#337 - 7 ottobre 2023
AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 19 aprile, quando lascerà il posto al numero 350. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Racconto

Shaliran

Il Piccolo fiore sorridente - 20

di Ruggero Scarponi

  • Yabel informato dal Gran Sacerdote apprende che l’esercito di suo padre il Principe Jalabar minaccia da presso la città di Shawrandall.

Il Gran Sacerdote fece chiamare il suo discepolo Yabel per renderlo edotto sui pericoli che minacciavano la città di Shawrandall.
Così parlò l’anziano maestro – Figlio mio, il Consiglio Degli Anziani dell’onorevole città di Shawrandall ci ha inviato una ricca offerta per onorare con riti e sacrifici la sacra prediletta tra tutti gli dei, Naor. La guerra, infatti, vede le nostre armate sconfitte e da molti giorni i cittadini in preda all’angoscia salgono sulle mura per scrutare l’orizzonte, in attesa delle temute armate di tuo padre. - Così disse il Gran Sacerdote con animo triste.
Rispose Yabel. - Mio venerato maestro, il mio cuore è come spezzato a metà. La promessa indissolubile mi impone d’ invocare la dea per allontanare la minaccia del nemico. Ma il mio amore di figlio trepida al nome del proprio padre che da troppo tempo vorrebbe riabbracciare. - Figlio - disse ancora il Gran Sacerdote – figlio mio, a questi dilemmi, noi miseri esseri mortali non siamo in grado di rispondere. Ritirati al cospetto della prediletta, in solitaria meditazione affinché lo spirito della dea si effonda su di te, fino a suggerirti risposte che solo gli dei posseggono. Va, figlio, prega con animo lieto e sereno e fatti accogliere dal cuore della dea spogliato di ogni vanità e di ogni presunzione. Abbandonati in lei fino a divenire aria, purezza effusa e come vento, vibra leggero e senza peso, come flusso del suo spirito. Così il sussurro della dea saprà illuminarti con l’oracolo divino che trascende il mondo, le cose effimere e si afferma nella verità dei tempi al di là della morte e delle generazioni. Vedrai figlio, se saprai spogliarti di tutto te stesso, che la dea non mancherà di accoglierti amorevole nel suo grembo e come madre premurosa saprà indicarti il giusto cammino. Poi, compiuto il sacrificio del bianco agnello, sali sulla Torre Assar Nubir, la più alta tra tutte le torri di Shawrandall e pronuncia l’anatema contro il nemico, che questo è il volere della nostra onorevole città. Saprà la dea Naor dare giusto esito alle tue invocazioni così come avrà deciso. A noi non resterà che accoglierne il suo volere secondo il comandamento della scrittura che dice: Non osi alcuno di contraddire il fato della dea alla quale si è offerto il sacrificio. - Con queste parole piene di sapienza il Gran Sacerdote ammaestrò Yabel nel suo alto ufficio di Sha-uraz, colui che reca i doni.

