Telemeloni a Cortina
di Nicola Bruni
La sera di venerdì 6 febbraio ho assistito per intero alla telecronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Milano-Cortina, trasmessa dai Rai 1, la “rete ammiraglia di Telemeloni”, ma non mi sono accorto dei cori di fischi e di “buu” con i quali il pubblico avrebbe accolto l’inquadratura del vicepresidente degli Stati Uniti J. D. Vance e la sfilata della bandiera israeliana.

Ne parlano in molti su Facebook. È possibile - mi domando - che io mi sia distratto per non accorgermene? Oppure quei fischi e qui “buu” sono stati silenziati e censurati dal telecronista “ultrameloniano” Paolo Petrecca, direttore di Rai Sport. Sono indotto a propendere per la seconda ipotesi, dopo aver appreso che lo stesso “telemelonista” ha sostanzialmente censurato i tre minuti di esibizione del cantante Ghali, italiano di origine tunisina, reo di essere “pro-Pal”, evitando di nominarlo e di inquadrarlo in primo piano, mentre recitava la filastrocca “Promemoria” di Gianni Rodari, accompagnato da un corpo di ballo di giovanissimi. Che cosa ha detto - con il permesso di chi lo aveva invitato - il “sovversivo” Ghali? Testuale: “Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, per esempio la guerra”. Inaudito!

La trasmissione ha cominciato ad andarmi per storto, quando ho sentito cantare dalla voce di Laura Pausini (nella foto) un inno nazionale che io giudico assurdamente retorico, ridicolo e blasfemo: un testo bellicista, scritto da un eroe ignorantello, che pretende di cingere l’Italia dell’elmo di Scipione l’Africano (III secolo a. C.) e attribuisce a “Iddio” di aver creato la Vittoria “schiava di Roma”. Da andarsi a nascondere, come italiani “popolo di poeti”, per la vergogna. Alla fine, mi è venuta un po’ di acidità per l’atmosfera di misticismo nella quale la regia della cerimonia ha cercato di coinvolgere atleti e pubblico, attraverso l’ostensione e il culto quasi religioso della fiamma olimpica, innalzata e adorata come se fosse il Santissimo Sacramento.