#337 - 7 ottobre 2023
AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 19 aprile, quando lascerà il posto al numero 350. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Fotografia

Lo scatolino

di Guido Alberto Rossi

Non so se è corretto chiamare il piccolo contenitore di plastica che contiene i vecchi amati rullini, “scatolino”, ma io l’ho sempre fatto.

Oltre ad essere l’imballo che protegge le pellicole, era una merce di scambio: in Kenya, con i Masai, funzionava uno scatto pari uno scatolino, quando questi finivano allora dovevi passare ai dollari, se no niente ritratti. Utilissimi anche in casa per contenere: chiodini, pillole e spilli.

Un altro utilizzo molto apprezzato dai bambini era quello di attaccarglielo sulle guance, siccome è di plastica flessibile, lo schiacci, lo appoggi alla pelle lo lasci andare e per effetto ventosa si attacca e fu con questo giochetto che a settembre del 1981, lo scatolino mi facilitò l’approccio con Adnan Khashoggi, famoso sceicco Saudita e forse l’uomo più ricco del mondo.

Lo scatolino

Era la fine di settembre a Porto Cervo (Sardegna), io ero il fotografo del Consorzio Costa Smeralda per gli eventi sportivi e quindi seguivo le regate veliche che erano il clou della stagione estiva, quando un giorno mi contatta una giovane giornalista, tanto bella quanto inesperta, (cosa che capita a tutti alle prime armi) e mi dice che ha organizzato una intervista con Adnan Khashoggi sul suo mega yatch Nabila e le serve un fotografo per fare il reportage, che poi lei con l’aggiunta del suo testo vorrebbe proporlo ad una rivista di nautica con cui collabora.

Lo scatolinoLo scatolino

Ovviamente dico di sì, anche perché in quel periodo lo sceicco era un personaggio mitico e raramente concedeva interviste e poi del Nabila non si sapeva niente di preciso, c’erano solo voci e fake news, come quella che aveva una batteria di missili a difesa, rubinetti e maniglie delle porte d’oro massiccio. Tutti i giornalisti bramavano dalla voglia di visitarlo, tant’è che l’estate del 1980, con il mio amico fotografo sardo Andrea Nissardi avevamo fatto uno scherzo alla stampa accredita alle regate, facendo stampare un invito molto formale per una festa a bordo del Nabila per un tal giorno, ovviamente in black tie e lo abbiamo messo nelle caselle di posta dei vari giornalisti presenti.

Il giorno della finta festa Andrea ed io ci mettemmo sulla terrazza dello Yatch Club Costa Smeralda e con un gin tonic in mano ci siamo divertiti a vedere la scena di quando tutti i finti inviati tirati a lucido si presentavano alla passarella del Nabila e gli veniva detto che non c’erano feste previste. Alcuni presero bene lo scherzo, altri meno, specialmente un inviato britannico, che non mancò di tirare un calcetto negli stichi a tutta l’Italia. Ma torniamo alla nostra storia, con la bella giornalista abbiamo appuntamento alle 17,00 al molo dello Yatch Club, dove un motoscafo del Nabila, che era ancorato in rada, viene a prenderci e ci porta a bordo.

Lo scatolino

Appena saliamo ci accompagnano sul ponte esterno superiore di poppa e ci chiedono di aspettare lì, approfitto dell’ attesa per preparare quattro macchine fotografiche con quattro obiettivi in modo da non dover perdere tempo con cambi di ottiche, mentre traffico arriva una baby sitter con un bimbetto di circa due anni (che scopro in seguito essere Ali, l’ultimo dei sei figli di Khashoggi) e che molto incuriosito dalla mia attrezzatura si avvicina e facciamo amicizia. Mi siedo in terra e come da regolamento gli appiccico lo scatolino sulla guancia e gli regalo gli altri scatolini, lui si diverte un mondo e ride a crepapelle.

Lo scatolinoLo scatolino

Mentre giochiamo arriva lo sceicco con un paio di segretari al seguito e si ferma divertito ad osservare la scena e apprezza il gioco dello scatolino-ventosa: in quel momento l’espressione dell’uomo forse più ricco del mondo cambia, si rilassa e ci presentiamo, finite le frasi di rito, facciamo un rapido giro del mega yatch e mentre decidiamo dove scattare le foto, gli racconto dello scherzo fatto l’anno prima ai giornalisti e la storia lo diverte, intanto la bella giornalista a causa del suo inglese un po' capronico rimane tagliata fuori e così riesco a lavorare velocemente e in pace visto che lo sceicco è molto disponibile a mettersi in posa esattamente come voglio, scatto una decina di situazioni diverse e avendo praticamente scattato 4 rullini da 36 fotogrammi ho tutto quello che mi serve, ringrazio e simpaticamente ci salutiamo, io torno a terra e la bella giornalista invece rimane.

Lo scatolinoLo scatolino

Il giorno dopo lei mi chiama e mi chiede di darle i rullini, (cosa impensabile), con molta pazienza le spiego che forse la rivista di nautica può aspettare e visto che abbiamo in mano un servizio importante, se lei è d’accordo lo vendiamo in società 50-50% a qualche rivista più adatta. Quando capisce accetta immediatamente e così telefono al mensile Capital, con cui collaboravo abitualmente, e gli racconto del servizio: sono interessatissimi e quindi rientro subito a Milano, sviluppo, vado in redazione e cedo i diritti delle foto ad una cifra molto importante; dell’intervista fatta dalla bella giornalista non sono interessati ma vogliono fare un’intervista all’intervista e così siamo tutti contenti ed un po' più ricchi.

Lo scatolinoLo scatolino

Dopo l’uscita di Capital, ovviamente con Khashoggi in copertina, mi telefona il suo segretario Mr. Shain, (o qualcosa di simile), da Parigi e mi dice che lo sceicco ha visto la rivista, gli sono piaciute le foto e vorrebbe delle stampe: detto fatto e siccome per caso andavo a Parigi in quei giorni decido di portargliele di persona. Mr. Shain mi ringrazia e molto correttamente mi chiede quanto mi deve, rimango stupito e siccome è anche la prima volta che l’uomo forse più ricco del mondo mi fa una domanda simile, non resisto a non rispondergli che è un costo che non si può permettere, Mr. Shain scoppia a ridere e merci au revoir.

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