MEMORIA DEI GIORNI
-Cinema "C'era una volta in America": Di sodalizi riusciti il cinema ne ha vissuti tanti, ma quello tra il regista Sergio Leone e il compositore Ennio Morricone è qualcosa di sublime. L'ultimo capolavoro che consegnano alla storia della "settima arte" è C'era una volta in America, ritratto di struggente malinconia del genere gangster, che va dall'America degli anni Venti ai favolosi anni Sessanta, passando per la fine del Proibizionismo.
La vicenda, costruita su continui flashback e flashforward (rispettivamente salti nel passato e nel futuro), ruota attorno alla figura del gangster David Aaronson, detto "Noodles" (impersonato da un magistrale Robert De Niro), e della sua amicizia con Max (alias James Woods), che s'intreccia con la relazione che lo lega a Deborah (Elizabeth McGovern). Il tono nostalgico, esaltato dall'indimenticabile colonna sonora morriconiana, si scontra con la dura realtà del mondo criminale di cui i protagonisti fanno parte.
Tratto dal romanzo "Mano armata" di Harry Gray, il film esce nelle sale statunitensi il 1° giugno del 1984 ma, per via della pessima versione distribuita dal produttore Milchan, non ottiene un grande riscontro al botteghino (appena 5.321.508 dollari incassati negli USA). Diversamente, in Europa va incontro al successo grazie a una migliore versione, rispondente alle intenzioni del regista; solo in Germania incassa 9 milioni di dollari.
Nel restauro della pellicola eseguito nel 2012 dalla Cineteca di Bologna, sono stati aggiunti 25 minuti di scene eliminate nel montaggio del 1984.
-La Festa della Repubblica: La festa della Repubblica Italiana si celebra il 2 giugno, per commemorare la nascita della Repubblica. La data si riferisce al 2 e 3 giugno del 1946, quando si tenne il referendum a suffragio universale con cui gli italiani decisero quale forma di stato preferivano, dopo la caduta del fascismo. Così, nel 1946 l’Italia divenne una repubblica e i Savoia furono esiliati. In passato la festa veniva celebrata la prima domenica di giugno, poi nel 2000, con il governo Amato e Carlo Azeglio Ciampi come Presidente della Repubblica, fu riportata al 2 giugno.
-Giuseppe Garibaldi: Le cronache storiche lo citano come eroe dei due mondi, generale e condottiero di imprese militari compiute sia in Europa che in America meridionale. Nelle memorie italiane è celebrato quale principale protagonista del Risorgimento, ricordato in numerose vie e piazze della Penisola.
Nato a Nizza (fino al 1860 nel Regno sabaudo, oggi in Francia) e morto a Caprera nel 1882, in stretto contatto con i mazziniani, partecipò ai moti di Genova, alla Seconda guerra d’Indipendenza come generale dell’Esercito piemontese e organizzò la famosa Spedizione dei Mille. Partecipò, anche, alla Terza guerra d'Indipendenza e alla guerra Franco-Prussiana a fianco dei francesi.
Eroe in patria e personaggio storico di fama universale, girò per il mondo in qualità di ufficiale di navi mercantili e, successivamente, capitano di lungo corso al comando. Fu anche un difensore degli animali e il promotore della prima associazione italiana nata in difesa dei loro diritti, la "Regia società torinese protettrice degli animali", oggi ENPA.
Sepolto a Caprera, nel cosiddetto "Compendio garibaldino", gli sono state dedicate, negli anni, diverse emissioni filateliche.
-Roberto Rossellini: Regista di opere che hanno scritto la storia del cinema italiano, con De Sica e Visconti completa la triade dei maestri del neorealismo cinematografico.
Nato a Roma e qui scomparso nel giugno del 1977, prese confidenza con il dietro le quinte della "settima arte", frequentando la sala cinematografica del padre, la prima aperta nella Capitale. Con il primo lavoro, un documentario dal titolo "Preludio al pomeriggio di un fauno", si guadagnò nel 1938 l'ingaggio tra gli sceneggiatori in "Luciano Serra pilota", uno dei film italiani più famosi della prima metà Novecento.
