#289 - 3 luglio 2021
AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 19 aprile, quando lascerà il posto al numero 350. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Racconto

La Mistica

Parte seconda

di Ruggero Scarponi

Padre Solinas iniziò contento il suo viaggio. O meglio, appena lasciato il convento, fu oppresso dalla tristezza. Gli dispiaceva di non esser riuscito a ricomporre il dissidio con il suo Delegato. Invece non si sentiva per nulla preoccupato di trovarsi nell’eresia. Da tempo maturava l’idea di tornare all’antica osservanza e finora gli erano mancati l’occasione e il coraggio.
Ma l’importante era di aver preso la decisione. Aveva fiducia che il resto si sarebbe aggiustato.
Naturalmente si rendeva conto che con tutta semplicità e in un colpo solo, aveva reciso i legami con la casa, l’ordine e la Chiesa di Roma. Cosa poteva attendersi ora, da solo, contro tutto il mondo? Sorrise mentre ci pensava. Sorrise perché gli sembrava che a poco a poco, avanzando nel suo progetto, gli sorgesse nel cuore una vocina, ancora piccola, beninteso ma che lui percepiva come chiara e distinta. La vocina era anche un germoglio che inaspettatamente e caparbiamente aveva deciso di metter radici su un terreno arido. Arido come era stato il suo cuore. Ad ascoltare la vocina si era convinto che bisognasse partire, cercare la piccola Miriam, scorgere in lei la grazia dello Spirito e lasciarsene inondare umilmente, senza nulla chiedere.
E infatti, mettendosi in viaggio, ebbe la sensazione di essere sospinto con dolcezza, da un vento garbato.
Giunto alla confluenza tra il viottolo che conduceva dal convento alla strada maestra, incontrò il bracciante Efisio, pigramente appoggiato allo steccato che delimitava un frutteto.
L’uomo fumava una pipa dal cannello lunghissimo. Fumava beato, godendosi la pausa dal lavoro.
Padre Solinas nel passargli dinanzi lo salutò come al solito.

  • Buon giorno Efisio, è da molto che sei al lavoro?
    Efisio si tolse la pipa dalla bocca e fece un gesto con le mani dando a intendere che erano passate già diverse ore.
  • Bene, allora ti saluto, che sono in viaggio e porta i saluti anche a tua moglie e ai tuoi figli.
    A questo punto Efisio si mostrò sorpreso. Padre Solinas non si allontanava mai dalla casa, se non per qualche cerimonia importante nel capoluogo e comunque, sempre in compagnia degli altri religiosi.
  • E dove vai, prete? – chiese con curiosità, abbandonando lo steccato per salire sul ciglio della strada.
    Padre Solinas restò un istante incerto se proseguire senza fornire spiegazioni oppure rispondere alla domanda. Decise di fermarsi.
  • Vado fino alla valle di Petroshian, Efisio, sai dove si trova?
    L’uomo accennò di no con la testa. Ma si mostrò ancora più incuriosito. Era in evidente attesa di qualche spiegazione.
  • Ti è giunta voce di una certa Miriam. Una fanciulla di cui si dicono tante cose e che sembra operi dei miracoli?
    Ma Efisio, sempre con la bocca spalancata, continuava a dire di no con la testa.
  • Allora, sai tu, cosa sono i miracoli? Lo incalzò Solinas.
  • Non so neanche di che parli, prete – rispose finalmente l’uomo, dondolando la testa.
  • Non ha importanza Efisio. Comunque io vado laggiù. È molto lontano, ci vado a piedi e ci vorrà almeno un mese per arrivare. Chissà, forse non tornerò più. Efisio era allibito. Non era abituato ai cambiamenti. Con Padre Solinas erano coetanei e avevano vissuto nello stesso posto per tutta la vita. Lui si era sposato e l’altro si era fatto prete. Padre Solinas era stato anche il suo maestro. Gli aveva insegnato a leggere e a scrivere, dopo il lavoro. Anche a sua moglie e ai suoi figli, aveva fatto da maestro e come a tutti gli altri abitanti del villaggio aveva insegnato i precetti della chiesa.
    L’unica volta che l’aveva sentito parlare di viaggi, era quando aveva accennato al desiderio di partire in pellegrinaggio per Roma. Ma ne parlava come di un sogno. Perché bisognava prendere l’astronave per il pianeta Terra. Un costo proibitivo, a meno di non prenotare uno di quei viaggi organizzati dalla Reggenza a prezzo politico. Ma in questo caso era necessario un periodo di attesa di almeno cinque anni. Quindi Efisio, non comprese perché il religioso avesse abbandonato il progetto del pellegrinaggio nella città santa per una destinazione di cui non conosceva nemmeno la collocazione geografica.
  • Sei sorpreso Efisio? – Chiese Solinas con un largo sorriso. E senza attendere la risposta continuò – Eh! Almeno quanto me. Di certo fino a qualche giorno fa non avrei mai immaginato di partire. E oggi, invece, nessuno riuscirebbe a trattenermi…
  • Perché fai questo? – riuscì a dire Efisio, incredulo.
  • Debbo andare. È difficile da spiegare, amico mio. È come se qualcuno mi stesse chiamando.
    Si arrestò, leggeva chiaramente lo sbigottimento negli occhi del bracciante. Allora volle tranquillizzarlo.
  • Non sono diventato pazzo…O forse si…Ma se è così, ti assicuro Efisio, che si tratta di una bella pazzia. Ma tu non ti preoccupare, sebbene lontano continuerò a pregare per te e tu, mi raccomando, continua ad osservare i precetti. Ora devo proprio andare, salutami i tuoi di casa, ti prego.
    Così dicendo Solinas riprese il viaggio lasciando il povero uomo che balbettava incapace di comprendere la curiosa novità.
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