#3456 - 3 febbraio 2024
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Cinema

I dimenticati - Una iniziativa di "Diari di Cineclub"

Nik Novecento.

I dimenticati, 105


Di

Virgilio Zanolla

«Non vivere come se tu avessi ancora diecimila anni da vivere. Il fato incombe su di te. Finché vivi, finché ti è possibile, diventa buono» suggerisce Marco Aurelio nei suoi Pensieri (Libro IV, 17).

Nik Novecento.

Questa massima, che avrà sicuramente persuaso più di una persona a fare i conti col suo passato, inducendolo a mutare la propria vita così da mostrare, per esempio, maggiore rispetto e disponibilità verso gli altri, per un tipo come Nik Novecento sarebbe stata superflua: perché - e sia detto senza retorica - la positività espressa nella sua breve e intensa esistenza terrena farebbe quasi pensare al rapido manifestarsi di un angelo.
Nell’arco di soli quattro anni di attività nel mondo dello spettacolo, apparendo in appena otto pellicole e tre programmi televisivi, questo ragazzo dall’invidiabile sorriso, semplice e diretto, tenero, strampalato e assolutamente nature, ha impresso la sua figura in modo indelebile nella memoria di molti spettatori.

Com’ebbe a ricordare il regista Pupi Avati, che lo diresse in sei film, «Era riuscito a farsi amare dal pubblico, e questo è un grandissimo traguardo»; non è infatti cosa facile come si potrebbe pensare fare davvero breccia nel cuore di chi ti vede al cinema e/o in televisione, dove spesso te la giochi con innumerevoli potenziali competitor.

Nik Novecento.

Nik Novecento (a proposito, proprio «Nik» senza una «c» a precedere la «k») si chiamava in realtà Leonardo Sottani, ed era nato a Bologna il 19 febbraio 1964, secondogenito di Franco, camionista, e di Roberta, benzinaia, dopo la sorella Lucia e prima della sorella Dalila.
Il suo ingresso nel cinema fu del tutto casuale, per non dire addirittura non voluto: successe infatti che i fratelli Avati, cercando volti nuovi per il film Una gita scolastica, avevano organizzato un casting in un bar situato sotto al palazzo comunale di Porretta Terme, dove l’allora diciannovenne Leonardo si recò per accompagnare un amico interessato a diventare attore.

Antonio Avati, che visionava questi giovani, scelse però proprio lui, colpito dal suo aspetto tranquillo e un po’ surreale e dal candore disarmante che emanava la sua figura.
Tuttavia di recitare, sia pure nel piccolo ruolo che gli Avati intendevano offrirgli, - quello di Tagliavini, uno degli allievi in gita - Leonardo proprio non ne voleva sapere: e per convincerlo a comparire davanti alla macchina da presa ci volle del bello e del buono.
La trama di questa commedia drammatica era imperniata sul ricordo di una gita scolastica di tre giorni effettuata nel 1914 da trenta alunni e due insegnanti della III G di un liceo bolognese: consistente in una camminata attraverso l’Appennino fino a Firenze. Il Nostro esordì nel cinema col suo vero nome.

Nik Novecento.Nik Novecento.

Come si sa il film, che aveva tra i protagonisti Carlo Delle Piane, Tiziana Pini, Giancarlo Torri, Rossana Casale e Lidia Broccolino (quest’ultima anch’ella esordiente), ottenne un sacco di riconoscimenti, tra cui un Nastro d’Argento a Pupi Avati quale migliore regista e a Carlo Delle Piane il Premio Pasinetti alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, un Nastro d’Argento e un Globo d’Oro.
Leonardo si ricorda soprattutto nella scena in cui ripassa con un amico la mimica dei segni per barare nei giochi di carte, e in quella non meno deliziosa della partita a briscola con un fattore, quando muovendo la bocca, gli occhi, lo sguardo e una spalla ‘comunica’ occultamente col suo compagno di gioco.

Conquistati dalla sua simpatia e naturalezza, i fratelli Avati decisero di fargli da mèntori inserendolo nel nutrito gruppo allora in via di formazione della «factory» degli ‘avatiani’ (la definizione è dello storico aiuto-regista di Pupi, Cesare Bastelli), ovvero degli ‘attori di famiglia’ con cui essi amavano lavorare, come Carlo Delle Piane, Marcello Cesena, Gianni Cavina, Dario Parisini, Davide Celli, Elena Sofia Ricci, Cesare Barbetti e altri ancora: ma l’impiegarono cum grano salis, facendo in modo che compiendo un passo alla volta egli potesse, pian piano, nutrire piena fiducia in se stesso e nelle proprie capacità attoriali.

