#381 - 1 luglio 2026
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Cinema

I dimenticati - Una iniziativa di "Diari di Cineclub"

Dolores Hart.

Diari di Cineclub - I dimenticati, 132. Dolores Hart.

Di

Virgilio Zanolla

Dolores Hart.

La visione di un film può cambiarti la vita? A volte è successo, come raccontano le biografie di celebri attori, registi, sceneggiatori, che scoprirono tutto d’un tratto la loro vocazione per la settima arte assistendo alla proiezione di questa o quella determinata pellicola, in modo non poi dissimile a ciò che in àmbito pittorico avvenne nel 1923, quando l’artista belga René Magritte, folgorato da una fotografia del dipinto Canto d’amore di De Chirico, decise di dedicarsi al surrealismo. Ma il caso che propongo col personaggio di questo numero, l’attrice Dolores Hart, è ben diverso: perché qui non si è trattato della scoperta di un’attitudine artistica, bensì di una presa di coscienza spirituale.

Dolores Hart.

D’altronde, alla recitazione Dolores si è sentita portata fin da piccola, e per così dire «per li rami»: nata a Chicago il 20 ottobre 1938, è infatti l’unica figlia di due attori, l’appena diciottenne Bert Hicks (nome d’arte di Edmund Burdell Lyhan) e la moglie Harriet Pittman, nonché nipote d’acquisto del dotatissimo tenore e attore Mario Lanza, il marito di sua zia paterna Elizabeth; suo nonno materno, poi, era un proiezionista cinematografico, il cui amore per i film la influenzò molto nelle sue future scelte di vita; infine, da bambina era rimasta colpita da una biografia sulla nostra Eleonora Duse, scritta in italiano, ma lettale da qualcuno che conoscendo la nostra lingua le aveva narrato alcuni episodi salienti della stessa.

Dolores Hart.

Aveva solo tre anni quando i suoi genitori divorziarono: seguendo gl’impegni professionali il padre si trasferì a Hollywood e la madre, anch’essa molto presa, affidò la custodia e l’educazione della figlia ai nonni, che la fecero studiare in un istituto cattolico, alla St. Gregory School; la sua famiglia non era cattolica, ma aveva una buona opinione dell’insegnamento in esse prodigato. Poco dopo si trasferì in California anche la madre, a Beverly Hills, e la volle con sé. Dolores studiò in un altro istituto cattolico, la Corvallis High School, e quell’anno stesso si convertì al cattolicesimo romano. Intanto, riabbracciato il padre, lo seguì spesso nei suoi impegni sul set, tanto che a nove anni fece il suo esordio davanti alla macchina da presa, come semplice comparsa non accreditata, accanto a lui nel melodrammatico Ambra (Forever Amber, 1947) di Otto Preminger. Fu così che la febbre della recitazione cominciò a insinuarsi nel suo essere.

Dolores Hart.

Finito il liceo, ella studiò al Marymount College presso Los Angeles, un ateneo cattolico privato; qui, anche in grazia della sua bellissima presenza, ebbe i primi veri contatti con lo spettacolo, prendendo parte come attrice ad alcune rappresentazioni, perlopiù di opere contemporanee, come Giovanna di Lorena di Maxwell Anderson; a quella recita era presente anche un agente del produttore cinematografico Hal B. Wallis: e poiché gli occhi e i capelli chiari, il profilo purissimo e la figura snella e minuta rendevano Dolores una perfetta Mary Grey e Giovanna d’Arco (il dramma narrava infatti la difficoltà degli attori di una compagnia teatrale a entrare nei propri personaggi), un giorno mentre seguiva la lezione di un corso la non ancora ventenne aspirante attrice venne chiamata al telefono dal produttore associato di Wallis, un big della Paramount, che le fece sapere che Wallis desiderava incontrarla quel pomeriggio. Quando Dolores si presentò da lui Wallis le chiese cosa intendesse fare della sua vita, ed ella rispose subito: - L’attrice. - Al che lui la informò che in quel periodo stavano girando un film con Elvis Presley e disse di attenderla sul set la settimana seguente.

Dolores Hart.

Come ricordò nel 2001 in un’intervista, all’epoca Dolores non sapeva neanche chi fosse Presley, e si stava preparando per gli esami di fine corso in programma proprio la settimana successiva! Come risolversi? Per fortuna, ad allontanare i suoi dubbi fu Madre Gabriel, la decana della scuola di recitazione dell’ateneo, che le consigliò di accettare la proposta di Wallis. Dolores l’ascoltò ed effettuò un provino alla Paramount, che andò benissimo. Il film, Amami teneramente (Loving You, 1957) di Hal Kanter, dov’ella apparve col nome d’arte di Dolores Hart, era il secondo interpretato da Elvis, il primo col ruolo di protagonista, e il primo suo girato a colori. Anche se la protagonista femminile era Lizabeth Scott, Dolores vestiva i panni di Susan Jessup, una giovane cantante con cui Jimmy-Deke (Presley) finiva per fidanzarsi. Il suo rapporto con lui fu immediatamente spontaneo e cordiale; per entrambi il loro bacio risultò il primo dato su un set; Elvis «era un vero gentiluomo, un distillato di semplicità, umorismo e timidezza. A quel tempo era proprio se stesso». Come Dolores, egli era molto religioso, soleva spesso leggere brani della Bibbia, che poi commentavano assieme. Un giorno, si presentò a casa di lei per festeggiare il compleanno di Jan Sheperd, l’attrice che nel film aveva il ruolo di sua sorella: lui si mise al pianoforte, Dolores prese il clarinetto, e in onore della festeggiata suonarono e cantarono assieme.

