#379 - 1 giugno 2026
AAAATTENZIONE - Questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte del 14 giugno. IL NUOVO NUMERO 380 SARA' IN RETE IL GIORNO 15 GIUGNO - BUONA LETTURA A TUTTI. Ora per voi : AMICI DEGLI ANIMALI - Vivisezione: Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni (A. Einstein) - Grandezza morale e progresso di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali (Gandhi) - La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa avere (C. Darwin) - Fintanto che l'uomo continuerà  a massacrare gli animali non conoscerà  ne salute, ne pace (Pitagora) - Tra tutti gli animali l'uomo è il più crudele. E' l'unico ad infliggere dolore per il piacere di farlo (M Twain) - A forza di sterminare animali si è capito che anche sopprimere uomini non richiedeva grande sforzo ( E.da Rotterdam) . -
Personaggi

I dimenticati - Una iniziativa di "Diari di Cineclub"

Jean Rochefort

Diari di Cineclub -I dimenticati, 131. Jean Rochefort.

Di

Virgilio Zanolla

Jean Rochefort

Una delle tante ragioni per cui amo il cinema francese è la grande duttilità dei suoi attori, che passano senza problemi dal tragico al comico, dall’affresco sociale alla commedia boulevardière, toccando tutti i tasti della scala drammaturgica senza mai snaturarsi o perdere credibilità. Jean Rochefort è stato uno di questi: non aveva la prestanza di Jean Marais o Delon, non il carisma di Belmondo, Trintignant e Ronet, non la grinta di Serge Reggiani o Lino Ventura, l’egocentrismo di Brialy, il fascino ambiguo di Pierre Clémenti; eppure nei centocinquanta film interpretati nei ben sessantatré anni di carriera nella settima arte e in televisione ha ricoperto diversi ruoli, e se la sua presenza discreta, il sorriso smagliante dipinto nella sua faccia triangolare e lievemente bislunga, l’espressione a mezza strada tra l’ironico e il flemmatico, il naso carnoso e i baffi a manubrio si sono fissati indelebilmente nella memoria degli spettatori di varie nazioni il motivo è uno solo: aveva grande talento.

Jean Rochefort

Jean Raoul Robert Rochefort era nato a Parigi, nel 20° arrondissement, il 29 aprile 1930, secondogenito dell’intraprendente Celestine (bretone di Dinan che, figlio di un cocchiere, dopo essersi diplomato da autodidatta, entrò appena sedicenne come impiegato alla Banque de France e concluse la carriera nel settore petrolifero come dirigente della Shell) e di Fernande Guillot, contabile. Seguendo gli spostamenti familiari dovuti all’attività paterna, trascorse l’adolescenza tra Vichy (dove nel 1945 rimase fortemente impressionato dallo spettacolo delle collaborazioniste rasate a zero dai partigiani), Vincennes, Rouen (in cui studiò senza gran profitto al liceo Corneille) e Nantes. La sua scarsa attitudine ad applicarsi costituiva la disperazione del padre, che si confortava con la serietà di studente del primogenito Pierre, futuro ingegnere generale dell’armamento. Jean trascorse tutte le estati a Dinan, e dal dopoguerra nella casa vacanze della famiglia a Saint-Lunaire, una graziosa località balneare 25 km più a nord, legandosi profondamente alla Bretagna.

Jean Rochefort

Persuaso a fare di lui un contabile come la madre, il padre si scontrò con la moglie, che non era del suo avviso: il risultato di quel temporaneo contrasto fu che Jean rimase a Saint-Lunaire con Fernande anche durante l’inverno 1947/48, mentre Celestine e Pierre rientrarono a Dinan. In quei mesi egli strinse amicizia col figlio d’un commerciante, Pierre Besson, che gli suggerì di prendere lezioni di recitazione; l’anno prima, Jean si era emozionato assistendo con la madre a una rappresentazione parigina del dramma Liliom di Ferenc Molnár data al teatro Gaîté-Montparnasse. Il padre lo iscrisse dapprima al conservatorio municipale di Nantes, poi, nuovamente riunita la famiglia, al Conservatoire national supérieur d’art dramatique di Parigi, dove Jean entrò all’età di diciannove anni, trovandosi assieme a tanti giovani di belle speranze destinati ad arricchire il cinema francese come Jean-Paul Belmondo, Annie Girardot, Françoise Fabian, Bruno Cremer e altri ancora. Precoce in amore, il 9 luglio 1952, appena ventiduenne, Jean sposò a Saint-Lunaire Élisabeth Bardin, che aveva un anno meno di lui; un matrimonio presto finito, che si sarebbe concluso col divorzio nel febbraio 1960.

