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Trapano & macchina fotografica
di Guido Alberto Rossi
Paolo, il mio storico dentista, a dicembre 2025 è andato in pensione ma non i miei denti, anzi uno di loro, precisamente il numero 46 ha pensato bene di farmi un male cane, dopo solo circa un mese dalla chiusura dei battenti Paolani.
Così ho dovuto trovarmi un nuovo dentista e su raccomandazioni varie finisco nello studio di Stefano Gracis e Matteo Capelli, mi danno subito un appuntamento e già dalla sala d’aspetto ho una buona impressione. C’è un gran via vai e usando il metro che se il ristorante è pieno è buono, mi sento tranquillo.

Il dott. Gracis attacca
subito il 46 con una serie di radiografie, poi prende una macchina
fotografica reflex digitale e con due bei flash wireless e inizia a scattare
un sacco di foto al dente dolente, la cosa mi preoccupa e gli domando
cosa ha di speciale il 46 per valere tanti scatti, mi risponde che è solo
routine.
Poi prende il trapano e da fotografo ridiventa dentista. Il 46 è
incapsulato da circa 30 anni e ovviamente sotto trova una bella carie
che va subito sistemata e così tampona il dolore e mi fissa
l’appuntamento successivo e se sono d’accordo già che sono lì diamo
un’occhiata a tutti gli altri denti.

Anche se non sono troppo contento ritengo che possa essere utile un po' di prevenzione e così mi fa tante altre belle radiografie, una panoramica da Pulitzer e tantissime foto, quante ne scatterei io in una situazione importante e irripetibile e così salta fuori che i denti che hanno bisogno d’intervento e, in alcuni casi anche urgente, sono ben nove. Ovviamente è colpa mia, perché quando Paolo mi diceva “diamo un’occhiata in giro”, trovavo sempre una valida scusa per schizzare via dalla poltrona del riunito, ben conscio che mi comportavo da vile codardo.

L’appuntamento successivo per il 46 è con
il dott. Matteo Capelli, anche lui alterna il trapano con le foto e mi cura il
dente. A questo punto facciamo una specie di piano d’attacco per tutti gli
altri 8 denti malati tra: molari, canini e incisivi e fissiamo gli appuntamenti
per iniziare i grandi lavori. A ogni step di lavoro, il dente protagonista
viene fotografato prima, durante e dopo.
È ovvio che la mia curiosità
professionale aumenta ad ogni seduta e così decido di farne un
articoletto, ma ovviamente devo sapere tutto. Ne parliamo e fissiamo un
appuntamento per una specie d’intervista e così dopo qualche giorno ci
incontriamo tutti, all’ora di pranzo quando c’è il break.

Mi accoglie la
dottoressa Yolanda Liaropoulou che viene da Atene, ma ormai è
milanese a tutti gli effetti ed è incaricata di darmi la prima infarinatura di
Fotodent.
Incomincia mostrandomi i suoi nuovi flash, con montati dei
softbox, che sono dei diffusori di luce, trasformano la luce violenta dei
flash in una luce bella morbida e regolandoli nella maniera desiderata si
può controllare il contrasto e le ombre in maniera perfetta che, in questo
tipo di foto, è estremamente necessario; sono montati a V di fianco
all’obiettivo Nikkor MC 105/2.8 S (obiettivo micro) che a sua volta è
montato su una Nikon Z7II.
Parlando del più e del meno salta fuori che
quando ha iniziato l’università ad Atene nel 2009 già insegnavano che la
fotografia era importante. Poi, durante la specializzazione, fatta a
Barcellona, la fotografia è diventata una materia base tanto che capitava
che le facessero scattare anche 200 foto al giorno.

Yolanda ha iniziato a
lavorare ad Atene in uno studio dentistico che era specializzato in
protesi ed estetica. Qui la fotografia era importantissima per la
comunicazione con il paziente. Infatti, “una immagine è meglio di mille
parole”, poi era essenziale per spiegare al laboratorio i lavori che
servivano.
Il dottor Gracis ha fatto l’università a Seattle, USA, e già nel
1988 la fotografia dentale era materia di studio. Quando ha aperto il suo
studio a Milano e ha incominciato a fotografare i denti ai pazienti, questi
lo prendevano per un marziano. Allora il digitale era ancora in
gestazione e quindi si usava la pellicola diapositiva a colori. Oggi tutte
quelle diapo (decine di migliaia) esistono ancora e sono conservate in
grossi scatoloni.

Ma non è importante solo la foto macro del dente, dove
si vedono bene tutte le varie sfumature dei colori e dettagli della sua
struttura ma è anche molto importante fotografare il viso del paziente da
varie angolature e facendogli muovere le labbra nelle varie posizioni, dal
piccolo sorriso alla risata sguaiata. Tutte le foto scattate vengono inserite
in un archivio in modo da poter lavorare anche in team, se necessario.
Un altro aspetto importante è che la foto “canta” più della carta, se
dovesse nascere una bega legale, ecco la prova vostro onore!

Sotto l’aspetto strettamente tecnico, nel caso che qualche appassionato di fotografia desiderasse fotografare i denti degli amici e parenti è bene seguire la tecnica del dottor Gracis: flash tarati a 5500 gradi Kelvin (luce diurna) così come le altre luci dello studio, che sono tutti led della stessa gradazione. Il diaframma dell’obiettivo deve essere tutto chiuso, per avere la maggior profondità di campo possibile e qui la messa a fuoco ideale è sui canini in modo che anche i dentoni centrali ed i molari vengano a fuoco.

Nel frattempo per quello che mi riguarda come
paziente, il 46 è sistemato, rimangono i restanti otto denti che dovranno
essere trapanati, fotografati e curati nei prossimi giorni.
Magari alla fine
chiederò al Dott. Gracis i file di tutti i clic fatti ai miei 9 denti e ne farò un
album da tramandare ai posteri.