Dolores Hart.

L’ottima prova d’esordio della nostra ragazza fece sì che quell’anno stesso venisse richiesta per interpretare la parte di Angie nel drammatico Selvaggio è il vento (Wild is the Wind, id.) di George Cukor, accanto ad Anna Magnani, Anthony Quinn e Anthony Franciosa; dove se la cavò egregiamente. Il suo impegno successivo fu in un’altra pellicola drammatica, Non desiderare la donna d’altri (Lonelyhearts, 1958) di Vincent J. Donehue, con Montgomery Clift, Robert Ryan e Myrna Loy: una storia piuttosto cruda ambientata anche nel mondo del giornalismo, nella quale Dolores impersonò la liliale Justy Sargeant, con cui il tormentato protagonista si rifarà una vita. Dopo queste lusinghiere prove, ella veniva ormai considerata una delle giovani attrici più promettenti di Hollywood, tanto che riferendosi agli occhi chiari e al suo profilo da medaglione un critico la definì la «nuova Grace Kelly». Nel frattempo, Dolores aveva esordito anche in tv, apparendo in un episodio della serie Alfred Hitchcock presenta, cui avrebbero fatto seguito fino al 1963 altre partecipazioni e ospitate; l’ultima sua fatica per il piccolo schermo fu nel primo episodio della fortunata serie Il virginiano.

Dolores Hart.

Il suo prossimo film, il musical poliziesco La via del male (King Creole, id.) di Michael Curtiz, la rivide far coppia con Presley, stavolta nel ruolo di coprotagonista (Nellie) assieme a Carolyn Jones, e con altri ottimi attori come Walter Matthau e Dean Jagger. La magia del primo incontro tra lei ed Elvis si ripeté: la pellicola venne girata per buona parte a New Orleans, dove la troupe era costantemente assediata da frotte di fans, e specialmente lui, costretto a mille sotterfugi per dribblare le ragazze che lo osannavano, letteralmente impazzite; eppure essi trovarono il modo di salvaguardare la loro intimità: ebbero un breve flirt, che si concluse senza incidenti e lasciò in entrambi un ricordo molto dolce.

Dolores Hart.

Nel 1959 Dolores, che voleva dimostrare di essere un’attrice completa, si dedicò prevalentemente al teatro, esordendo al Longacre Theatre di Broadway interpretando Jessica Anne Poole nella commedia The Pleasure of His Company di Samuel Taylor e Cornelia Othis Skinner. Fu una rivelazione: la sua performance le valse il Theatre World Award dell’anno e una nomination quale migliore attrice non protagonista al Tony Awards. Due anni dopo uscì la versione cinematografica del film, con Fred Astaire, Lilly Palmer, Tab Hunter, George Peppard, e Debbie Reynolds nel ruolo già assunto in palcoscenico da Dolores. La ventiduenne attrice di Chicago si trovava nel periodo più fulgido della sua giovinezza e insieme della sua breve carriera artistica: viveva a Los Angeles in una villa con piscina, e aveva cominciato a frequentare il ventisettenne Donald Robinson, ricco e affascinante architetto e uomo d’affari col quale si fidanzò, per la gioia dei rotocalchi americani.
Un giorno, mentre era ancora impegnata a New York con le recite della commedia, passò a prenderla un’amica, che la invitò a seguirla in una visita alle suore dell’abbazia benedettina di Regina Laudis a Bethlehem, nel Connecticut, 161 km a nord-est; un luogo di clausura. Nonostante la sua profonda fede, Dolores non si mostrò entusiasta della prospettiva: ma si fidava dell’amica, e fece bene: perché la visione di quel luogo raccolto la colpì profondamente.

Dolores Hart.

Tornata in California, riprese a lavorare nel cinema interpretando Ellie Walters nel western I quattro disperati (The Plunderers, 1960) di Joseph Pevney, a fianco di Jeff Chandler e John Saxon, quindi Merrit Andrews nella commedia drammatica La spiaggia del desiderio (Where the Boys Are, id.) di Henry Levin, accanto a George Hamilton ed Yvette Mimieux. L’anno seguente fu chiamata dalla Perseus Production per impersonare S. Chiara nel biografico e storico Francesco d’Assisi (Francis of Assisi, 1961) di Curtiz, dov’era protagonista Bradford Dillman. Il film venne girato in gran parte in Italia, nei luoghi in cui il santo era vissuto, che la suggestionarono molto. La troupe ebbe modo di recarsi in Vaticano per un incontro con il pontefice, Giovanni XXIII ‘il papa buono’. Dolores si presentò a lui dicendogli: - Santità, sono Dolores Hart, l’attrice che interpreta S. Chiara. - No, tu sei Chiara - le disse papa Giovanni. Ella pensò che il pontefice avesse capito male, e gli ripeté quanto gli aveva appena detto. Ma fissandola negli occhi lui le ribadì: - No, tu sei Chiara. - «La sua frase - ricordò poi lei nella citata intervista - me la sono portata dentro in tutti questi anni e ai tempi è stata fondamentale per fare chiarezza riguardo alla mia vocazione».

