#326 - 18 marzo 2023
AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 19 aprile, quando lascerà il posto al numero 350. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Cinema

Dalla serie di articoli dedicati a personaggi del Cinema e del teatro

I dimenticati - Una iniziativa di "Diari di Cineclub"

Renee Falconetti

Diari di Cineclub n°97, IX 2021


Di
Virgilio Zanolla

Renee Falconetti

La storia del cinema è ricca di attori che hanno legato la loro immagine a un solo film, benché molti di essi abbiano preso parte anche ad altre pellicole; uno degli esempi più clamorosi è quello dell’attrice francese Renée Falconetti, della quale poco o nulla è giunto al grande pubblico: esso è indissolubilmente legato all’opera più celebre d’un grande regista.

Renee Falconetti

Renée Jeanne Falconetti era nata nei sobborghi di Pantin, nell’Île-de-France, il 21 luglio 1892, primogenita del quarantunenne Paul-Pierre detto Peppetrone, nato in Corsica, a Sermano, e di Émilie Lucie Rose Antoinette Lacoste, nativa di Cahors nel Lot; dopo di lei, la coppia ebbe il figlio Charles. Quel matrimonio durò pochissimo, perché presto Lucie coi figli si allontanò dal marito, che stravagante, instabile e soggetto a istinti sadici fece ritorno nel paese natale. Donna buona, coraggiosa e pragmatica, Lucie Lacoste si dedicò alla loro educazione, e dopo molto tempo, ottenuto finalmente il divorzio, sposò Raymond Picart, suo compagno da diversi anni.

Renee Falconetti

Renée Jeanne, che non vide mai più suo padre, ereditò da lui «l’impossibilità di separare l’amore dal dramma e un irresistibile tropismo verso la sventura e verso la distruzione» (così scrisse di lei la figlia Hélène nel libro Falconetti; Paris, Éditions du Cerf, 1987). Costretta a lavorare per mantenere la famiglia, nel 1905 Lucie mise la figlia tredicenne a pensione in un istituto di suore e Charles in un collegio dei Fratelli Maristi. Cinque anni dopo, quand’essi rientrarono a casa, avendo sviluppato un grande amore per lo spettacolo Renée avrebbe desiderato iscriversi al Conservatoire Nationale Supérieur de Musique et Danse di Parigi, ma tale propensione non era vista di buon occhio dalla madre. A diciott’anni trovò lavoro in una società internazionale, spostandosi nelle succursali ch’essa aveva ad Amburgo eppoi a Liverpool; qui ella conobbe il cinquantacinquenne Henri Goldstück (1855-1929), un immigrato lettone d’origine ebraica che nel 1878 aveva fondato a Parigi la Société Générale de Surveillance (SGS), specializzata in servizi d’ispezione, verifica, analisi e certificazione: un’azienda che, oggi elvetica, dispone attualmente di 95.000 impiegati e oltre 2.000 tra uffici e laboratori in tutto il mondo; coproprietario della SGS, Goldstück era un uomo ricchissimo. Vedovo e padre d’una figlia, egli s’innamorò di Renée, e lei lo corrispose. Il risultato fu che tornati a Parigi la ragazza abbandonò la dimora familiare e si trasferì in un bell’appartamento ammobiliato in rue de Longchamps 156, naturalmente a spese di lui, che da allora divenne ad ogni effetto il suo protettore.

Renee Falconetti

Per prepararsi all’esame d’accesso al Conservatoire, nel biennio 1912-13 ella seguì i corsi di declamazione drammatica di due attori della Comédie-Française, Maurice de Féraudy ed Eugène Silvain. Nel ’19, quando uscì dal Conservatoire, era ormai un’attrice - e una donna - fatta.
Benché fosse sinceramente legata a Goldstück, Renée non disdegnava le avventure: non si fece mancare nulla, con uomini di un certo rilievo sociale e penose conseguenze delle sue leggerezze. Sicché quando, nel ’15, rimase incinta di Goldstück, sua madre le fece giurare che stavolta non avrebbe abortito. Ma Renée non era nata per essere madre: così in novembre, dopo la nascita di Hélène - che giocoforza risultò illegittima - affidò sua figlia alle cure di una tata: per fortuna Lucie Lacoste decise di allevare la nipote come fosse una seconda figlia. La verità era che Renée, la cui carriera artistica cominciava a decollare, non voleva si sapesse di Hélène per farsi credere più giovane, al punto che sui documenti era riuscita a falsificare la propria data di nascita, spostandola al l896. «A mio riguardo - scrisse Hélène - ella in effetti non provava che un’assenza totale di sentimenti, una sorta di placida indifferenza»; al contrario di Lucie, «la mia vera madre».

