#376 - 1 aprile 2026
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di MARTEDI' 14 APRILE quando lascerà il posto al n° 377 - BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi un po' di SATIRA - Nasciamo nudi, umidicci ed affamati. Poi le cose peggiorano - Chi non s ridere non è una persona seria (P. Caruso) - l'amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande (W. Allen) - Ci sono persone che si sposano per un colpo di fulmine ed altre che rimangono single per un colpo di genio - Un giorno senza una risata è un giorno sprecato C. Chaplin) - "Il tempo aggiusta ogni cosa" Si sbrigasse non sono mica immortale! (F. Collettini) - Non muoverti, voglio dimenticarti proprio come sei (H. Youngman) - La differenza tra genialità  e stupidità è che la genialità  ha i suoi limiti (A. Einstein). -
Cinema

I dimenticati - Una iniziativa di "Diari di Cineclub"

Héctor Elizondo

Diari di Cineclub - I dimenticati, 129. Héctor Elizondo.

Di

Virgilio Zanolla

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Quando si parla di grandi caratteristi, ovvero di quelle figure di attore in grado di connotare un film con la loro sola presenza, - non a caso ci sono occasioni in cui anch’essi rivestono il ruolo di protagonista - di solito si valutano anzitutto le doti drammatiche, la capacità intrinseca di calarsi nell’anima del personaggio per trarne il meglio; si presta minore attenzione all’aspetto fisico, a quanto cioè l’interprete aderisca di suo alla parte in termini di rispondenza fisiognomica, prima dunque di sottoporsi alle sedute dal truccatore: aspetto non meno importante, a mio modestissimo avviso. Per questo in certe performance attoriali mi sorprende sempre molto la credibilità dell’interprete riguardo all’apparenza della persona: perché in uno stesso attore, ci sono casi in cui da prestazione a prestazione si rilevano distanze siderali nei ruoli: si pensi a Claude Brasseur, che dopo esser stato l’odontoiatra François Beretton padre dell’adoloscente Vic (Sophie Marceau) nei due film di Claude Pinoteau su Il tempo delle mele (1980 e ’82), nell’86 nel poliziesco Discesa all’inferno di Francis Girod impersonò Alain Colbert, lo scrittore marito di Laure (la stessa Marceau, appena diciannovenne), interpretando con lei anche alcune scene di nudo.

Héctor Elizondo

Ma restando sui caratteristi e sull’aspetto fisico, confesso volentieri come nessuna qualità mi ha stupito tanto quanto il mimetismo di Héctor Elizondo, capace, nel corso del tempo, di assumere il sembiante e l’indole di tanti personaggi diversi tra loro, talvolta quasi antitetici, senza per questo rinunciare alle peculiarità del suo essere attore.

Nato a New York il 22 dicembre 1936, Héctor è il primogenito di Martín Echevarría Elizondo, contabile e notaio portoricano di origine basca (per la precisione, chiarì poi il figlio, «era nato su una nave mercantile in partenza dalla Spagna per Porto Rico»), e di Carmen Medina Reyes, casalinga, anch’essa portoricana di ascendenza spagnola, la sua famiglia essendo immigrata dalle isole Canarie.

Héctor Elizondo

Qualche anno dopo di lui è nata la sorella Emma. I suoi genitori s’erano trasferiti nella Grande Mela per migliorare il proprio tenore di vita, e potendoselo permettere erano andati ad abitare nell’Upper West Side, un quartiere tranquillo e signorile, ma nel contempo assai vivace culturalmente. Legatissimo alla loro memoria, nel 1997 egli ebbe a dichiarare: «Se c’è qualcosa che ho preso da mio padre e che mi ha aiutato nella vita e nel mio lavoro, è che la cosa più importante non è l’immagine che presenti al mondo, ma la sostanza che traspare».

