Sognando frescura in questa torrita estate
Acqua a gocce
e parole con il contagocce
di Nicola Bruni

Parliamo - usando le parole con il contagocce - di una piccola e leggera goccia d’acqua chiara,
composta di idrogeno e ossigeno e di un’invisibile miniera di particelle minerali. Acqua che
disseta, nutre, lava, purifica, rinfresca...
"Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta",
come pregava San Francesco.


Anche se tutte le gocce si assomigliano, ce ne sono alcune che si distinguono per diversità di
funzione, di suono o di valore metaforico.
-C’è la proverbiale gutta degli antichi romani che, gocciolando, cavat cavat cavat, alla lunga
cavat lapidem, scava la pietra.
-C’è l’antidiluviano sgocciolamento carsico che, a forza di stal stal stal, costruisce stalattiti per
gli uomini delle caverne.
-C’è la classica goccia soprannumeraria che, con un repentino trab, “fa traboccare il vaso”.
-C’è il fastidioso gocciolio della “Fontana malata” di Aldo Palazzeschi - clof, clop, clock, /
cloffete, / cloppete, / clocchete, / chchch... -, metafora del cattivo funzionamento di tanti
meccanismi sociali.
-Ci sono, poi, le gocciole in concerto della "Pioggia nel pineto" di Gabriele D’Annunzio: La
pioggia cade / su la solitaria / verdura / con un crepitio che dura / e varia nell'aria / secondo le
fronde / più rade, / men rade… / E il pino / ha un suono, e il mirto / altro suono, e il ginepro /
altro ancóra, stromenti / diversi / sotto innumerevoli dita".

-Di singole gocce è formata l’acqua del rubinetto, quella del fiume e quella del mare. Perciò, dobbiamo considerare che come ogni singola goccia d’acqua marina contribuisce a formare il mare, così ogni nostra parola, se non teniamo bene a freno la lingua o la penna o la tastiera, può contribuire a formare… un mare di parole.