Il secondo impegno cinematografico del Nostro fu di nuovo sotto la direzione di Pupi Avati, nella commedia-thriller Noi tre (1984), che racconta la storia del breve soggiorno a villa Albergati di Zola Predosa, presso Bologna, di Leopold e Wolfgang Amadeus Mozart nel 1770, giunti nella città delle due torri per incontrare l’erudito francescano, compositore e teorico della musica padre Giovanni Battista Martini e nel contempo affinché Wolfgang sostenga l’esame di ammissione alla reputata Accademia dei Filarmonici. Anche in questo film, dove vestì i panni di Nicola, il Nostro apparve col suo nome al secolo.

Nella sua terza partecipazione cinematografica, ancora in un film di marca Avati, il drammatico Impiegàti (1985), Leonardo interpretò l’usciere tuttofare dell’ufficio, oggetto degli scherzi del personale a causa del suo carattere credulo e un po’ giuggiolone. Nel frattempo, aveva deciso di assumere un nome d’arte, scegliendo di chiamarsi Nik Novecento: Nik da Gnicca, il nomignolo che gli avevano affibbiato gli amici, e Novecento su suggerimento di Antonio Avati, forse sentendosi un perfetto ‘figlio del secolo’ in cui viveva.
Nel successivo Festa di laurea, una commedia drammatica diretta nell’86 da Pupi Avati, Leonardo-Nik ebbe finalmente un ruolo di maggior spessore: fu Nicola Porelli, il figlio del fornaio Vanni (Carlo Delle Piane), che incaricato d’organizzare una festa di laurea deve dare nuova luce a un vecchio casale abbandonato designato quale locus amoenus della celebrazione. Naturalmente, Nicola non si mostra insensibile al fascino delle gonnelle che gravitano nel posto, guardato però a vista dal padre, il quale, molto protettivo, teme che a motivo della sua ingenuità il figlio possa compiere qualche scelta sbagliata e poi doverne soffrire. Anche questa pellicola fu un successo, tanto che ottenne una pioggia di candidature: al Nastro d’Argento per Riz Ortolani quale miglior colonna sonora e per Carlo Delle Piane come miglior attore protagonista, al Ciak d’Oro per la migliore sceneggiatura (i fratelli Avati), la migliore scenografia (Giancarlo Basili e Leonardo Scarpa), i migliori costumi (Alberto Spiazzi), la migliore colonna sonora (Ortolani), la migliore fotografia (Pasquale Rachini) e il migliore montaggio (Amedeo Salfa). Il maggiore riconoscimento l’ebbe Riz Ortolani, che si aggiudicò il David di Donatello per la migliore musica.

Nik Novecento.Nik Novecento.

Per Nik, il 1986 fu particolarmente importante anche a motivo di altre tre circostanze.
Per la prima volta, egli lavorò in un film diretto da un regista che non fosse Pupi: accadde con Una domenica sì di Cesare Bastelli; anche se, come anticipato, quest’ultimo era allora l’aiuto regista di Pupi, e tramite la casa di produzione DueA i fratelli Avati furono produttori esecutivi della pellicola. Una vicenda sentimentale ambientata a Perugia, che illustra la domenica di libera uscita di tre amici commilitoni, tutti con il loro vero nome di battesimo: con Nik, Dario (Parisini) e Davide (Celli). Dove il Nostro, dopo aver mostrato una disarmante timidezza nell’approcciare Giovanna (Caterina Raganelli), riesce a strappare un appuntamento a Fiore (Fiorenza Tessari), ottenendone perdipiù l’implicita disponibilità per una notte d’amore, salvo poi lasciarla ad attenderlo invano per coprire l’amico Dario nella sua avventura con Elena (Elena Sofia Ricci).

La seconda circostanza, fu che cominciò a lavorare in televisione: avvenne dal 1° al 26 giugno, nelle dodici serate di Hamburger Serenade, un programma di genere comico e di ambientazione semi-teatrale diretto da Pupi Avati, trasmesso su Rai Uno e ripreso dalla celebre discoteca Bandiera Gialla di Rimini; Nik era uno dei cinque conduttori assieme agli attori Beatrice Macola, Alfiero Toppetti e Viviana Di Bert e al presentatore Gianfranco Agus. Benché sia durato poco, l’impatto del programma sul pubblico fu per tutti molto favorevole, tanto che ad esso venne assegnato il Premio Totò quale migliore dell’anno nel genere comico.

Nik Novecento.Nik Novecento.

Dal 12 al 15 settembre Nik partecipò con Bastelli alla prima edizione del Funny Film Festival di Boario, in occasione della presentazione di Una domenica sì. In quello stesso mese, egli riapparve in tv nel programma musicale per ragazzi Jeans, condotto ogni pomeriggio su Rai Tre da Fabio Fazio con la collaborazione sua e di Moana Pozzi, poi sostituita da Simonetta Zauli; si trattava di una vetrina della musica leggera italiana indipendente, dove i tre conduttori si prestavano anche a gustosi siparietti. Inoltre, interpretò col suo consueto brio uno spot per Televideo mandato in onda su Rai Uno.

