Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito,
se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita? (Papa Leone XIV)
Remigrazione
Il NO di Papa Leone XIV
di Nicola Bruni

La difesa della vita e della dignità umana delle persone costrette a migrare per guerre, persecuzioni e fame, sta caratterizzando il pontificato di Leone XIV, con un’intensità crescente di interventi che si contrappongono alla politica di “remigrazione”, cioè di deportazione forzata, perseguita dal governo Trump e approvata il 17 giugno anche dal Parlamento europeo.
“Remigrazione- ha ribattuto il Papa - non è una parola cristiana”.

Il provvedimento contro gli immigrati irregolari, votato dall’assemblea di Strasburgo a larga maggioranza (418 contro 218), compresi i “popolari”, prevede l’uso di campi di concentramento in paesi terzi per la cacciata dei migranti dall’Europa, e la possibilità di tenerli prigionieri, anche se non hanno commesso nessun reato, fino a due anni e mezzo.
Il nuovo “Regolamento rimpatri” dell’UE va ad aggiungersi ad altri provvedimenti crudeli contro l’immigrazione irregolare che non avrebbero funzionato abbastanza, come il mandato ai trafficanti delle milizie libiche di catturare, imprigionare e seviziare i migranti (salvo liberarli dietro pagamento di un riscatto), l’assenza deliberata di soccorsi ai naufraghi in acque internazionali e gli ostacoli posti alle navi soccorritrici delle Ong.

“Non si può credere in Gesù e lasciar annegare i nostri fratelli - ha ammonito Leone XIV -. Non possiamo credere in Gesù e fare la guerra, uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria”.
Rivolgendosi ad una folla di immigrati, durante la sua visita all’isola spagnola di Tenerife, Leone XIV ha pronunciato parole inequivocabili: “Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante”.

“La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra. Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera”.

Chi vuole essere cristiano, non può non riconoscersi in queste sacrosante affermazioni e deve comportarsi di conseguenza.