Héctor Elizondo

Appassionato di sport e amante della musica, Héctor mostrò le sue doti fin da bambino, cantando nel Frank Murray Boys’ Choir; nel 1950, diplomato alla scuola media, passò alla High School of the Performing Arts, e quattro anni dopo si iscrisse al Fiorello La Guardia City College; nel frattempo, studiò danza e praticò il basket e il baseball, distinguendosi in quest’ultimo sport al punto da essere segnalato a due squadre professionistiche quali i San Francisco Giants e i Pittsburgh Pirates. Ma il suo proposito era diventare un insegnante di storia; tuttavia un evento inatteso lo costrinse a cambiare i suoi piani, abbandonando il College e rimediando un lavoro a tempo pieno: il 5 settembre del ’56 infatti, appena diciannovenne Héctor divenne padre di Rodd; con la madre del piccolo, Marie Rivera, si era sposato quell’anno, ma il matrimonio durò soltanto pochi mesi: divorziando, egli ottenne anche la custodia del figlio, futuro insegnante di scuola materna, del quale si occupò sempre molto responsabilmente.

Héctor Elizondo

Pur lavorando, Héctor non abbandonò i suoi interessi, anzi, coltivò in particolare le velleità che nutriva nell’àmbito dello spettacolo, e nel biennio 1962-63 studiò danza presso il Ballet Arts Company al Carnegie Hall. Ciò che un giorno lo portò al teatro, visto il quale - ricordò in un’intervista - la sua reazione fu il pensare: “Non so cosa stiano facendo o cosa stia succedendo qui, ma mi piacerebbe farne parte in qualche modo”. Così prese a studiare recitazione con Mario Stiletti allo Stella Adler Theatre Studio, allora situato nel Dryden East Hotel sulla East 39th St. Il ’63, che lo vide esordire davanti alla macchina da presa in un piccolo ruolo nel thriller dell’orrore The Fat Black Pussycat diretto da Harold Lea, fu anche l’anno delle sue seconde nozze, con Marie Mandry: un’altra unione sbagliata, conclusasi con un nuovo divorzio dopo pochi mesi.

Héctor Elizondo

Nella seconda metà degli anni Sessanta Héctor si dedicò soprattutto al teatro, dal quale allora gli giunsero le maggiori soddisfazioni.
La prima parte professionale la spuntò nel ’65 nello spettacolo -Broadway Kid the One-Eyed Man; mentre il primo spettacolo in cui si mise in luce fu la premiatissima commedia di Howard Sackler The Great White Hope, incentrata su un episodio della vita di Jack Johnson, il celebre pugile nero campione dei pesi massimi negli anni 1908-15; maggiori riscontri ebbe nel ’70 interpretando ‘Dio’ nei panni di un inserviente portoricano del bagno turco nel dramma di Bruce Jay Friedman Steambath: la sua performance gli valse un Obie Award. In seguito si segnalò sui palcoscenici di Broadway in prestigiosi allestimenti quali, nel ’92, quello del dramma The Price di Arthur Miller, a fianco di Eli Wallach.

Nel ’66 fece il suo esordio in televisione, apparendo in un episodio del serial Ai confini della notte (The Edge of Night), primo di una nutritissima serie di partecipazioni a sceneggiati tv che dura tuttora, trasmessi con grande successo anche in Italia quali Kojak (1973-76), Colombo (1975), Agenzia Rockford (1975-78), Un giustiziere a New York (1989), Mrs. Cage (1992, a fianco di Anne Bancroft), Tutti gli uomini del presidente (2002), Grey’s Anatomy (2007-13), Detective Monk (2008-9), occupandosi occasionalmente di curare alcune regie e prestandosi di frequente al doppiaggio; un’altro impegno a cui si dedica sempre volentieri è la lettura di libri per bambini.