Molto importante per il prosieguo della sua carriera fu il trasferimento a Roma: dove Nik andò ad abitare in casa di Antonio Avati e di sua madre Ines. Questa terza circostanza gli permise tra l’altro di diventare ospite fisso del Maurizio Costanzo Show. Infatti Costanzo, che l’aveva invitato una prima volta sul palco del Teatro Parioli, sedotto dalla sua fisionomia sveglia, dal carattere bonario e festevole, dal tono arguto ma sensato delle sue osservazioni spesso birichine, e dalla capacità di mettersi costantemente in gioco, - tutti attributi che incontravano l’immediata approvazione da parte del pubblico - giudicandolo una sorta di bizzarro e garbatissimo alieno lo volle come presenza costante del suo spettacolo d’intrattenimento serale, del quale il Nostro divenne in breve una sorta di colonna portante. Nulla di che stupirsi, perché Nik era davvero molto divertente: col suo eterno sorriso e la tendenza a ingarbugliarsi con le parole, si definiva non intelligente ma «perspicace», millantava di parlare l’inglese, raccontava buffe storie sulle sue esperienze scolastiche, sulla sua fortuna o sfortuna con le ragazze quando non era ancora attore (illustrando i suoi scombinati metodi d’approccio per ‘rimorchiare’), tentava impossibili giochi con le carte, si avventurava a ballare il tango, e sollecitato dal ‘padrone di casa’ non mancava mai di compiere la famosa passerella degli avanspettacolo.

Nik Novecento.

Nell’87 Nik prese parte a tre film. In primavera Pupi lo volle ancora davanti alla macchina da presa in Ultimo minuto, un dramma ambientato nel mondo del calcio: racconta la storia di Walter Ferroni (Ugo Tognazzi), dirigente sportivo di una squadra di provincia, che con grandissima fatica galleggia nella bassa classifica della serie A; erano nel cast anche Diego Abatantuono, Elena Sofia Ricci e Lino Capolicchio. Nik vi interpretava un altro Nik, un simpatico cameriere dell’hôtel Imperiale in cui soggiorna Ferroni, tifoso della squadra locale, dividendo una scena col grande Ugo. Seguì un’altra pellicola, la commedia drammatica Strana la vita di Giuseppe Bertolucci, accanto ad Abatantuono, Monica Guerritore, Amanda Sandrelli, Lina Sastri, Claudio Bisio e Felice Andreasi: Nik vestiva i panni di Giacomino, un giovanissimo malato di mente.
La sua ultima fatica cinematografica fu Sposi, film-commedia in cinque episodi, prodotto dai fratelli Avati in collaborazione con Claudio Bonivento, e diretti rispettivamente da Pupi, Cesare Bastelli, Felice Farina, Antonio Avati e Luciano Mannuzzi. Nik era Davide, il protagonista del quarto di essi, diretto da Antonio Avati. La vicenda era imperniata su Davide, un giovane che lavorava come maschera in un cinema della periferia romana, il quale, timido fino alla goffaggine, avendo messo incinta la matura cassiera Giovanna (Simona Marchini), tentava di evitare il matrimonio riparatore.

Nik Novecento.Nik Novecento.

Intanto, Nik continuava con inalterato successo le sue apparizioni al Costanzo Show. Ma giovedì 15 ottobre 1987, alle cinque pomeridiane, mentre si trovava in compagnia dei fratelli Avati nella sede della DueA, in piazza Cola Di Rienzo, colpito da improvviso malore dovuto a una grave malformazione cardiaca, spirò nel giro di pochi minuti, all’età di ventitré anni, sette mesi e ventisei giorni. Nik sapeva di avere un problema a una valvola cardiaca, che lo costringeva a effettuare controlli ogni sei mesi; ma non s’immaginava certo un risvolto tragico. «È morto qui nel mio ufficio e me lo ricordo come fosse ieri - rammentò Pupi in un’intervista data a “La Repubblica”. - La sua è stata una morte di gioia. Era un giorno speciale: era riuscito a concludere l’acquisto di una casa a Pontecchio per i suoi genitori che non ne avevano mai posseduta una.
È morto di felicità. Io non ho mai conosciuto nessuno con quel candore, quell’innocenza e quella capacità di stupefazione. Da un punto di vista personale è stato un rapporto terapeutico e una forma di igiene mentale».
Sposi uscì postumo, con una dedica alla sua memoria. Nik-Leonardo venne sepolto nel cimitero di Pontecchio, una frazione di Sasso Marconi. Nell’ottobre 2009 Costanzo ha voluto ricordarlo, dedicandogli larga parte di una serata del suo show, dov’ebbe tra gli ospiti la sorella di lui Dalila Sottani, Pupi Avati e Carlo Delle Piane. Quell’anno il giornalista e autore televisivo Michele Sancisi ha pubblicato Nick Novecento (Palermo, L’Epos Editore), biografia del beniamino degli spettatori del Maurizio Costanzo Show e del pubblico del nostro cinema, con album fotografico e testimonianze di chi gli fu vicino.

Nik Novecento.Nik Novecento.

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