#375 - 15 marzo 2026
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero resterà  in rete fino alla mezzanotte di martedi 31 marzo quando lascerà il posto al n° 376 - BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi un po' di SATIRA - Nasciamo nudi, umidicci ed affamati. Poi le cose peggiorano - Chi non s ridere non è una persona seria (P. Caruso) - l'amore è la risposta ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande (W. Allen) - Ci sono persone che si sposano per un colpo di fulmine ed altre che rimangono single per un colpo di genio - Un giorno senza una risata è un giorno sprecato C. Chaplin) - "Il tempo aggiusta ogni cosa" Si sbrigasse non sono mica immortale! (F. Collettini) - Non muoverti, voglio dimenticarti proprio come sei (H. Youngman) - La differenza tra genialità  e stupidità è che la genialità  ha i suoi limiti (A. Einstein). -
letteratura

San Francesco seconno noantri

Versi in lingua dell'urbe (romanesco)

Francesco

Testo Bartolomeo Rossetti

Disegni di Lucio Trojano

episodio diciannovesimo
Porziuncola - Cantico - Sorella Morte

Ritorno a la Porziuncola (1224-1225)

San Francesco, così stimmatizzato,
senza avecce più forza, poverello,
venne portato sopra un somarello
pe' torna' a casa, ma doppo passato
San Seporcro, l'aveveno fermato
pe' forza quelli de Città-Castello.

Ce restò un mese, e arivò er poverello
a gran fatica a inverno cominciato.
Sempre più la salute se n'annava,
se ritirò du' mesi a San Damiano
e qui sorella Chiara lo curava.
Doppo 'na notte de tribbolazioni
lui fece un canto novo, mano a mano
che je veniva sù l'ispirazione.

Francesco

Er Cantico de le creature (1225)

Ciaveva tante sofferenze, eppure
come er canto der cigno, er Poverello,
come un giullare, come un menestrello,
fece un cantico a tutte le creature.

E lo fece co' tutte le premure.
Ne venne fori er cantico più bello
der creato: che lui chiamò fratello
er Sole co' la Luna e er celo pure,
chiamò sorella tutta la Natura,
co' le stelle, la Tera e pure er vento,
e l'aria, e speciarmente l'acqua pura,
chiamò fratello er foco, bello e forte,
che ce riscalla, e all'urtimo momento
chiamò sorella nostra Sora Morte.

Sorella morte

Signore mio, tu sempre sia lodato
pure pe' nostra Morte corporale,
che vie' pe' tutti, pe' chi fa der male
e chi fa er bene. E de qualunque stato,
dell'ommini nessuno è mai scampato.

Guai a chi quanno arriva, sur finale,
ci avrà quarche peccato ch'è mortale,
lui nun sarà in eterno perdonato.

Sorella Morte è l'unica ch'è giusta,
nun guarda in faccia poveri o signori,
quanno ariva, nessuno più l'aggiusta.
Come 'na sentinella, de vedetta,
de là c'è er Padreterno. E so' dolori
pe' chi nun sa a la morte che l'aspetta.

Francesco in punto de morte

Doppo tanti strapazzi e sfacchinate
Francesco era ridotto ar lumicino
e stava sempre steso su un lettino
vestito co' la tonaca de frate.

Cơ tante che n'aveva già passate
er santo era a li sgoccioli, vicino
a la morte, a la fine der cammino,
ci aveva l'ore che ereno contate.

Quanno sentiva che era ormai a le corte,
volle anna' a la Porziuncola, che armeno
voleva aspetta' lì sorella Morte.

E fu portato lì, ne le capanne
"ndo' li frati dormiveno sur fieno,
fatti de sassi ruvidi e de canne.

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