L'esperienza di valorizzazione della montagna e delle comunità attraverso la lavorazione
di una lana autoctona spiegata a Interris.it da Luana Usel, presidente della cooperativa "Les Tisserands"
Valgrisenche
La lana che salva una comunità dallo spopolamento
Di Christian Cabello
-Foto di congerdesign da Pixabay
La vitalità delle comunità rurali e alpine dipende anche dalla capacità di custodire e rinnovare saperi, mestieri e tradizioni. Salvaguardare questo patrimonio significa preservare un’identità, ma anche creare opportunità di lavoro e contrastare lo spopolamento. In Valle d’Aosta, a Valgrisenche, la cooperativa Les Tisserands ha trasformato l’antica tradizione della tessitura in un’attività artigianale stabile, mostra come la valorizzazione delle competenze locali possa contribuire a mantenere vive le comunità e favorire la permanenza dei giovani. Interris.it ha intervistato Luana Usel, fondatrice della cooperativa Les Tisserands.

L’intervista
La Valgrisenche è storicamente riconosciuta come la valle dei tessitori. In che modo operate per valorizzare la lana locale? “La Valgrisenche è storicamente la valle dei tessitori, tanto da essere diventata quasi un brand turistico. La nostra cooperativa esiste da oltre 50 anni e porta avanti questa tradizione tessile millenaria. Negli ultimi 10-15 anni abbiamo puntato soprattutto sulla valorizzazione della lana locale, creando una filiera che prima non esisteva. In Valle d’Aosta c’erano gli allevatori, ma mancava una rete capace di collegarli. Oggi collaboriamo con una ventina di allevatori valdostani, con greggi da pochi capi fino a 50-60. La maggior parte sono pecore di razza autoctona valdostana, le cosiddette pecore rosse, una razza a triplice attitudine che dal punto di vista commerciale non è mai stata particolarmente valorizzata”.

-Trasformate un problema in una risorsa.
“Esatto. La lana rappresenta un problema a livello europeo perché, essendo classificata come rifiuto di categoria 3, dopo la tosatura deve essere smaltita, con costi di raccolta, trasporto e trattamento. Noi abbiamo scelto di trasformare questo problema in una risorsa. Una volta all’anno, generalmente a fine maggio, organizziamo i punti di tosatura con un tosatore professionista. Selezioniamo le fibre utilizzabili, eliminiamo le parti più sporche e dividiamo la lana per colore, dal marrone-nero al bianco sporco”.
La lana è uno dei simboli della Valle d’Aosta. In che modo, il vostro modello di cooperazione, mette in luce il lavoro degli allevatori e da valore alle eccellenze del territorio?
“È la nostra sfida e la nostra mission: attraverso i prodotti vogliamo far parlare del territorio e raccontare la nostra creatività, insieme a un savoir-faire che ci è stato tramandato. Creiamo manufatti unici, sperimentando colori e nuove armature a partire dalla tradizionale tessitura a telaio. Produciamo stoffa, capi d’abbigliamento, complementi d’arredo e accessori. Soprattutto, cerchiamo di non sprecare nulla: le fibre più corte diventano imbottiture per trapunte, solette e ciabatte; dai ritagli di tessuto nascono portachiavi e piccoli oggetti, sempre diversi”.

-Organizzate dei laboratori nelle scuole
“Sì. La lana e i materiali recuperati entrano nei laboratori per le scuole e nei corsi di tessitura per adulti. Organizziamo inoltre il Festival Modelen, con laboratori, convegni, conferenze e mostre, per far conoscere la tradizione tessile della Valgrisenche e riportare l’attenzione sulle qualità della lana e dei materiali naturali”.
Guardiamo avanti: quali sono i vostri auspici per il futuro? In che modo, chi lo desidera, può supportare la vostra opera?
“Il nostro auspicio è continuare a far conoscere questo patrimonio. Chi viene in Valgrisenche può vedere la produzione, visitare l’atelier e lo spazio espositivo dedicato alla storia della tessitura. Il nostro lavoro può essere sostenuto anche a distanza, attraverso i social e il catalogo WhatsApp, dove è possibile conoscere e acquistare i nostri prodotti. Portare a casa un nostro manufatto significa portare con sé un pezzo di territorio, una tradizione e il lavoro di una cooperativa tutta al femminile. Seguirci, sostenerci, partecipare alle attività e soprattutto parlare di noi: questo resta il nostro più grande canale”.