Il 30 giugno 1953 apprese di non essere stato ammesso all’esame finale del Conservatoire, ciò che l’addolorò moltissimo; nel contempo, venne chiamato di leva. Espletato il servizio militare, l’amico ed ex compagno di corso Jean-Pierre Marielle lo spinse a proporsi a un’audizione della compagnia Grenier-Hussenot: lui si presentò e venne ammesso. Rimase in quella compagnia per sette anni, apprezzandone «lo spirito d’avanguardia e la ricerca di spettacoli di qualità» e producendosi con versatilità sia in commedie che in drammi di autori contemporanei come Friedrich Dürrenmatt, Arthur Miller e Jean Giradoux. Nel contempo approcciò anche il cabaret, esibendosi con Yves Robert e Hubert Deschamps e conobbe, oltre a Jacques Brel e Georges Brassens, il futuro amico e collega Philippe Noiret, che si esibiva anch’egli nello stesso cabaret: glielo presentò la cantautrice Barbara (Monique Andrée Serf), con la quale Jean ebbe una breve relazione.

Jean Rochefort

Nel 1956 esordì nel cinema in un piccolo ruolo di studente nella commedia Rencontre à Paris di Georges Lampin, e nel 1957 in televisione nel telefilm comico-romantico Les fiancés du paradis di Lazare Iglesis, interpretando il serpente tentatore di Eva (Ginette Pigeon). Nei restanti anni Cinquanta apparve in quattro telefilm di buon successo, nonché in tre episodi di due serie televisive, e prese parte ad altri due film, il poliziesco La venere della gang (Une Balle dans le canon, 1958) di Michel Deville e Charles Gérard e il drammatico e travagliatissimo Vingt Mille Lieues sur la Terre di Marcello Pagliero (1960), esperimento fallito di produzione franco-sovietica per la quale Jean, coprotagonista con la diva russa Tatiana Samoïlova, rimase bloccato per undici mesi oltre la cortina di ferro; seppe tuttavia impiegare bene il suo tempo, giacché durante quella sosta forzata conobbe - e sposò il 15 giugno di quell’anno stesso a Varsavia - Alexandra Moscwa, figlia del ministro polacco di Poste e Telecomunicazioni, dalla quale ebbe i figli Marie (1962) e Julien (1965), futuro attore.

Nei primi anni Sessanta prese parte ad alcuni film d’avventura in costume destinati a grande successo popolare: nel 1962 fu il cavaliere di Malartic in Capitan Fracassa (Le capitaine Fracasse) di Pierre Gaspard-Huit, La Taupe in Cartouche (id.) di Philippe de Broca e Laustreamont ne L’uomo dalla maschera di ferro (La masque de fer) di Henri Decoin. Lavorando in Cartouche si appassionò dei cavalli e dell’equitazione, tanto che divenne allevatore e acquistò un maneggio, le Haras de Villequoy; a partire dal 2004 fu addirittura consulente di equitazione per la televisione francese.

Jean Rochefort

Nel 1963 interpretò da par suo Christian Jabeke, il torbido protagonista del vigoroso thriller di Jacques Deray Sinfonia per un massacro (Symphonie pour un massacre), ma ricoprì anche altri ruoli di prestigio. Nonostante ciò, a consacrare il suo successo presso il pubblico francese fu paradossalmente un personaggio di fianco, l’onesto e simpatico avvocato François Desgrez nei primi tre dei cinque film della saga di Angelica, interpretati da Michèle Mercier e diretti da Bernard Borderie: Angelica (Angélique, marquise des anges, 1964), Angelica alla corte del re (Merveilleuse Angélique, 1965) e La meravigliosa Angelica (Angélique et le roy, ’66); si consideri che alcune pellicole della serie giunsero ad avere anche tre milioni di spettatori.