Debutta come regista nel 1941 con La nave bianca, primo capitolo della cosiddetta "Trilogia della guerra fascista", alla quale fece seguito la "Trilogia Neorealista o della guerra antifascista". Con essa sfornò tre capolavori assoluti: Roma città aperta, che trionfò alla prima edizione del Festival di Cannes (1946) e lanciò Anna Magnani tra le star internazionali, Paisà e Germania anno zero.
Legato per lungo tempo alla diva hollywoodiana Ingrid Bergman, che diresse tra gli altri in "Europa '51", nel 1957 ottenne il Leone d'Oro al "miglior film" al Festival di Venezia, per il Il generale Della Rovere (con uno straordinario Vittorio De Sica). Convinto della funzione didattica della TV, si dedicò a film di carattere culturale, divisi in "Ritratti di personaggi" e "Ritratti d'epoca".
-Protesta di piazza di Tienanmen: Uno studente che con il suo corpo cerca di arrestare l'avanzata dei carri armati. È un'immagine storica del grande movimento di protesta che portò migliaia di studenti universitari a manifestare, in piazza Tienanmen, contro il regime comunista cinese, che dal canto suo rispose con una sanguinosa repressione militare.
La protesta maturò nella fase di dissoluzione dell'ex Unione Sovietica, che gradualmente portò alla caduta dei vari regimi comunisti nei rispettivi stati dell'URSS. In Cina le cose sembravano andare diversamente fino a quando, in seguito alla morte del Segretario generale del Partito Comunista, Hu Yaobang, si scatenò la protesta di centinaia di studenti universitari che chiedevano riforme democratiche.
Le prime manifestazioni pacifiche si ebbero ad aprile del 1989 ma il regime mostrò totale chiusura alle loro richieste, accusandoli di perseguire progetti rivoluzionari e mettendo in atto una dura strategia di censura. Ad essa il movimento rispose con un manifesto pubblicato a maggio, in cui si annunciava lo sciopero della fame come forma di protesta in nome della democrazia.
Il regime reagì con la forza militare, inviando i carri armati verso piazza Tienanmen nella notte del 3 giugno. Di fronte alla pacifica resistenza degli studenti, non esitarono ad aprire il fuoco facendo centinaia di vittime; un numero tutt'oggi non quantificabile per la censura imposta dal governo cinese, contro cui ancora si battono le principali organizzazioni umanitarie, come Amnesty International.
Il massacro continuò nei due giorni successivi. La mattina del 5 giugno uno studente (per altri si tratterebbe di un contadino) si parò davanti a una colonna di carri armati per ostacolarne il passaggio, consegnando al mondo l'immagine più rappresentativa di quegli eventi.
A quasi trent’anni di distanza, nonostante si continui a ignorare l’identità e il destino del rivoltoso sconosciuto, quella foto continua a rappresentare un simbolo della lotta contro tutti i regimi dittatoriali.
-Inizia lo sbarco in Normandia: Operazione Overlord. Nome in codice dello sbarco militare più imponente della storia, che oltre a determinare le sorti della Seconda guerra mondiale, influì sulla geografia politica dell'Europa fino al crollo del Muro di Berlino.
Nell'inverno del 1943, gli Alleati concordarono la necessità di aprire un secondo fronte occidentale dopo quello aperto nell'Italia meridionale, per accerchiare le truppe naziste e liberare Parigi. Nel contempo, si voleva controbilanciare l'offensiva sovietica da est, guardando già agli equilibri politici dei futuri accordi di pace.
La strategia iniziale fu quella di far credere che lo sbarco sarebbe avvenuto nella zona del Pas de Calais, quando il vero obiettivo era in realtà la Normandia, nel nord della Francia. Dopo uno slittamento di data di due giorni, dettato dalle cattive condizioni meteorologiche, l'"ora X" scattò all'alba del 6 giugno 1944. Alle 6.30 arrivarono a Utah Beach (nome in codice di una delle cinque spiagge interessate dall'operazione) i primi reparti dei due eserciti, statunitense (al comando del generale Dwight Eisenhower) e anglo-canadese (agli ordini del generale Bernard Law Montgomery).
