Gigi Poli
Poesia musica e pittura
di Dante Fasciolo
Ci sono parole espresse in poesia che en trano nell'anima delle persone e riemergono ogni qual volta la loro vita si trova a ricordare o a frontreggiare frangenti...in spece quelli legati all'amore e agli affetti.
Gigi Poli artista noto nel panorama della pittura, da lunghi anni dedica la sua arte pittorica ad ispirazioni in lui suscitate dalla storia e dalla letteratura. In questa ultima occasione - la bella mostra presso la Galleria La Pigna di Roma - le sue opere si sono soffermate sui testi di alcune poesie musicali vive da tempo nel cuore della collettività.
Scrive l'artista: "L'incontro tra musica e pittura è un avvenimento singolare ed esaltante perchè la trattazione unitaria da parte di queste due espressioni d'arte dà luogo ad un momento di confronto e integrazione di grande intensità emotiva.
Mi sono lasciato affascinare da questo abbinamento e così ho pensato di rappresentare in pittura alcune canzoni della musica più semplice e popolare, la musica leggera, trasferendo in immagini le sensazioni che mi hanno suscitato."
Ad ogni quadro, si affianca il testo della canzone di riferimento (in questo articolo limitate alla loro essenzialità) e il breve contasto storico della canzone stessa. Un'esperienza riuscita, testimonianza di una specificità tutta italiana: parole, musica, pittura espressamente riammentate ed esplicitate con passione, particolarmente apprezzate dal folto pubblico intervenuto alla mostra.

Qui dove il mare luccica e tira forte il vento
Su una vecchia terrazza davanti al golfo du Surriento
Un uomo abbraccia una ragazza dopo che aveva pianto
Poi si schiarisce la voce e ricomincia il canto
Te voglio bene assaje ma tanto tanto bene sai
E' una catena ormai che scioglie il sangue dint' 'e 'vvene
sai...
Caruso Canzone del 1986.
Musica e parole sono entrambi di Lucio Dalla, che a causa di un guasto alla sua imbarcazione fu co soggiornare in un albergo a Sorrento proprio nella stanza che anni prima aveva ospitato il tenore napoleta Caruso.
Il proprietario dell'albergo racconta della passione del tenore per una giovane alla quale dava lezione di stesso barista della scogliera confermò questa bellissima storia d'amore vissuta sulla terrazza dell'albergo chiese ed ottenne il permesso di suonare in terrazza e di là ammirando il golfo, si lasciò andare ad un canto ne che si sparse nell'immensità del cielo.
Il quadro rappresenta questo momento di grande intensità : il golfo si trasforma, le nubi si accavallano sentimenti, frammisti di amore, passione, speranza e paura.

E' un'incognita ogni sera mia
Un’attesa, pari a un'agonia
Troppe volte vorrei dirti "no"
E poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no
Minuetto Canzone del 1973.
Grande successo, racconta di una donna schiava di una relazione che ormai è insoddisfacente e ct lei non riesce a chiudere non trovando una soluzione positiva ad una storia di amore lunga e complessa.
E' cantata da Mia Martini in maniera magistrale.
Franco Califano, autore di parole e musica, usa la metafora del minuetto: relazione ripetitiva e circolare in cui la donna è intrappolata come in un ballo antico e rigoroso.
Il quadro rappresenta un interno freddo, poco accogliente con lei in attesa di ui desiderata e aspettata.

Che anno è, che giorno è ?
Questo è il tempo di vivere con te
Le mie mani come vedi non tremano più
E ho nell'anima
In fondo all'anima cieli immensi
E immenso amore
E poi ancora, ancora amore amor per te
Fiumi azzurri e colline e praterie
Dove corrono dolcissime le mie malinconie
L'universo trova spazio dentro me
I giardini di marzo Canzone del 1972.
Il presente di un ragazzo che non riesce ad inserirsi nel mondo che lo circonda e trova la soluzione nella droga.
E non riesce ad uscirne nonostante l'aiuto di una ragazza che gli vuol bene e che gli dice tu così muori.
Quindi la confessione del suo amore con la dimostrazione dei suoi sforzi ad uscire dal tunnel tanto è vero che le sue mani non tremano più e lui sente il risvegliarsi di sentimenti di piacere nel vedere labellezza della natura e del creato.
Ma non basta perché manca ancora il coraggio di vivere.
Il quadro mostra le mani in mezzo a fiumi azzurri, colline e praterie.

Quando sei qui con me questa stanza non ha più pareti
ma alberi,
alberi infiniti
Quando sei qui vicino a me questo soffitto viola
no, non esiste più
io vedo il cielo sopra noi che restiamo qui,
abbandonati
come se non ci fosse più niente, più niente al mondo.
Il cielo in una stanza Canzone del 1960.
Il cielo in una stanza prende l'ispirazione da un incontro con una donna che l'autore ha avuto in una stanza anonima di un albergo di Genova.
L'incontro è stato così travolgente da trasformare l'ambiente modesto in una esperienza poetica e quasi mistica, con il soffitto viola che diventa il simbolo di un amore travolgente e trascendente, un eccezionale avvenimento tra fantasia e realtà.
Lo spazio limitato in un universo infinito e sognante dove i muri spariscono e il soffitto diventa il cielo, un'esperienza sensuale ed interiore che cancella il mondo esterno, simboleggiando come l'amore possa dilatare la percezione e creare un mondo a se stante.
L'ambiente crudo si trasforma in un momento di pura poesia ed intimità, con colori che cambiano, con metafore come alberi infiniti e con improvvisi suoni di organi.