Dolores Hart.

Tornata ad Hollywood, Dolores meditò su quanto aveva visto e vissuto in Italia. Prese parte ad altri tre film, i suoi ultimi: la commedia-giallo Rapina... a nave armata (Sail a Crooked Ship, 1961) di Irving Brecher, accanto a Robert Wagner, il thriller L’ispettore (The Inspector, 1962) di Philip Dunne, dove impersonò una giovane sopravvissuta alla Shoah ed ebbe come partner Stephen Boyd, e la commedia britannica Appuntamento tra le nuvole (Come Fly with Me, 1963) di Levin, girata in Inghilterra nell’Hertfordshire, a Parigi e Vienna, nella quale lavorò con Hugh O’Brian, Karlheinz Bohm, Dawn Addams, Pamela Tiffin e Karl Malden, interpretando una hostess. In quell’occasione strinse una forte amicizia con Karl Malden (anch’egli nativo di Chicago) e sua moglie Mona, che prese a frequentare spesso; tanto che divenne quasi la ‘quinta colonna’ della famiglia, perché quando essi volevano uscire Dolores si occupava volentieri delle loro due figlie Carla e Mila, alle quali chiese d’essere le sue damigelle d’onore in occasione del suo prossimo matrimonio con Don Robinson.

Dolores Hart.

Quando mancava un paio di settimane alla cerimonia, un giorno ella si recò dai Malden e annunciò loro di voler rinunciare alle nozze, sentendosi chiamata ad un vincolo più forte: aggiunse che per tale «questione di cuore» (usò proprio questa definizione, riportò Karl Malden nella sua autobiografia) avrebbe abbandonato il cinema e presto si sarebbe trasferita lontano da Hollywood e dalla California; volle donare ai Malden gioielli, borse e ogni suo bene mobile che li avesse interessati.
Poco tempo dopo partì per il Connecticut, ricoverandosi nell’abbazia benedettina di Regina Laudis a Bethlehem, che aveva visitato quattro anni prima, dove prese i voti, diventando suor Dolores. La decisione assunta non guastò i rapporti col suo ex promesso sposo: conoscendola bene, Don Robinson aveva forse avvertito i segni della sua ‘chiamata’ prima ancora che lei ne fosse davvero consapevole. Anche da monaca, Dolores dichiarò sempre di continuare ad amarlo («certi amori assumono altre forme, ma non finiscono mai»), e lui commentò con filosofia: - Non tutti gli amori devono finire all’altare. - Profondamente preso di lei, non si sposò mai, e mantenne con essa la stessa intimità spirituale: ogni anno andava a trovarla un paio di volte, a Pasqua e Natale, fino al 2011, anno in cui venne a mancare, lasciando all’abbazia diversi benefici. Ma nel corso degli anni vennero a trovarla in incognito anche alcuni ex colleghi, come l’attrice Patricia Neal, accompagnata da Maria, la figlia di Gary Cooper, per chiedere consiglio a Dolores dopo la separazione dal marito.

Dolores Hart.

Del resto, Dolores non troncò mai i suoi rapporti con Hollywood: della Mecca del cinema parlò sempre con molto rispetto, dicendosi fortunata per aver potuto «assecondare entrambe le vocazioni che mi sono state donate: quella di attrice e quella di suora». Non a caso, fu per decenni membro onorario dell’Academy of Motion Picture, Arts & Sciences, con diritto di voto sull’assegnazione degli Oscar. E proprio con la sua amica Patricia Neal e col supporto economico di Paul Newman fondò nel 1986 il Gary-The Olivia Theater, un teatro all’aperto situato presso all’abbazia, che ogni anno propone spettacoli.
Nel 2001 madre Dolores è diventata priora dell’abbazia, carica che ha retto fino al 2015. Nel 2006, dopo quarantatré anni, è tornata ad Hollywood per sensibilizzare l’attenzione sulla neuropatia periferica idiopatica, un disturbo neurologico invalidante di cui è affetta, e poco dopo, a Washington, ha testimoniato sullo stesso tema in un’audizione al Congresso. Nel 2012 è uscito un documentario di Rebecca Cammisa sulla sua vocazione, God is the Bigger Elvis (Dio è più grande di Elvis), presentato alla cerimonia degli Oscar, e l’anno seguente è stata pubblicata Ear of the Heart, l’autobiografia di Dolores scritta con Richard deNeut. L’oggi quasi ottantottenne religiosa è infine apparsa come se stessa in altri due documentari dedicati a due suoi ex partner sul set: uno su Tab Hunter nel 2015 ed uno su Presley nel 2017.

Dolores Hart.

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