#353 - 1 luglio 2024
AAAATTENZIONE - Cari amici lettori, questo numero rimarrà  in rete fino alla mezzanotte del 31 LUGLIO PER LASCIARE IL POSTO AL N° 354 GIOVEDI' 1° AGOSTO. BUONA LETTURA A TUTTI . Ora ecco per voi un po' di SATIRA: Il Paradiso lo preferisco per il clima, l'Inferno per la compagnia (M. Twain) - Quando le cose non funzionano in camera da letto, non funzionano neanche in soggiorno (W.H. Masters) - L'intelligente parla poco, l'ignorante parla a vanvera, il fesso parla sempre (A: De Curtis) - Il sesso senza amore è un'esperienza vuota, ma tra le esperienze vuote è la migliore (W. Allen) - Per alcune cose ci vuole tanta pazienza, per tutte le altre c'è la gastrite (L. Limbus) - Non avere un pensiero e saperlo esprimere: è questo che fa di un uomo, un giornalista (K. Kraus) - Le banche ti prestano denaro, se puoi dimostrare di non averne bisogno (B. Hope) -
Cinema

I dimenticati - Una iniziativa di "Diari di Cineclub"

Elvira Quintana

Diari di Cineclub - I dimenticati, 110.

Di

Virgilio Zanolla

Fin dalla più remota antichità, le donne - dovrei più correttamente dire: gli esseri umani - hanno imparato a curare il proprio aspetto coi mezzi che metteva a loro disposizione l’epoca in cui vivevano: la parola greca kosmetikos ha infatti tra i suoi significati quello di «armonia consapevole». Naturalmente, la cura del viso non era tutto: ma solo in tempi relativamente recenti si sono potute estendere vantaggiosamente queste attenzioni anche al resto del corpo, correggendo le imperfezioni e riducendo così in molti casi l’insicurezza di chi ne soffriva; tuttavia, ancora oggi i ritocchi estetici talvolta possono costituire un’arma a doppio taglio. Il personaggio che propongo alla vostra attenzione in questo numero, l’attrice e cantante spagnola naturalizzata messicana Elvira Quintana, di questi ritocchi è stata una delle vittime più illustri.

Elvira Quintana

Elvira Catalina Quintana Molina era nata il 7 novembre 1935 al civico 9 di calle Alonso Rodríguez a Montijo, una cittadina spagnola dell’Estremadura affacciata sul Tago, a poche miglia marine da Lisbona, nota per avere avuto quale decima contessa Eugenia, l’imperatrice consorte di Napoleone III, che fu anche l’ultima sovrana di Francia. Era, dopo la sorella Juana María (1932) la seconda e ultima figlia di Pedro María Quintana Gragera e di Alejandra Molina Zamora.

Elvira Quintana

Quand’ella contava ancora pochi mesi, la sua esistenza e il destino stesso della sua famiglia venne segnato da un tragico avvenimento: perché con lo scoppio della guerra civile spagnola, le forze nazionaliste presenti in Estremadura presero il controllo della regione e per prima cosa si liberarono degli oppositori politici, tra i quali c’era anche Pedro María, il padre di Elvira, il quale senza tanti complimenti venne fucilato. Quattro anni dopo, la sua vedova e le due figlie lasciarono la Spagna e si trasferirono a Città del Messico.

Elvira Quintana

Qui, Elvira compì i suoi studi e lavorò con la sorella in un negozio; nel frattempo, e per tre anni, seguì i corsi di recitazione dell’Instituto Teatral y Cinematografico dell’ANDA (Asociación Nacional de Actores), diretta allora da Andrés Soler: la prova che decise il suo ingresso fu la recita di una poesia di Federico Garcia Lorca, un poeta che ella conosceva bene, essendo tra i preferiti dei suoi genitori, che le avevano inculcato l’amore per la letteratura. Le sue prime prestazioni professionali si ebbero in teatro, dove figurò in alcune opere dirette dal poeta e drammaturgo Salvador Novo, tra cui El Presidente Hereda, Los Girasoles e Albertina; ma prese parte anche ad alcuni spettacoli radiofonici e apparve come modella in televisione. Nel cinema debuttò invece con un piccolo ruolo nel ’53 nel drammatico Sueños de gloria di Zacarías Gómez Urquiza, interpretato da Miroslava e Luis Aguilar. Nei suoi primi tre anni di attività davanti alla macchina da presa venne impiegata perlopiù in piccole parti.

