Un prezioso collaboratore
L'assistente
di Guido Alberto Rossi

La parola assistente si riferisce a un gran numero di lavoratori: andiamo dall’assistente di volo sugli aerei, via via fino all’assistente del presidente, magari anche di quello della repubblica, ma oggi parliamo dell’assistente del fotografo, che nella maggior parte dei casi è un/a ragazzo/a giovane che vuol diventare fotografo/a e imbocca questa strada per imparare a usare i ferri del mestiere.

Ci sono anche assistenti fotografi a vita, che in pratica svolgono tante mansioni per conto del fotografo: dalla logistica ai contatti con clienti e fornitori, spesso, commercialmente, sono più bravi del “capo.” Direi che possono essere paragonati a dei direttori generali. Quasi sempre a questi professionisti non interessa imparare a fotografare. Ci sono anche degli assistenti molto più bravi del fotografo per cui lavorano e spesso finisce che a un dato punto della loro vita se ne vanno e si portano via anche i clienti.
Ho conosciuto anche degli pseudo assistenti che lavoravano per dei fotografi di moda, con il solo scopo di conoscere la fidanzata della vita e, se la trovavano cambiavano subito lavoro.

La maggior parte degli assistenti dei fotografi lavorano in studio e quando non seguono il fotografo nello scatto generalmente scopano il pavimento e tengono tutto in ordine. Purtroppo, capita anche che alcuni fotografi li usino solo come schiavetti tutto fare e non gli insegnano niente che potrebbe servirgli in futuro, se mai diventassero fotografi a loro volta, e caliamo un velo pietoso sul compenso.
Generalmente parlando quasi sempre i grandi fotografi, invece, insegnano e trattano bene questi ragazzi/e.
Il grande Giovanni Gastel era un maestro in tutto; oltre a trasmettere il “mestiere” gli insegnava anche come si diventa delle belle persone, quale era lui.

Molti fotografi di sport hanno una grande necessità d’avere l’assistente: lo usano principalmente come sherpa per portare i pesanti teleobiettivi, per correre a portare le schede appena scattate agli editors che seguono le gare e hanno il compito di scegliere e distribuire immediatamente ai clienti le foto appena scattate. Altro loro ingrato compito è quello di svegliarsi all’alba e correre allo stadio o sulle piste di sci, per occupare le migliori postazioni per quando arriverà il “boss”.
Questa è una lotta tra assistenti e sveglie: vince sempre chi si sveglia prima.
Invece, i fotografi di reportage, devono cavarsela quasi sempre da soli, facendo anche gli sherpa di loro stessi.

Sicuramente a tutti questi fotografi farebbe molto comodo un assistente, ma va già bene se c’è un budget decente per loro, figuriamoci per un’altra bocca da sfamare. Personalmente ho avuto la fortuna, negli anni d’oro della fotografia, d’aver avuto qualche lavoro commissionato che prevedeva un compenso per l’assistente e non mi sono certo fatto scappare l’occasione. Erano quasi sempre viaggi che duravano circa un mese e avere un aiuto valido e fidato era molto comodo oltre che utilissimo.
Il più bravo è stato Adriano, che mi ha seguito in tante avventure, al caldo e al freddo, lamentandosi molto poco. Non gli serviva imparare a fotografare, perché era già bravo di suo.
Allora c’erano i rullini e di lui mi fidavo ciecamente per ricaricare le macchine, specialmente quando volavamo e bisognava ricaricare velocemente la macchina scarica. Penso che la cosa più importante che gli ho insegnato sia stata la regola di portarsi sempre dietro un libro tascabile, per ammazzare i tempi morti e i ritardi dei voli.