Renee Falconetti

Renée aveva esordito in teatro nel ’19, con la compagnia del teatro Odéon, ne L’Arlesienne di Alphonse Daudet; a quell’epoca, era conosciuta anche col nome di Maria, o Marie, o Renée-Marie, o col solo cognome. Il primo ruolo importante le venne quell’anno, quando impersonò con successo la protagonista de La Vie d’une femme di Saint-Georges de Bouhélier, un dramma in quattro atti rappresentato all’Odéon a partire dal 7 febbraio. Due anni prima, Renée aveva debuttato davanti alla macchina da presa, in una particina, quella di Alice Barnave, nello short Le clown diretto e interpretato dal suo antico insegnante Férandy; replicando quell’esperienza lo stesso anno ne La Comtesse de Somerive di Georges Denola e Jean Kemm, un film tratto dall’omonimo dramma (1872) di Théodore Barrière, del quale era protagonista l’attrice Hélène Plet.

Renee Falconetti

Renée guardava anzitutto al teatro: e nel corso degli anni Venti, a Parigi, s’impose come una delle principali interpreti, calcando oltre a quello dell’Odéon anche altri quattordici palcoscenici della ville lumière, incluso quello della Comédie Française, dove approdò nel biennio ’24-25. I ruoli che le diedero grande risalto furono quelli di Rosina ne Le Barbier de Séville di Beaumarchais (’24), di Bettine nell’omonima commedia di Alfred De Musset (’25), di Monique Lerbier ne Le Garçonne di Victor Margueritte (’26), di Marguerite ne La dame aux camelias di Alexandre Dumas fils (’28), di Nina ne La Rouille di Vladimir Kirchon e Andreï Ouspenski (’29), di Fedra nella Phèdre di Jean Racine e di Juliette in Juliette ou la clé des songes di Georges Neveux (entrambi ’30). Le capitò anche d’innamorarsi d’un giovanissimo collega di grande avvenire, Charles Boyer: relazione che si concluse con un suo nuovo aborto.

Certo a causa del retaggio paterno, che le aveva lasciato strascichi e a volte le procurava penose turbe nella psiche, Renée sapeva rendere determinati stati d’animo con particolare sensibilità. Ad una delle sue recite assisté il regista danese Carl Theodor Dreyer, restando impressionato dalla sua naturalezza espressiva. Nel ’27 egli era alla ricerca della protagonista femminile del suo nuovo film, La passione di Giovanna d’Arco (La passion de Jeanne d’Arc, 1928), commissionatogli dalla Société Général des Films e incentrato sul processo e la morte della giovanissima santa ed eroina lorenese, in base alla ricostruzione offerta da Joseph Delteil nel suo romanzo Vie de Jeanne d’Arc (1925); vedendo recitare Renée non ebbe alcun dubbio nel proporle subito la parte di Jeanne d’Arc, che in precedenza aveva pensato di offrire all’attrice americana Lillian Gish o alla parigina Madeleine Renaud.
La Falconetti aveva allora trentacinque anni, ovvero sedici in più di quelli della pulzella d’Orléans nel 1431: ma lui non se ne preoccupò. Gl’interessava anzitutto la rispondenza psicologica dell’attrice col suo personaggio: ed egli la trovò «rustica, sincera e sofferente». Metodico, perfezionista, fece ripetere molte scene, in certi casi solo per ottenere in pochi fotogrammi, negli ossessivi primi piani, stagliati sul fondo neutro degl’interni che aveva fatto dipingere tutti di giallo, le giuste espressioni dei volti, nessuno dei quali venne sottoposto a truccatura. A Renée, in una scena, fece davvero tagliare i capelli, cortissimi, proprio come era stato imposto a Jeanne d’Arc, e per metterla in condizione di esprimere col viso la più ampia gamma di sentimenti, - ricordiamo che il film era muto, anche se proprio allora il sonoro muoveva i suoi primi passi nella settima arte - non omise alcuno strattagemma, tanto che in seguito qualche storico del cinema l’accusò di deliberato sadismo. Si disse che per trarre dalla sua interprete intense espressioni di disagio durante la scena del supplizio Dreyer la costrinse a posare i piedi su delle pietre aguzze, e le fece stringere le caviglie con una morsa: ma queste azioni egli le concordò prima con lei. Il risultato fu che Renée fornì un’interpretazione di stupefacente densità drammatica; fecero il resto il genio registico di Dreyer, la superba fotografia di Rudolph Maté e le essenziali scenografie di Hermann Warm e Jean Hugo, talché La passione di Giovanna d’Arco è considerato l’ultimo capolavoro del muto europeo, un film - ha scritto lo specialista Edvin Kau - di «puro sguardo», uno dei più grandi della storia del cinema.