I nazisti, e lo stesso Hitler, convinti fino all'ultimo dell'impossibilità di effettuare lo sbarco in Normandia, si trovarono sorpresi dal numero eccezionale di uomini e mezzi della compagine alleata: più di 7.000 vascelli (di cui 4.000 mezzi da sbarco) e 130 navi da guerra per il bombardamento navale, scortati da 12.700 aerei. Tuttavia la situazione si presentò tutt'altro che agevole, in particolare nella spiaggia di Omaha (Bassa Normandia) dove gli alleati registrarono il maggior numero di perdite (3mila vittime su 10.300 dell'intera operazione; quelle tedesche intorno ai 9mila).
La resistenza delle truppe germaniche fu così tenace che la liberazione di Parigi avvenne soltanto tre mesi più tardi (25 agosto). Passato alla storia come il «D-Day», lo sbarco in Normandia ha ispirato negli anni un'ampia produzione pubblicistica e cinematografica. Tra le pellicole più recenti c'è Salvate il soldato Ryan (1998) del regista Steven Spielberg, premiato con quattro Oscar (Migliore regia, Migliore fotografia, Miglior montaggio, Miglior sonoro) e apprezzato dalla critica per aver reso con crudo realismo la fase più drammatica dello sbarco.
-Bob Kennedy: Settimogenito della potente, quanto sfortunata, stirpe dei Kennedy, è stato un protagonista della politica americana negli anni Sessanta.
Nato a Brookline, nel Massachusetts, e morto a Los Angeles nel 1968, si laureò in Legge ad Harvard, dedicandosi tutta la vita ai temi della giustizia e del diritto. Durante la presidenza del fratello John Fitzgerald fu ministro della giustizia.
Destinato a raccogliere l'eredità del fratello, nel 1968 si candidò alle elezioni per il Partito Democratico, ma fu ucciso in un attentato proprio il giorno dopo la sua vittoria alle primarie in California e nel South Dakota.
L’autopsia sul corpo di Bob rivelò un foro di uscita del proiettile nella tempia destra, mentre il presunto assassino si presentò davanti a Kennedy. Di qui si fece largo l'ipotesi che a sparare fosse stato un membro del suo staff, coperto dal gesto plateale del presunto attentatore, tale Sirhan B. Sirhan, giordano di origine palestinese.
-Nasce lo Stato della Città del Vaticano: La nazione più piccola del mondo, custode da oltre due millenni della cristianità, nacque nell'Italia mussoliniana, creando un'eccezione unica al mondo sulla natura giuridica degli Stati.
Il riconoscimento del nuovo soggetto da parte del governo italiano era avvenuto l'11 febbraio del 1929 con la firma dei Patti Lateranensi, così chiamati perché sottoscritti da Benito Mussolini e papa Pio XI nella Sala dei Papi del palazzo di San Giovanni in Laterano. Quattro mesi dopo lo stesso Pontefice emanò la legge fondamentale della Città del Vaticano, che disegnava la forma di governo del nuovo Stato, insieme ad altre cinque leggi su aspetti legati alla cittadinanza, alla pubblica sicurezza e all'ordinamento amministrativo ed economico.
Come si evinceva dal primo dei 21 articoli del testo, che recita «Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.», si delineava una "monarchia assoluta elettiva", di natura teocratica, i cui principali compiti di governo erano attribuiti al cardinale Segretario di Stato. Ad eleggere il Papa era il collegio cardinalizio, riunito in conclave.
Definiti anche i simboli nazionali: la bandiera, costituita da un «drappo partito di giallo e bianco, col bianco caricato al centro delle Chiavi incrociate (decussate) sormontate del Triregno.»; l'inno nazionale, indicato come "Inno e Marcia Pontificale", composto da Charles Gounod. Tra gli aspetti cruciali affrontati nelle altre leggi quello della cittadinanza, spettante «ai cardinali residenti in Vaticano e a Roma, ai residenti stabili in Vaticano per ragioni di carica, dignità o impiego e a coloro cui sia concesso dal Pontefice, coniugi e figli di cittadini», e della proprietà, non riconosciuta in quanto tutti gli immobili appartengono alla Santa Sede.
