#372 - 1 febbraio 2026
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero rimarrà  in rete fino alla mezzanotte del giorno sabato 28 febbraio, quando lascerà  il posto al numero 374 - BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Racconto

La zuppetta

di Nicola Bruni

Una mattina della scorsa settimana, al risveglio, ho avuto voglia di rifare per colazione la “zuppetta” di quando ero bambino.
Me la preparava la tata Caterina, un’amica della mamma venuta a Roma dalla Calabria per aiutarla in prossimità della mia nascita e poi rimasta a vivere con la nostra famiglia.

La zuppettaLa zuppetta

Dunque, Caterina bolliva il latte della Centrale di Roma, acquistato la sera prima dal lattaio in una bottiglia di vetro da un litro e tenuto al fresco durante la notte sul davanzale della cucina in mancanza del frigorifero.
Poi rompeva il guscio di un uovo di gallina, ne estraeva il tuorlo e lo sbatteva con un cucchiaino in una tazza mescolandolo con lo zucchero. Quindi ci versava sopra il latte caldo e vi immergeva dei pezzettini di pane avanzato dal giorno precedente. La zuppetta era pronta.

Caterina ripeteva due volte l’operazione, per mia sorella e mio fratello più piccoli. E poiché io di solito non avevo “fame”, e lasciavo la tazza come l’avevo trovata, lei veniva pazientemente ad imboccarmi mentre giocavo con le lattine, i tappi metallici delle bibite, inginocchiato sul pavimento. Approfittava della mia distrazione per farmi trangugiare un boccone, e quando io me ne accorgevo, le gridavo indispettito: “Ti ho detto che non ne voglio!”.

La zuppettaLa zuppetta

La zuppetta che mi sono preparato quella mattina è stata, però, un po’ diversa. Niente “uovo sbattuto”. Ho solo riscaldato il latte, anziché bollirlo come usavamo negli anni ’40 del secolo scorso, ci ho aggiunto del caffè decaffeinato e un cucchiaino di miele. Poi ho spezzettato un po’ di pane raffermo, dopo averlo abbrustolito su una piastra, e ne ho riempito la tazza.
La zuppetta mi è venuta bene, e l’ho gustata anche perché aveva il sapore dell’infanzia e mi ricordava le affettuose premure dell’amatissima Caterina, che è stata per me una seconda mamma.

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