Elvira Quintana

Dopo aver vestito i panni di Miriam nel divertente fantasy biblico-musicale Lo que pasó a Sansón di Gilberto Martínez Solares (’55), il primo ruolo a porla all’attenzione del pubblico fu quello di Carmen Ochoa nell’episodio «Una solución inesperada», uno dei tre che compongono il film Canasta de cuentos mexicanos di Julio Bracho (1956), dove si confrontò con mostri sacri come Arturo de Córdova, Pedro Armendáriz e María Félix. L’anno successivo Elvira ebbe maggiore risalto nel drammatico El buen ladrón di Mauricio de la Serna, la storia di un sacerdote che inviato in un quartiere operaio, con l’aiuto di un sacrestano e della di lui figlia redime ladri e prostitute. Pur essendo dotata di una figura molto attraente - bruna, tornita, il bel viso caratterizzato da grandi occhi sensuali, un sorriso vagamente simile a quello di Natalie Wood - ella era tuttavia piuttosto insicura: sapeva di non essere una bellezza perfetta, anzitutto per via del naso, piuttosto largo e carnoso in punta. Sicché, decise di rivolgersi a un chirurgo plastico, che glielo rimodellò, migliorando decisamente il suo aspetto.

Elvira Quintana

Questo buon esito le aprì gli occhi nei confronti della chirurgia estetica, che allora muoveva ancora i primi passi: e benché lei si mantenesse costantemente in forma praticando il nuoto e l’equitazione, la persuase a sottoporsi a periodiche iniezioni di silicone per ingrandire il seno (la cui floridezza amava mostrare ricorrendo a vistose scollature) e rendere più toniche le gambe. La tecnica, sperimentata per la prima volta in Giappone soltanto pochi anni prima, e già diffusa negli Stati Uniti e negli altri paesi più avanzati, consisteva in un ciclo d’inoculazioni applicate tra i muscoli pettorali della parete toracica e la parte posteriore dei tessuti mammari, oppure nelle cosce; una pratica a grandissimo rischio, giacché il silicone essendo di prima generazione veniva iniettato in forma liquida, senza essere incapsulato, risultando invasivo.

Elvira Quintana

Fu nel melodramma musicale Bolero inmortal di Rafael Portillo (’58) che ella, per la prima volta protagonista a pieno titolo, ebbe modo di esprimere le sue cospicue doti d’interprete, giacché recitò e cantò, imponendo a tutto tondo la sua figura. Basti dire che quell’anno stesso i brani da lei cantati trovarono posto in un disco della Columbia / CBS, la casa discografica che pubblicò tutte le canzoni da lei eseguite nel corso della carriera, per un totale di cinque dischi. Il bolero era un genere musicale che le tornava particolarmente consono: un ritmo ballabile lento, ossessivo, romantico, pareva fatto apposta per mostrare appieno l’espressività della voce; ed Elvira si qualificò fin da subito come una delle sue migliori interpreti.

Elvira Quintana

Stella ormai consacrata del cinema e della canzone messicana, se ebbe ancora una parte di fianco nel dramma sentimentale El vestido de novia di Benito Alazraki (’58), tratto da un racconto di Maupassant, ella tornò protagonista nella trilogia drammatica di Chano Urueta Los tigres del ring, Secuestro diabolico e Furias desatadas (’57), nel melodrammatico Gutierritos di Alfredo Bolongaro Crevenna (’59), nell’avventuroso 800 leguas por el Amazonas di Emilio Gómez Muriel (id.), nella commedia western Dos hijos desobedientes di Jaime Salvador (’60), nella commedia musicale Póker de reinas di Alazraki (id.), e nel dramma El siete de copas di Roberto Gavaldón (id.).