Héctor Elizondo

Nel 1997 la sua attuazione del personaggio di Philip Watters nella serie drammatica Chicago Hope gli ha meritato l’Emmy Award quale migliore attore non protagonista.
Il 13 aprile 1969 Héctor sposò l’attrice e fotografa Carolee Campbell, conosciuta all’Actors Studio e futura vincitrice di un Emmy Award, che è tuttora sua consorte, stabilendosi con lei in California, a Sherman Oaks. In quell’anno egli interpretò l’ispettore nel film Le volpi (The Vixes) di Harvey Cort, il suo primo ruolo cinematografico di un certo rilievo. Le pellicole che seguirono negli anni Settanta furono spesso significative, includendo opere piuttosto note anche in Italia, come il drammatico Il mio uomo è una canaglia (Born to Win, ’71) di Ivan Passer; la commedia western Per una manciata di soldi (Pocket Money, ’72) di Stuart Rosenberg; il thriller Il colpo della metropolitana (The Taking of Pelham One Two Three, ’74) di Joseph Sargent, nel quale impersonò Mr. Grey, un ex mafioso dirottatore della metro; l’avventuroso Cuba (id., ’79) di Richard Lester e l’acclamatissimo thriller American Gigolò (id., ’80) di Paul Schrader, che vide Héctor vestire di nuovo i panni di un ispettore, il detective Sunday; in questi film, egli si misurò con interpreti del calibro di Burt Lancaster, Robert De Niro, Paul Newman, Lee Marvin, Walter Matthau, Sean Connery e Richard Gere.

Héctor Elizondo

Risale al 1981, con la lavorazione della commedia parodica L’ospedale più pazzo del mondo (Young Doctors in Love, ’82) la conoscenza che il nostro attore fece col regista Garry Marshall, allora già noto per aver diretto la celeberrima serie tv Happy Days ma al suo esordio con un lungometraggio nel cinema, con il quale si sarebbe legato da profonda amicizia, e per il quale avrebbe recitato in altri diciassette film, in pratica tutti quelli di cui Marshall - venuto a mancare nel 2016 - curò la regia, diventando così il suo attore-feticcio. Nell’opera prima di Marshall egli fece anche sfoggio del suo talento come suonatore di chitarra.

Héctor Elizondo

Lo spessore d’interprete di Héctor si può cogliere nella commedia Posizioni promettenti (Private resort, 1985) di George Bowers, con Johnny Deep, dove interpretò un abile ladro chiamato il Maestro; nella fortunatissima commedia romantica Pretty Woman (id., ’90) di Marshall, in cui tratteggiò con vera sapienza la figura del direttore d’albergo Barney Thompson; nella commedia sportiva Campioni di guai (Necessary Roughness, ’91) di Stan Dragoti; nella commedia sentimentale Paura d’amare (Frankie and Johnny, id.) di Marshall, con la coppia Michelle Pfeiffer e Al Pacino; nel poliziesco Un piedipiatti a Beverly Hills II** (Beverly Hills Cop III, ’94) di John Landis, accanto a Eddie Murphy; nella commedia romantica Se scappi, ti sposo (Runaway Bride, ’99) di Marshall; nel dramma sentimentale L’amore ai tempi del colera** (Love in the Time of Cholera, 2007) di Mike Newell; e ancora in altri film.