  • Yabel soccorre l’anziano Rudash con la moglie e le due figlie

Allora Yabel venne a conoscenza in quei giorni che un uomo anziano con sua moglie e due giovani figlie da marito, giaceva malato e sofferente nei pressi della città di Shawrandall, non lontano dallo stagno di Kelor e dal pozzo di yebbaq. Subito comprese di chi poteva trattarsi e nonostante i divieti del governatore militare si arrischiò a uscire di notte fuori dalle mura della città per raggiungere il capanno dove abitava l’anziano. Le armate del principe Jalabar non erano ancora comparse dinanzi a Shawrandall e solo delle avanguardie di tanto in tanto vi giungevano per compiere saccheggi e scorribande. Approfittando del buio della notte Yabel giunse senza essere visto da alcuno presso il capanno dove giaceva malato Rudash. Il giovane aveva portato con sé un lume che accese appena fu alla presenza dei suoi antichi padroni. Quando si mostrò loro in ricche vesti questi quasi non lo riconobbero. Allora egli parlò loro con grande dolcezza. - Miei buoni amici, - disse - sono stato informato che una sorte avversa vi ha duramente colpito in questi tempi. Io ho vissuto con voi nella vostra casa dove sempre sono stato trattato con indulgenza e di questo ho conservato memoria. Ora gli dei hanno voluto che fossi elevato al rango di sacerdote della sacra prediletta tra tutti gli dei, Naor, e il mio desiderio è di recarvi aiuto e conforto. Se accettate di venire presso la mia dimora, domani mattina invierò un carro, per aiutarvi a trasportare voi tutti e le vostre cose. Avrò così modo di dimostrarvi il mio affetto che è tale a quello di un figlio. - Rudash nel suo giaciglio ascoltava incredulo temendo che Yabel, per vendetta, volesse prendersi gioco di lui e della sua famiglia. Allora così rispose Rudash non senza fatica che il parlare lo gravava grandemente. - Yabel, onorato sacerdote del tempio Karashan, come puoi offrirci la tua protezione dopo aver patito la mia collera? Guarda la nostra rovina. Non possediamo più nulla e la fame ci assedia sì che oramai non temiamo la morte ma anzi la desideriamo quale estremo sollievo alle nostre disgrazie. Perché senti il bisogno di accanirti con vaghe promesse sul nostro destino? Lascia che la fame o la ferocia degli eserciti in marcia facciano scempio delle nostre vite oramai disfatte. Non chiediamo più nulla e non desideriamo essere sollevati nella speranza che più triste su di noi si accanirebbe la delusione. Torna al tempio e agli agi che ti sono dovuti e dimenticaci che questo sarebbe per noi il dono più accetto. - Con queste parole cariche di sconforto Rudash si rivolse a Yabel. Ma le due figlie che avevano ascoltato le parole del padre piene di angoscia si gettarono ai piedi di Yabel e così lo implorarono. - Aiutaci Yabel, aiutaci, con te noi fummo sempre buone. Nostro padre è giunto nell’ultimo cammino della sua vita e non fa che parlare e desiderare la morte ma noi siamo giovani e vogliamo vivere, non vogliamo morire. Due giovani uomini si erano promessi a noi e saremmo diventate le loro spose prima della fine del ciclo di Kos. Aiutaci Yabel, conducici con te a Shawrandall, ti serviremo come ancelle devote. Ma non lasciarci qui, preda della fame o peggio delle scorrerie di crudeli soldati che giorno dopo giorno si avvicinano sempre di più. Portaci via adesso che domani potrebbe essere tardi. - A quelle parole Yabel rimase turbato. Capiva che forse le giovani non avevano torto. Attendere il giorno successivo poteva essere troppo tardi. Ma come trasportare l’anziano Rudash. Non era in grado di camminare. Mentre aveva questi pensieri, Rudash parlò di nuovo. - È vero ciò che dicono le mie figlie e tu Yabel se vuoi veramente recarci aiuto parti subito con loro e porta anche mia moglie Betelian che non mi segua anzitempo. Io resterò ad attendere la fine, qui, come è giusto che sia. Ma ti prego Yabel, ora che sei sacerdote del tempio, accogli nelle tue mani l’amarezza del mio cuore e concedimi il perdono. Se farai questo per me, io allora, morirò in pace. Se mi vuoi accondiscendere giungi le mani e preghiamo insieme la preghiera della concordia in unione al cuore immenso della sacra Naor. Yabel giunse le mani ma Betelian lo interruppe e prima di iniziare la preghiera gli affidò la sacra gatta, tempio vivente della prediletta. Quando ebbero finito di pregare Yabel abbracciò con devozione filiale Rudash. Gli lasciò dei viveri che aveva con sé e poi esortò le figlie di Rudash insieme a Betelian sua moglie a seguirlo. Ma Betelian non volle lasciare il capanno che il suo destino era di stare a fianco del suo sposo qualunque cosa avvenisse. Allora le figlie in pianto abbracciarono i due genitori e presa con loro la sacra gatta e le poche cose di cui ancora disponevano, seguirono Yabel, fino al tempio Karashan, dove era la sua dimora.

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