Renee Falconetti

Conclusa quell’esperienza, che fu la sua ultima davanti a un set e per l’aderenza psicologica al personaggio dové costarle grande fatica, Renée ritornò al teatro. Ma nel ’29, con la morte di Goldstück, ella si sentì all’improvviso privata del suo mentore, dal quale peraltro ereditò un’ingente fortuna. Goldstück non s’era più ripreso dai postumi di un incidente automobilistico; egli avrebbe voluto lasciare ad Hélène (che pur essendo sua figlia, per la morale ipocrita di quei tempi non era mai stata da lui trattata come tale) un decimo della somma destinata alla madre, ma Renée insorse rivolgendogli queste incredibili parole: - Chi avete avuto nel vostro letto, lei o me? - . Per reagire alla sua dolorosa mancanza, lo stesso anno ella assunse la direzione (e con essa l’impegno registico) del Théâtre de l’Avenue, dove continuò a prodursi come attrice, nei citati La Rouille di Kirchon e Ouspenski (’29) e Juliette ou la clé des songes di Neveux (’30). Ma la gestione del teatro si rivelò fallimentare, cosicché nel ’30 ella vi rinunciò, e per evitare i creditori si rifugiò in Svizzera. Nel frattempo, era di nuovo rimasta incinta, di un calzettaio ventiquattrenne (Hélène lo chiama «G. M.»), il quale, scoprì poi, per il colmo era fidanzato con un’altra: pazza di gelosia, un giorno che lui si trovava per strada con la promessa sposa Renée gli si presentò davanti e a lei disse, mostrandole il pancione: - Signorina, non lo sposi: è un mostro. Guardi cosa m’ha fatto! - Ma qualche mese dopo i due convolarono a nozze. Sempre più inviperita, dopo la nascita del figlio Jean Henri (7 febbraio ’31), Renée, per pretendere legalmente da G. M. un assegno di mantenimento gl’intentò una causa per il riconoscimento di paternità.

Renee Falconetti

Tornò in Francia e riprese a recitare Fu Lorenzaccio nell’omonimo dramma storico di De Musset (all’Odéon, nel ’32), e nel ’34, sempre all’Odéon e in un altro dramma storico, tornò a impersonare Jeanne d’Arc nell’opera omonima di Saint-Georges de Bouhélier. Aveva ormai drasticamente ridotto i suoi impegni attoriali. Apparve ancora ne La Créature di Ferdinand Bruckner (’35, Théâtre des Mathurins) e fu Andromaca ne La guerre de Troie n’aura pas lieu di Jean Giradoux, accanto al grande Louis Jouvet (id., Théâtre de l’Athénée). Nel ’35 morì sua madre; disponendo ancora d’una certa agiatezza, poco tempo dopo Renée abbandonò il mondo dello spettacolo, e col figlio piccolo la stessa Francia, trasferendosi dapprima a Roma (1937-38), dove visse in hôtels di lusso dilapidando incautamente il lascito di Goldstück, quindi ritirandosi a vita privata a Losanna; soffriva d’insonnia, ed era soggetta a frequenti crisi depressive.

Renee Falconetti

Lo spettro della povertà e lo scoppio della seconda guerra mondiale la spinsero a lasciare l’Europa, per recarsi col figlio in Sudamerica. Dapprima in Brasile, a Rio de Janeiro (marzo ’42-giugno ’43). Quindi in Argentina, a Buenos Aires; qui riprese a recitare in alcune rappresentazioni teatrali: L’Otage e L’Échange di Paul Claudel, Les Monstres sacrés di Jean Cocteau e Le Carnaval des enfants di Bouhélier. Era però vittima dei suoi sbalzi d’umore, e mostrava gravi insicurezze; inoltre da qualche tempo si trovava in grave sovrappeso, ciò che la disturbava profondamente. Fu così che decise d’imporsi una dieta molto radicale; ma il 12 dicembre ’46 venne trovata morta; aveva cinquantaquattro anni, quattro mesi e ventun giorni. Non si è potuto accertare se la causa del decesso fu un collasso dovuto al rigido regime alimentare a cui ella s’era costretta, o un deliberato suicidio. È un fatto che l’instabilità mentale presente nel ramo paterno della famiglia, e che in certi periodi aveva toccato anche lei, si ripresentò più tardi in forma autodistruttiva nel nipote Gérard Jean Michel Nicolas, figlio di Hélène, attore-feticcio in sette film di Éric Rohmer col nome d’arte di Gérard Falconetti, morto suicida all’età di trentacinque anni e ventisei giorni, il 9 luglio 1984 a Parigi, gettandosi dalla Tour Montparnasse poco dopo avere appreso di essere stato infettato dall’AIDS; a quel gesto seguì il suicidio di suo padre, che poco tempo dopo si gettò in mare al largo di Portovecchio.
Traslati in Francia, i resti di Renée Falconetti riposano nella sezione 16 del cimitero parigino di Montmartre. Alla figlia Hélène venne assegnata la tutela legale del fratello minorenne.

AAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo giornale no-profit è realizzato da un gruppo di amici che volontariamente sentono la necessità di rendere noti i fatti, gli avvenimenti, le circostanze, i luoghi... riferiti alla natura e all'ambiente, alle arti, agli animali, alla solidarietà tra singoli e le comunità, a tutte le attualità... in specie quelle trascurate, sottovalutate o ignorate dalla grande stampa. Il giornale non contiene pubblicità e non riceve finanziamenti; nessuno dei collaboratori percepisce compensi per le prestazioni frutto di volontariato. Le opinioni espressi negli articoli appartengono ai singoli autori, dei quali si rispetta la libertà di giudizio (e di pensiero) lasciandoli responsabili dei loro scritti. Le foto utilizzate sono in parte tratte da FB o Internet ritenute libere; se portatrici di diritti saranno rimosse immediatamente su richiesta dell'autore.