Un altro ruolo memorabile che ricoprì in quel periodo è quello del marchese Osvaldo, amante di Esmeralda (Sandra Milo), moglie di Filiberto Comanducci (Totò) nell’episodio Amare è un po’ morire del film Le belle famiglie di Ugo Gregoretti (1964). Fu inoltre Leone nella commedia avventurosa L’uomo di Hong Kong (Les tribulations d’un chinois en Chine, 1965) di Philippe de Broca, accanto a Belmondo ed Ursula Andress. Lavorava nel contempo con pieno successo anche per la tv e per il teatro: in palcoscenico, nel 1964 venne imposto come partner da Delphine Seyrig per la commedia burlesca C’est animal étrange di Gabriel Arout, tratta da un racconto di Cechov e diretta da Claude Régy; il favorevolissimo esito dell’opera fece sì che l’anno seguente, a Londra, il drammaturgo Harold Pinter accordò ai due interpreti i diritti per rappresentare due sue commedie, La Collection e L’Amant, e persuase il titubante Jean del suo potere seduttivo.

Jean Rochefort

Nella seconda metà del decennio Jean si tolse altre soddisfazioni sul set, per esempio recitando a fianco di Macha Méril nella commedia fantascientifica Ne jouez pas avec les Martiens di Henri Lanoë (1967), e di Yves Montand e Madeleine Renaud nella commedia di costume Le diable par la queue di de Broca (1969). Per interpretare l’insegnante d’inglese protagonista della pièce Un jour dans la mort de Joe Egg di Peter Nichols, rappresentata nel 1970 al théâtre de la Gaîté-Montparnasse per la regia di Michel Fagadau, si fece crescere i baffi, che da allora tagliò solo in un paio di occasioni.

Cinematograficamente, il 1972 fu il suo anno fortunato: egli figurò in alcune riuscite commedie, e a fianco di Annie Girardot interpretò il protagonista Alexandre Boursault nel drammatico La divorziata (Les Feux de la chandeleur) di Serge Korber, una coproduzione franco-italiana che nell’arco temporale di dieci anni ritrae le sfortunate vicende di una matura ex coppia di coniugi, alle prese con disillusioni e le irrequietezze dei due figli. Dopo d’allora a Jean fu assai più facile ottenere parti di spicco nei ruoli in cui si sentiva meno idoneo; cosicché crebbero i suoi impegni nel cinema e in televisione, dove talvolta si cimentò anche come regista, a scapito del tempo dedicato al suo primo amore, il teatro.

Jean Rochefort

Nel 1973 impersonò tra l’altro il comandante Dominique Clavet nel dramma storico di René Gainville Le Complot, incentrato sui fatti d’Algeria del 1962, accanto a Michel Bouquet, Marina Vlady e Raymond Pellegrin, e affiancò Mastroianni, Carla Gravina e Françoise Fabian nella commedia drammatica di Yves Robert L’idolo della città (Salut l’artiste). L’anno dopo fu accanto al suo vecchio amico Philippe Noiret vestendo i panni del commissario Guilbourd nel primo lungometraggio diretto da Bertrand Tavernier, il drammatico e bellissimo L’orologiaio di Saint-Paul (L’Horloger de Saint-Paul), ispirato da un romanzo d Simenon e interamente girato a Lione; lo vollero Luis Buñue nel suo grottesco Il fantasma della libertà (Le Fantôme de la liberté) e Luigi Comencini nella commedia Mio Dio, come sono caduta in basso! Nel 1975 lavorò con Rod Steiger e Romy Schneider nel drammatico Gli innocenti dalle mani sporche (Les innocents aux mains sales) di Claude Chabrol, e impersonò l’abate Dubois nel dramma storico Che la festa cominci... (Que la fête commence...) di Tavernier; la parte l’anno seguente gli valse il premio César quale miglior attore non protagonista.