Quella sua maglietta fina tanto stretta al punto che
Mi immaginavo tutto e quell'aria da bambina
Che non gliel'ho detto mai ma io ci andavo matto
E chiare sere d'estate il mare, i giochi, le fate
E la paura e la voglia di essere nudi
Un bacio a labbra salate, un fuoco, quattro risate
Questo piccolo grande amore Canzone del 1972.
La canzone di Claudio Baglioni è dedicata alla fidanzata che in seguito divenne sua moglie.
La maglietta fina e la storia d'amore sono ispirate al loro rapporto, è la storia di un primo intenso amore giovanile e della successiva nostalgia per un tempo vissuto con grande intensità.
E nonostante la storia passata rimangono i ricordi, i momenti felici condivisi, la tristezza di essere separati e l'impossibilità di recuperare ciò che ora si è perso. E' un brano cult del pop italiano.
Il quadro inquadra la coppia su una spiaggia intorno ad un falò notturno con lei esuberante e lui più timido e pensieroso.

*E adesso indate via, voglio restare solo
Con la malinconia, volare nel suo cielo
Non chiesi mai chi eri, perché scegliesti me
Me che fino a ieri credevo fossi un re
Perdere l'amore quando si fa sera
Quando tra i capelli un pò di argento li colora
Rischi di impazzire può scoppiarti il cuore**
Perdere l'amore Canzone del 1988.
Anno in cui ha vinto il festival di San Remo.
La canzone ha segnato la storia della musica leggera italiana ed è un successo iconico di Massimo Ranieri.
Il brano racconta la fine di una storia d'amore di un uomo e una donna e tutte le difficoltà che emergono al momento della chiusura della relazione.
L'uomo, non più giovanissimo, lo tradiscono i capelli d'argento, ha il desiderio di rimanere solo per riflettere su quanto accaduto, sulle illusioni svanite, sull'incombente solitudine.
Il quadro raffigura l'uomo che cammina solitario lungo un viale in una pineta fredda e nebbiosa con la luna frontale testimone della propria disperazione.
*Ti vesti svogliatamente
Non metti mai niente che possa attirare attenzione
Un particolare, per farti guardare
E con la faccia pulita
Cammini per strada mangiando una mela

Alba Chiara Canzone del 1979.
Racconta di un innamoramento adolescenziale, nato osservando da lontano una ragazzina che cammina verso la fermata di un bus che la porterà a scuola.
Colpiscono la sua purezza e la sua innocenza, la sua aria fresca e la sua spontaneità che è chiara come l'alba.
E immagini la fragilità dei suoi amori, i suoi sogni e i suoi desideri timidi ed azzardati nello stesso tempo.
Il canto è diventato un inno generazionale all'adolescenza e alla libertà.
Il quadro rappresenta una ragazzina e un'alba che si fondono insieme.
Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo
Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore
Dalle ossessioni delle tue manie
Supererò le correnti gravitazionali

La cura Canzone del 1996.
Molti sostengono che la canzone sia dedicata alla madre affetta da una grave malattia, alla quale viene offerta una protezione totale contro tutte le sofferenze corporee ed esistenziali.
La cura è nell'anima, nella salvezza dal dolore, nella liberazione dalle paure, attraverso un percorso che ti porta alla conoscenza di te stesso e del mondo che ti circonda.
Infine la cura promette la protezione definitiva superando anche le leggi fisiche arrivando addirittura ad eliminare l'invecchiamento.
Il quadro rappresenta lui che solleva lei in un deserto che è il simbolo dell'aridità e della difficoltà di una vita molto difficile.
Tu mi fai girar
Tu mi fai girar
Come fossi una bambola
Poi mi butti giù
Poi mi butti giù
Come fossi una bambola
Non ti accorgi quando piango
Quando sono triste e stanca, tu
Pensi solo per te

Bambola La canzone è del 1960
E' un'icona della musica leggera italiana, il brano, che inizialmente Patty Pravo non voleva nemmeno cantare, racconta la fine di una relazione in cui la protagonista rifiuta di essere trattata come un oggetto, affermando con decisione la propria autonomia.
Al successo della canzone ha contribuito moltissimo la cantante con la sua bellezza, il suo carattere, la sua comunicativa e la sua spregiudicatezza.
Il quadro rappresenta una ragazza che con aria stupita ma anche maliziosa sta sulla sponda di un letto.
Ai suoi piedi, sul pavimento, una bambola e una trottola, rispettivamente il simbolo di come viene considerata una donna e l'azione alla quale è condannata.