Elvira Quintana

Il 1961 fu il suo anno di grazia, nel corso del quale apparve in ben otto pellicole, dove fornì prova della sua duttilità d’interprete: il drammatico Los laureles di Salvador, la commedia romantica Una pasión me domina di Humberto Gómez Landero, gli avventurosi El tiro de gracia, Duelo indio ed Enterrado vivo della serie Pancho Pistolas, diretti da Rolando Aguilar, la commedia western Bonitas las tapatías di Gómez Landero, il western musicale Amor a balazo limpio di Alazraki, e la commedia brillante Se alquila marido di Miguel Melitón Delgado. Sulla cresta dell’onda, Elvira navigava col vento in poppa: i suoi film (dove, oltre ad Armendáriz, tra i vari partners ebbe anche Pedro Infante e Germán Váldes detto Tin-Tan) e le sue canzoni la rendevano popolarissima: non solo i bolero, anche i brani rancheros, tra cui motivi ormai classici quali Me has despreciado e Canta, canta, canta.

Elvira Quintana

Nel ’62 ella prese parte ad un solo film, la farsa melodrammatica Lástima de ropa di Gómez Landero, nel quale interpretava una cantante di cabaret ricca di buon cuore e innamorata di un disonesto muratore. Nel ’63 apparve nella commedia La divina garza, ancora di Gómez Landero, nella commedia musicale Tres palomas alborotadas di Gómez Muriel, accanto alla come lei attrice e cantante María Duval e a Lucha Villa, e il dramma musicale Los derechos de los hijos di Miguel Morayta. Lavorò in tre pellicole anche nel ’64, tutte commedie musicali: Tres muchachas de Jalisco di Gómez Muriel, con Flor Silvestre e María Duval, Me llaman el cantaclaro di Salvador e Los amores de Marieta di Gómez Landero. Quest’ultima, assai divertente, racconta la storia di una casta e castigatissima giovane che, innamorata di un allegro uomo di mondo, per conseguire lo scopo di sposarlo, su suggerimento dello zio si fa passare per un’avvenente vedova, perché come assicura questi «agli uomini molto vissuti, è bene servire una zuppa del loro stesso cioccolato».

Elvira Quintana

Elvira aveva anche impegni extracinematografici: lavorava infatti in tv esibendosi come cantante nel programma Noche tapatías e pigliando parte a radio e telenovelas quali Gutierritos (1959), El dolor de amar (’66), Adriana e Felipa Sánchez, la soldadera (entrambe ’67). Era una donna riservata, molto attaccata a madre e sorella, proiettata in un suo mondo interiore; sul piano sentimentale, di lei in pratica non si sa nulla, ma resta l’affermazione secondo cui il giorno in cui ella avesse incontrato un «completo gentiluomo» si sarebbe sposata e ritirata per vivere «nella pace della casa».

Elvira Quintana

Nel ’65 Elvira interpretò Griselda Rios nella commedia romantica Las tapatías nuncan pierden di Gómez Landero, ambientata a Guadalajara, e Luana nella farsa Tintansón Crusoe di Gilberto Martínez Solares, accanto al protagonista Tin-Tan. Nel ’66 prese parte alla commedia campesina ¡Viva Benito Canales! di Delgado e nel ’67 alla commedia sentimentale Los años verdes di Salvador, che fu l’ultimo dei circa trenta nei quali apparve. Nell’autunno di quest’ultimo anno cominciò a soffrire di dolori al pancreas: dapprima non vi fece caso, supponendolo un malessere passeggero; ma quando essi s’intensificarono, fu costretta a sottoporsi agli esami del caso, e quindi a internarsi d’urgenza in una clinica per affrontare un trattamento radicale mediante un ciclo di dialisi, al costo di 4.000 pesos per sessione: era successo che la cera del silicone iniettato aveva cominciato a muoversi nel suo corpo, insidiandole il pancreas e minacciando di ostruirle i condotti renali. Il trattamento tempestivo a cui venne sottoposta migliorò sensibilmente il suo stato di salute. Dimessa nel febbraio ’68 riprese subito a lavorare, partecipando ai circa cinquanta episodi della radionovela Hipócrita (’68), che trasmessa dalla stazione XEW ebbe grande successo e rinnovò la sua popolarità.

