La giustizia di Nordio...
...quello di Almasri
di Nicola Bruni
L’autore della riforma della magistratura sottoposta a referendum confermativo è lo stesso ministro dall’ingiustizia Carlo Nordio, che nel gennaio 2025 fece liberare e rimpatriare il supercriminale libico Almasri, imputato di 34 omicidi, 22 stupri e sistematiche torture estorsive a danno di poveri migranti, invece di consegnarlo alla Corte penale internazionale. Quel ministro che, per giustificarsi, mentì agli italiani con motivazioni da azzeccagarbugli e fu poi sbugiardato anche da membri della sua maggioranza.

Quell’inattendibile personaggio ha elaborato, per conto del governo Meloni, un testo che modifica ben sette articoli della Costituzione, lo ha blindato e lo ha fatto approvare in doppia lettura da Camera e Senato senza ammettere alcun emendamento. Neppure i parlamentari del centro-destra hanno potuto introdurvi qualche correzione.
Non si cambia così la legge fondamentale dello Stato, frutto nel 1947 di una vastissima convergenza tra le forze politiche e le componenti culturali del Paese. Un testo su cui si fonda un prezioso equilibrio tra i poteri dello Stato e alla cui formulazione contribuirono eminenti personalità, tra le quali Alcide De Gasperi, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Giorgio la Pira, Oscar Luigi Scalfaro, Umberto Terracini, Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat, Benedetto Croce, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angela Gotelli, Lina Merlin, Piero Calamandrei, Meuccio Ruini, Emilio Lussu.
Basterebbe questo per scegliere di votare NO al referendum del 22 e 23 marzo.
Ma quello che preoccupa è l’indebolimento dell’autonomia della magistratura, con la tripartizione del suo Consiglio superiore e l’introduzione di una lotteria per la nomina dei nuovi organismi di autogoverno a vantaggio della componente politica. Infatti, i rappresentanti (non rappresentativi) dei togati sarebbero estratti tra i nomi di tutti i magistrati, anche quelli appena assunti, mentre il sorteggio dei consiglieri “laici” (cioè politici) avverrebbe sulla base di una ristretta lista di candidati compilata dalla maggioranza parlamentare.
Ancor più preoccupante è il passo successivo a questa riforma che Meloni, Nordio, Tajani & C. non fanno più mistero di avere in programma: la subordinazione dei pubblici ministeri e della polizia giudiziaria al potere esecutivo, come negli Stati Uniti di Trump.
Già Meloni ha cominciato a fare le prove, indicando ai magistrati torinesi per quale reato (“tentato omicidio”) dovrebbero perseguire i facinorosi che hanno picchiato un poliziotto dimesso dall’ospedale il giorno dopo.