Jean Rochefort

Una parte che rinnovò la sua popolarità fu quella di Étienne, quarantenne marito infedele nella commedia di Robert Certi piccolissimi peccati (Un éléphant ça trompe énormément, 1976), accolta con grande successo. Il secondo César, come miglior attore protagonista, Jean lo vinse nel 1978 impersonando il Comandante nel drammatico L’uomo del fiume (La Crabe-Tambour, 1977) di Pierre Schoendoerffer. Tra le altre pellicole significative a cui prese parte sul finire degli anni Settanta ci sono due commedie erotiche: Andremo tutti in paradiso (Nous irons tous au paradis, 1977) di Robert, sequel di Certi piccolissimi peccati, e Le Cavaleur di de Broca (1979), dov’egli fu protagonista accanto ad Annie Girardot, Nicole Garcia e Danielle Darrieux. Divorziato dalla seconda moglie, con la Garcia avviò una relazione che durò sette anni e nell’81 portò alla nascita del figlio Pierre, futuro cantante e attore.

Jean Rochefort

Nel decennio degli Ottanta il nostro attore continuò a prodursi con la consueta generosità, impersonando efficacemente un paraplegico nel drammatico Mia cara sconosciuta (Chére inconnue, 1980) di Moshé Mizrahi, un trombettista nella commedia thriller L’amico di Vincent (L’ami de Vincent, 1983) di Pierre Granier-Deferre, un presentatore radiofonico introverso e ludopata nella commedia di caratteri Tandem (id.) di Patrice Leconte, e tante altre riuscite figure. Nel 1990 ottenne un terzo premio César, stavolta alla carriera. Nel frattempo, l’anno prima, a Raizeux (Île-de-France) si era sposato per la terza volta: la moglie, che aveva vent’anni meno di lui, era l’architetto e cavaliere Françoise Vidal, dalla quale ebbe le figlie Louise (1990) e Clemence (1992). Con lei prese dimora a Grosrouve, presso Yvelines.

Jean Rochefort

La carriera cinematografica di Jean proseguì per un altro quarto di secolo, sempre ad alto livello, forte dell’apprezzamento dei migliori registi, non solo d’oltralpe. Tra gli esiti più interessanti, le commedie Il marito della parrucchiera (Le mari de la coiffeuse, 1990) di Leconte, con Anna Galiena, Le bal des casse-pieds di Robert (1992), Ridicule (id., 1996) di Leconte, L’ultimo cinema del mondo (El viento se llevó lo qué, 1998) di Alejandro Agresti, L’apparenza inganna (Le placard, 2001) di Francis Veber, e il thriller La clef di Guillaume Nicloux (2007).

Jean Rochefort

L’ultimo film a cui partecipò fu, nel 2015, la commedia drammatica Florida (Floride) di Philippe Le Guay. Il suo più grande dolore professionale l’ebbe nel 2000, per la mancata realizzazione del film L’Homme qui tua Don Quichotte di Terry Gillian, per il quale aveva anche imparato a parlare inglese e al quale aveva cominciato a lavorare nel ruolo di Don Chisciotte, accanto a Johnny Deep e Vanessa Paradis; il manifestarsi di una prostatite e di una doppia ernia del disco gl’impedì di continuare ad andare a cavallo, costringendo la produzione a fermare il progetto (il film L’uomo che uccise Don Chisciotte sarebbe uscito solo nel 2018, con Jonathan Prince nel ruolo da lui occupato); la prospettiva di non poter più cavalcare gli suscitò una forte depressione, che lo portò più volte a pensare al suicidio. Nel 2010, persuaso dal suo psichiatra, si decise a tornare ad abitare a Parigi.
Jean Rochefort è morto nella capitale francese il 9 ottobre 2017, all’ospedale Saint-Joseph dov’era ricoverato da due mesi a causa di un tumore; aveva ottantasette anni; è inumato al cimitero di Grosrouve.

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