Elvira Quintana

Grazie alle dialisi era scampata d’un soffio da un pericolo letale; e i medici che l’avevano avuta in cura le avranno certo aperto gli occhi circa i rischi corsi con la pratica delle iniezioni di silicone liquido. Ciò nondimeno, pare incredibile, ma in lei la vanità la vinse su timore e precauzione: perché a quanto sembra, dopo poco tempo riprese a sottoporsi a quella nefasta terapia. Era considerata una delle attrici più belle e voluttuose del cinema messicano, ma ciò non la rassicurava: sapendo di essere un sex symbol, teneva a restare tale agli occhi dei suoi molti estimatori. «Era molto bella, una presenza ragguardevole, non però una grande attrice» la giudicò anni dopo il cronista Carlos Monsiváis in un programma televisivo che ne rievocava la storia.

Elvira Quintana

Avvenne così che alla fine di luglio del ’68 fu costretta a un secondo ricovero, nel Centro Médico del IMSS (Instituto Mexicano del Seguro Social). Credeva probabilmente che un nuovo ciclo di dialisi l’avrebbe rimessa a nuovo, ma stavolta i medici furono costretti a disilluderla: il silicone le aveva irrimediabilmente ostruito i condotti renali, e non c’era più modo di rimediare a quel danno. Elvira supplicò invano i medici di tentare di salvarla: ma il trapianto di reni, effettuato per la prima volta con successo negli Stati Uniti nel 1954 e in Messico nel ’63, allora era un’operazione ancora estremamente insicura, per i rischi di rigetto; c’erano inoltre pochi donatori, e infine lo stato di salute della paziente pareva compromesso anche a livello cerebrovascolare.

Elvira Quintana

Sapendosi perduta, nei dieci giorni che le restavano da vivere ella volle tornare a casa, dove iniziò forsennatamente a scrivere: stese una Biografía del dolor y la lágrima che lasciò incompiuta, e diverse interessanti liriche, che si sommarono ad altre scritte in precedenza: in tutto circa trecento, una scelta delle quali, con 200 testi, venne pubblicata nel 1971 a cura di alcuni suoi amici in un volume di 239 pagine dal semplice titolo Poesías de Elvira Quintana. Elvira si spense alle 8.30 dell’8 agosto per un’embolia cerebrale, all’età di trentadue anni, nove mesi e un giorno. Il suo funerale venne seguito da migliaia di ammiratori e da svariati colleghi artisti; la salma venne accolta in uno spazio a disposizione dell’ANDA nel Panteón Jardín a Città del Messico. Quel giorno, il periodico “Cine Mundial” pubblicò in copertina la foto del volto esanime dell’attrice, cristallizzato nella sua funebre bellezza.

Elvira Quintana

Pochi mesi dopo, con spregevole intuito commerciale un altro periodico editava la fotonovela La vida de Elvira Quintana según su diario íntimo, che, realizzata con fotomontaggi relativi alla vita artistica della defunta, in pochissimi giorni fece il tutto esaurito, tanto che oggi è divenuta una rarità per collezionisti.
Per i danni irreversibili che possono causare al fisico, fino alla stessa perdita della vita, al presente le iniezioni di silicone liquido vengono severamente sconsigliate dall’autorevole Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti, la massima agenzia mondiale regolatoria della salute pubblica. A ricordare la bella Elvira, oggi che - oltre alle sue canzoni, rieditate nel 2016-17 in formato digitale in quattro album dalla Sony Music Entertainment México - circolano su You Tube anche alcuni suoi film in lingua originale, c’è stato pure il suo paese natale: Montijo infatti l’ha omaggiata dedicandole una calle della sua toponomastica.

Elvira Quintana

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