Nel 2001 la legge fondamentale venne modificata da Giovanni Paolo II che, tra le altre cose, cancellò definitivamente la pena di morte (prevista in caso di tentato omicidio del Papa), mai applicata dopo il 1929 e abolita da Paolo VI nel 1967.
Alla luce della superficie che occupa, pari a 0,44 km², e del numero dei cittadini residenti (605 nel 2017), il Vaticano detiene due primati mondiali: è lo stato più piccolo (seguito dal principato di Monaco e da Nauru, in Oceania) e il meno popoloso del pianeta.
-Fine Congresso di Vienna: Ridisegnare l’assetto dell’Europa dopo la caduta dell'impero napoleonico fu l'obiettivo dei lavori del Congresso, che riunì a Vienna i capi di stato delle quattro potenze vincitrici (Austria, Regno Unito, Prussia e Russia), insieme ai rappresentanti delle altre nazioni, Francia in primis.
Doveva essere un'occasione importante per mettere a frutto le idee di libertà e autodeterminazione dei popoli, affermatesi con la Rivoluzione Francese e con la filosofia illuminista, e invece si ridusse a un miope compromesso tra le superpotenze europee, che si spartirono i vari territori cercando di mantenere così un equilibrio stabile. L'assetto che fu dato all'Italia n'è un esempio lampante: divisa in 10 piccoli stati, poi ridottisi ad otto dopo successive annessioni.
Fautore di questa linea e principale protagonista del Congresso fu il principe Klemens von Metternich, ministro degli Esteri dell'Impero austriaco. Le decisioni prese a Vienna andarono in direzione di una Restaurazione delle monarchie assolute del passato ed ebbero un peso determinante sulle vicende storiche successive, nell'alimentare la nascita di nuove ideologie progressiste e lo scoppio di diverse ondate insurrezionali. Tra queste le tre Guerre d'indipendenza che portarono all'Unità d'Italia.
-Delitto Matteotti: «Uccidete pure me, ma l'idea che è in me non l'ucciderete mai». Così il politico socialista Giacomo Matteotti si rivolse alla Camera dei Deputati, quasi presagendo il disegno criminoso del regime fascista di cui denunciò violenze e abusi fino all'ultimo giorno di vita. Disegno che fu messo in pratica un pomeriggio di giugno da cinque membri della “polizia politica”, che dopo averlo rapito nella zona del Lungotevere (testimoni due bambini), lo accoltellarono e abbandonarono il cadavere nelle campagne della Capitale.
L’episodio, di cui Mussolini stesso ammise la responsabilità, segnò uno spartiacque nella lotta al regime, coalizzando i partiti d’opposizione che abbandonarono per protesta il Parlamento (passata alla storia come Secessione dell'Aventino ed entrata nel linguaggio politico). Il governo ne approfittò per approvare leggi più restrittive nei confronti della stampa e della libertà di associazione.
Da allora Giacomo Matteotti fu assunto a figura simbolo dell’antifascismo, ricordata nella toponomastica italiana e nelle commemorazioni ufficiali delle vittime del fascismo.
-Anna Frank inizia il suo diario: «Subito dopo le sette andai da papà e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regalucci. Il primo che mi apparve fosti tu, forse uno dei più belli fra i miei doni». Inaugurando il suo diario la piccola Anna Frank, tedesca di nascita ma olandese d'adozione, racconta l’emozione del risveglio nel giorno del suo tredicesimo compleanno e l’attesa di scartare i regali, tra i quali scopre con felice sorpresa un diario.
Ha la copertina a quadretti rossi, lo stesso che ha visto il giorno prima nella libreria a pochi passi da casa sua. Da quel momento diventa un compagno inseparabile, cui confidare tutto e attraverso il quale si rivolge a un'amica immaginaria, chiamandola «Kitty». Vittima insieme alla sua famiglia, in quanto ebrei, della persecuzione nazista posta in atto ad Amsterdam, la ragazzina non può più frequentare la scuola e la sua quotidianità scorre tra le mura dell'abitazione prima e dell'alloggio segreto poi.
