Le riscoperte nella esposizione: ’toni minori’, ‘contemplazione ‘ e stupore
Minor Keys
Arte: Biennale di Venezia
di Francesca Possenti
Fino al prossimo 22 novembre sarà possibile visitare la 61^ Esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
Il titolo dell’edizione di quest’anno, curata dalla Direttrice artistica Koyo Kouoh, (prematuramente scomparsa nel maggio 2025) è “Minor Keys”.
Tale denominazione fa riferimento alle tonalità minori della musica che rimandano a sonorità più delicate, intime e talora malinconiche, spingendo a porre la nostra attenzione sulle voci meno dominanti o chiassose del nostro tempo, invitando ad ascoltare con maggior attenzione quello che spesso resta nascosto e poco considerato nella società globale contemporanea.
110 sono i partecipanti provenienti da contesti geografici differenti e 100 sono le Partecipazioni Nazionali collocate negli storici Padiglioni ai Giardini (29), all’Arsenale (25) e nel centro storico di Venezia (46).

Nel Padiglione del Giappone “Grass Babies, Moon Babies”, a cura dell’artista Ei Arakawa-Nash, i visitatori possono prendere in braccio una delle 200 bambole esposte con l’intento di prendersene cura. Arakawa-Nash ci spinge a riflettere su cosa la nostra generazione possa fare per le generazioni future.
Nel Padiglione dell’ Argentina vi è un'installazione che crea un ambiente immersivo, percorribile dallo spettatore che si trova a camminare su un percorso di sale e carbone, percependo la presenza della materia ma anche la potenza del significato che essa rappresenta.

Nel Padiglione dell’India il tema della casa e del ricordo sono protagonisti. Cinque artisti, ispirandosi alle culture tradizionali, propongono la loro visione della casa in India. Ci sono le opere in argilla di Alwar Balasubramaniam che alludono alla fragilità della terra, quelle di Sumakshi Singh che utilizza il filo per ricreare una casa demolita, i giardini pensili di Ranjani Shettar creati con materiali organici, le architetture in cartapesta di Skarma Sonam Tashi e quelle in bambù di Asim Waqif.
Il Padiglione dell’Oman propone un paesaggio sonoro immersivo e cinetico con lo scopo di porre in risalto il profondo legame tra il popolo omanita e i suoi cavalli. L’installazione propone ai visitatori di camminare su un pavimento coperto di sabbia proveniente dall’Oman, questo movimento dello spettatore genera l’oscillazione di grandi oggetti d’argento sospesi al soffitto che sviluppano un delicato suono.
Molto originale il Padiglione della Spagna “Los restos” dove le pareti sono interamente tappezzate da pavimento a soffitto con 50.000 cartoline raccolte per più di vent’anni dall’artista Oriol Vilanova. L’ installazione porta lo spettatore a riflettere sulle caratteristiche della memoria, sulla sua forza e sulla sua fragilità.
Il Padiglione austriaco è forse il più scioccante dell’intera Esposizione: qui l’artista Florentina Holzinger mette in atto alcune performance di forte impatto per denunciare la crisi climatica, il problema dell’acqua e della violenza sulle donne.

Il Padiglione Italia, presso l‘Arsenale, ospita le opere di Chiara Camoni: nella prima delle due grandi sale sono collocate in un ambiente in penombra 24 sculture in scala umana, dalle cui teste affiorano elementi di natura vegetale (piante e fiori), o artificiale (plastica, piccoli oggetti). Le loro forme rimandano ad un mondo arcaico ricordando talvolta la scultura egizia.
Presso l’Arsenale colpisce profondamente l’opera People’s Desire dell’artista di origini birmane Sawangwongse Yawnghwe: un’installazione lunga sei metri composta da 2.500 figurine di argilla che camminano e galleggiano su barche durante un esodo di massa. L’opera allude ai massacri dei Rohingya avvenuti nel Myanmar.
Nel complesso l’Esposizione invita lo spettatore a riscoprire i valori dell’essere umanità su questa terra, la necessità del rispetto della natura, l’importanza dei piccoli gesti quotidiani, della condivisione, della contemplazione, dello stupore, dell’attenzione rivolta anche ai tanti “toni minori”, senza però dimenticare i grandi problemi del nostro tempo: le migrazioni, le ingiustizie, le violenze.