sassate tutti i sogni ancora in volo Li farò cadere ad uno ad uno Spezzerò le ali del destino e ti avrò vicino Comunque ti capisco e ammetto che sbagliavo Facevo le tue scelte chissà che pretendevo E adesso che rimane di tutto il tempo insieme Un uomo troppo solo che ancora ti vuol bene Quando si fa sera quando sopra il viso C'è una ruga che non c'era Provi a ragionare fai l'indifferente Fino a che t'accorgi che non sei servito a niente E vorresti urlare soffocare il cielo Sbattere la testa mille volte contro il muro Respirare forte il suo cuscino Dire è tutta colpa del destino se non ti ho vicino Perdere l'amore maledetta sera E raccogli i cocci di una vita immaginaria Pensi che domani è un giorno nuovo Ma ripeti "non me l'aspettavo" non me l'aspettavo Prendere a sassate tutti i sogni ancore in volo Li farò cadere ad uno ad uno Spezzerò le ali del destino e ti avrò vicino ...voglio restare solo...

Canzone del 1988. Anno in cui ha vinto il festival di San Remo. La canzone ha segnato la storia della musica leggera italiana ed è un successo iconico di Massimo Ranieri. Il brano racconta la fine di una storia d'amore di un uomo e una donna e tutte le difficoltà che emergono al momento della chiusura della relazione. L'uomo, non più giovanissimo, lo tradiscono i capelli d'argento, ha il desiderio di rimanere solo per riflettere su quanto accaduto, sulle illusioni svanite, sull'incombente solitudine. Il quadro raffigura l'uomo che cammina solitario lungo un viale in una pineta fredda e nebbiosa con la luna frontale testimone della propria disperazione.

Alba chiara

Ti vesti svogliatamente Non metti mai niente che possa attirare attenzione Un particolare, per farti guardare E con la faccia pulita Cammini per strada mangiando una mela Coi libri di scuola, ti piace studiare Non te ne devi vergognare E quando guardi con quegli occhi grandi Forse un po' troppo sinceri, sinceri Si vede quello che pensi, quello che sogni E qualche volta fai pensieri strani Con una mano, una mano ti sfiori Tu sola entro una stanza E tutto il mondo fuori

...sei fresca come l'aria...

Canzone del 1979. Alba chiara racconta di un innamoramento adolescenziale, nato osservando da lontano una ragazzina di tr che cammina verso la fermata di un bus che la porterà a scuola. Colpiscono la sua purezza e la sua innocenza, la sua aria fresca e la sua spontaneità che è chiara come l'alba. E immagini la fragilità dei suoi amori, i suoi sogni e i suoi desideri timidi ed azzardati nello stesso tempo. Il canto è diventato un inno generazionale all'adolescenza e alla libertà. Il quadro rappresenta una ragazzina e un'alba che si fondono insieme.

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore Dalle ossessioni delle tue manie Supererò le correnti gravitazionali Lo spazio e la luce per non farti invecchiare E guarirai da tutte le malattie Perché sei un essere speciale Ed io, avrò cura di te Vagavo per i campi del Tennessee Come vi ero arrivato, chissà Non hai fiori bianchi per me? Più veloci di aquile i miei sogni Attraverso il mare Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi La bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono Supererò le correnti gravitazionali Lo spazio e la luce per non farti invecchiare Ti salverò da ogni malinconia Perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te lo si, avrò cura di te ...sei un essere speciale...

Canzone del 1996. Molti sostengono che la canzone sia dedicata alla madre affetta da una grave malattia, alla quale viene offerta una protezione totale contro tutte le sofferenze corporee ed esistenziali. La cura è nell'anima, nella salvezza dal dolore, nella liberazione dalle paure, attraverso un percorso che ti porta alla conoscenza di te stesso e del mondo che ti circonda. Infine la cura promette la protezione definitiva superando anche le leggi fisiche arrivando addirittura ad eliminare l'invecchiamento. Il quadro rappresenta lui che solleva lei in un deserto che è il simbolo dell'aridità e della difficoltà di una vita molto difficile.

Bambola

Tu mi fai girar Tu mi fai girar Come fossi una bambola Poi mi butti giù Poi mi butti giù Come fossi una bambola Non ti accorgi quando piango Quando sono triste e stanca, tu Pensi solo per te no. razazzo, ne No. ragazzo, no Del mio amore non ridere Non ci gioco più Quando giochi tu Sai far male da piangere Da stasera la mia vita Nelle mani di un ragazzo, no Non la metterò più No, ragazzo, no Tu non mi metterai Tra le dieci bambole Che non ti piacciono più un no, on no Tu mi fai girar Come fossi una bambola Poi mi butti giù Poi mi butti giù Come tossi una bambold Non ti accorgi quando piango Quando sono triste e stanca Pensi solo per te No, ragazzo, no Tu non mi metterai Tra le dieci bambole Che non ti piacciono più Oh no, oh no Tu mi fai girar (Poi mi butti giù) Poi mi butti giù (Tu mi fai girar) Tu mi fai girar (Poi mi butti giù) Poi mi butti giù

...poi mi butti giù...

La canzone è del 196o. E' un'icona della musica leggera italiana, il brano, che inizialmente Patty Pravo non voleva nemmeno cantare, racconta la fine di una relazione in cui la protagonista rifiuta di essere trattata come un oggetto, affermando con decisione la propria autonomia. Al successo della canzone ha contribuito moltissimo la cantante con la sua bellezza, il suo carattere, la sua comunicativa e la sua spregiudicatezza. Il quadro rappresenta una ragazza che con aria stupita ma anche maliziosa sta sulla sponda di un letto. Ai suoi piedi, sul pavimento, una bambola e una trottola, rispettivamente il simbolo di come viene considerata una donna e l'azione alla quale è condannata.

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