Per questo tutta la sua attenzione si volge a quelle pagine bianche da riempire con le vicende della sua famiglia, i ricordi legati ai compagni di scuola, il suo primo amore e il vissuto di due anni di segregazione tra paure e speranze. Il suo racconto s’interrompe nell’agosto del 1944, quando la sua famiglia viene arrestata e portata nel campo di concentramento di Auschwitz e di qui a quello di Bergen Belsen.
Suo padre Otto, unico sopravvissuto, pubblica successivamente il diario, che diventa in poco tempo uno dei documenti più struggenti dell'Olocausto del popolo ebraico. Da esso si evincono le qualità compositive della giovane che in un passo significativo confessa le sue aspirazioni di scrittrice: «Sarò mai capace di scrivere qualcosa di importante, lo spero proprio, perché scrivendo posso confidare alla carta tutti i miei pensieri, i miei ideali, i miei sogni». Questa frase è oggi leggibile sul muro della scuola frequentata da Anna.
-Giacomo Leopardi. Giacomo Leopardi: Massimo poeta dell'Ottocento e filosofo geniale, è tra i più influenti rappresentanti della letteratura mondiale.
Nato a Recanati, in provincia di Macerata, e morto a Napoli il 14 giugno del 1837, formò la sua poetica nel solco del Classicismo, approdando poi al Romanticismo (di cui risultò tra i più autorevoli esponenti) e anticipando i temi dell'Esistenzialismo, con la riflessione filosofica sull'esistenza umana e sul suo rapporto con la Natura.
Affetto, nel corso di tutta l'esistenza, da seri problemi fisici (legati probabilmente al "Morbo di Pott") e neurologici, diede prova dello sconfinato estro letterario con opere immortali, quali le Operette morali, gli Idilli e lo Zibaldone di pensieri. Rappresentative della sua corposa produzione sono la lirica "A Silvia", le poesie "La quiete dopo la tempesta", "Il sabato del villaggio", e l'idillio "L'Infinito".
Morì a soli 39 anni a Napoli, nella casa dell'amico Ranieri, poco prima di partire per "Villa Ferrigni" a Torre del Greco, lì dove aveva composto "La ginestra" o "Il fiore del deserto", la penultima lirica.
-Alberto Sordi: L'essere italiano nel bene e nel male. È stata la cifra distintiva della cinquantennale carriera di attore e regista dell'Albertone nazionale, tra i maggiori interpreti della commedia all'italiana.
Nato a Trastevere, nel cuore della vecchia Roma, Alberto Sordi visse la romanità come un tratto imprescindibile della sua personalità artistica, dando continuità alla grande tradizione capitolina iniziata con Aldo Fabrizi e Anna Magnani.
Dopo gli esordi come doppiatore negli anni Trenta, durante i quali prestò la propria voce a Oliver Hardy del famoso duo comico Stanlio & Ollio, e le prime comparsate in pellicole di poche pretese, raggiunse la fama tra il 1952 e il 1955 con personaggi che incarnavano i vizi dell'italiano medio: dal ruolo di approfittatore in Lo sceicco bianco all'infantile de I vitelloni (entrambi diretti dal grande Federico Fellini), fino al simpatico e celebre scansafatiche di Un americano a Roma (1954).
Gli anni Sessanta e Settanta lo consacrarono come attore completo, capace di alternare parti di grande intensità drammatica, come i protagonisti di di Detenuto in attesa di giudizio (1971) e Un borghese piccolo piccolo (1977), ad altre di geniale comicità, passando con disinvoltura dall'espressione dialettale all'italiano più forbito.
Tra gli aspetti peculiari del modo di recitare: la straordinaria capacità di trasformare le fattezze del viso e la gestualità, ora abbrutendosi ora ingentilendosi; il tono stentoreo della voce, affinato attraverso l'esperienza di doppiatore e macchiettista radiofonico, che sfruttò anche con l'eseguire alcune colonne sonore dei suoi film e canzoni irriverenti cantate in TV.
Preso a modello da numerosi attori, su tutti Carlo Verdone considerato da molti il suo erede naturale, Alberto Sordi fu insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui 11 David di Donatello e un Leone d'oro alla carriera nel 1995. Scomparso nel febbraio 2003, le sue spoglie riposano nella tomba di famiglia, presso il cimitero monumentale del Verano.