Héctor Elizondo

Si diceva della sua capacità di mimesi anche fisica: per fornirne una prova, basta comparare la sua partecipazione a due celebri film usciti a distanza di un decennio, entrambi interpretati da Richard Gere: il thriller American Gigolò di Paul Schrader (1980) e la commedia sentimentale Pretty Woman di Garry Marshall (1990). Nel primo, quarantaquattrenne, Héctor è il detective Sunday, chiamato a indagare sull’omicidio della signora Rheyman, del quale è indiziato il gigolò Julian Kay (Gere); snello, glabro e fortemene stempiato, sigaro in bocca e sguardo scettico, la sua figura è in curioso contrasto con quella di un Gere all’apice della sua forma fisica e del fascino tormentato, tuttavia il loro confronto appare bilanciato e costituisce uno dei momenti più intriganti della pellicola. Nel secondo, cinquantaquattrenne, offre nei panni del direttore d’albergo Barney Thompson una performance di altissimo livello: parrucchino spruzzato d’argento, barba curata attorno alla bocca, vestito in modo impeccabile ma senza ostentazione, modo di fare misurato e signorile, fascino maturo, i suoi dialoghi con l’uomo d’affari Edward Lewis (Gere) e quelli con la prostituta Vivian Ward (Roberts) sono quanto di meglio proponga la pellicola, come la scena in cui egli insegna a Vivian la corretta disposizione a tavola delle posate e l’uso di ciascheduna; non a caso nel 1993 al Paris Film Festival venne premiato quale miglior attore in una scena proprio per Pretty Woman.
Héctor restò «sbalordito» dal travolgente successo di Pretty Woman, che incassò in tutto il mondo l’equivalente di 463 milioni di dollari, ossìa più di 33 volte quant’era costato il suo budget. Interpretare quel ruolo a lui era sembrato «come indossare un paio di vecchie pantofole. Tutto quello che ho fatto è stato di seguire una delle indicazioni che m’ha dato Garry: “Crea semplicemente la persona per cui vuoi lavorare”... Era molto simile a mio padre, molto simile a me».

Héctor Elizondo

Altri dieci anni dopo, in Se scappi, ti sposo egli si ritrovò di nuovo con la premiata coppia Gere-Roberts, stavolta nel ruolo di Fischer, direttore del giornale per il quale lavora Homer Eisenhower (Gere), suo amico nonché ex marito di sua moglie Ellie Graham (Rita Wilson), l’editrice del giornale.
Con Julia Roberts, Héctor ha diviso il set ben cinque volte: oltre ai due film citati, apparendo anche in altre tre pellicole, tutte commedie romantiche dirette da Marshall: Appuntamento con l’amore (Valentine’s Day, 2010), Capodanno a New York (New Year’s Eve, ’11) e Mother’s day (id., ’16): tre film con più storie portate avanti in contemporanea, secondo il classico stile del regista, ambientate rispettivamente a Los Angeles, New York ed Atlanta. Nei primi due i nostri attori non si trovano negli stessi episodi: in Appuntamento con l’amore Héctor ha una parte bellissima, quella di Edgar, marito ormai anziano di un’ex attrice, Estelle (Shirley MacLaine), il quale dopo un lungo matrimonio apprende che la moglie lo tradì con un partner commerciale; e in Capodanno a New York è Kominsky, l’abilissimo tecnico che aggiusta il meccanismo della tradizionale Ball Drop, la grande sfera che la notte di S. Silvestro viene calata su Times Square. In Mother’s day, invece, Héctor è il simpatico Ramón Navarro alias Lance Wallace, l’agente di Miranda Collins (Roberts), celebre scrittrice che venuta ad Atlanta per promuovere il suo ultimo libro, vi incontra l’ignara Kristin (Britt Robertson), scoprendo che si tratta della figlia avuta da giovanissima e data in adozione.

Héctor Elizondo

Oggi, novantenne, con quasi settanta film alle spalle, con innumerevoli partecipazioni a serie televisive, a spettacoli teatrali e radiofonici, a letture pubbliche, Héctor ha rallentato notevolmente l’attività, senza però tirare i remi in barca. Nonno della trentasettenne Juliet, che ha scelto anch’essa di essere attrice, lavorando con lui in Pretty Princess (The Princess Diaries, 2001) di Marshall, nelle rare occasioni in cui si concede alla stampa non manca mai di dare consigli. Questi quelli largiti nel 2013, al termine di un’intervista via Internet nel Celebrity Circle: «Ridete molto, pensate molto, amate molto. Prendetevi cura di persone che hanno bisogno di una mano e ricordate, la maggior parte del mondo non è come noi, quindi c’è molto da imparare. Salvate il pianeta e siate gentili l’un l’altro. Molto amore! E mai, mai, mai stracuocere la pasta».

Héctor Elizondo

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