Un santuario, 2mila statue e una scoperta eccezionale: ecco la storia
dell'esercito di terracotta di Agia Irini, oggi diviso tra Nicosia e Stoccolma
Cipro: archeologia
L’esercito di terracotta dimenticato di Cipro: il santuario con 2mila statue votive

Esiste un esercito di terracotta che precede di oltre tre secoli quello dell’imperatore Qin Shi Huang e che, nonostante le dimensioni eccezionali, rimane poco conosciuto al grande pubblico. Non si trova in Cina ma a Cipro, nel santuario di Agia Irini, dove nel 1929 una spedizione archeologica svedese riportò alla luce circa 2mila statue votive disposte attorno a un altare. Ancora oggi rappresentano una delle più straordinarie concentrazioni di sculture antiche mai rinvenute in un luogo di culto.
-La scoperta accidentale nel 1929
La scoperta, che ha cambiato la conoscenza della religiosità cipriota dell’età arcaica, continua a essere considerata un caso quasi unico nel panorama archeologico mondiale. Se i guerrieri di Xi’an costituivano un esercito destinato ad accompagnare un imperatore nell’aldilà, le figure di Agia Irini raccontano invece il rapporto collettivo tra una comunità e la propria divinità.

La storia inizia quasi per caso. Nel villaggio di Agia Irini, oggi situato nella parte settentrionale dell’isola sotto il controllo della Repubblica Turca di Cipro del Nord, il sacerdote Papa Prokopios sorprese un saccheggiatore intento a trafugare frammenti di antiche statue in terracotta. Portò uno dei reperti al museo di Nicosia, attirando l’attenzione dell’archeologo svedese Einar Gjerstad, direttore della Spedizione Svedese a Cipro.
Gli scavi, avviati nel novembre del 1929, rivelarono un complesso cultuale frequentato per oltre sette secoli, dal XII fino al V secolo a.C. Ma la vera sorpresa arrivò appena mezzo metro sotto la superficie del terreno.
-Un santuario circondato da 2mila statue
Gli archeologi riportarono alla luce circa 2mila figure in terracotta disposte in grandi semicerchi attorno a un recinto sacro e a un altare destinato ai sacrifici. La composizione appariva straordinariamente ordinata e suggeriva un allestimento rimasto pressoché intatto fino all’abbandono del santuario.

Le statue raffiguravano soprattutto uomini, animali e carri. Le figure maschili indossavano abiti militari ma risultavano prive di armi, mentre numerosi carri trainati da quattro cavalli erano accompagnati da conducenti e guerrieri in armatura completa. Accanto alle migliaia di statuette comparivano anche sculture a grandezza naturale e alcune figure in bronzo. Secondo gli studiosi, nessun altro santuario del Mediterraneo ha restituito una concentrazione così ampia di offerte votive figurate. Per quantità e impatto visivo, il confronto più immediato rimane quello con il celebre esercito di terracotta di Xi’an, pur appartenendo a un contesto storico e religioso completamente diverso.

-Un luogo di culto trasformato nei secoli
Le indagini hanno mostrato che il santuario cambiò profondamente nel corso della sua lunga storia. Le prime strutture consistevano in edifici rettangolari in mattoni crudi disposti attorno a un cortile centrale utilizzato per le cerimonie religiose. Tavole per le offerte, grandi contenitori per le derrate e numerose raffigurazioni di tori suggeriscono un culto legato alla fertilità e alle divinità agrarie. Con il passare dei secoli il complesso venne ampliato. Comparvero nuovi altari, recinti sacri e spazi aperti destinati alle offerte votive. Anche le immagini cambiarono, alle figure animali si affiancarono progressivamente rappresentazioni antropomorfe, minotauri, sacerdoti mascherati da toro e musicisti con tamburelli e flauti, segno di rituali sempre più articolati.

Durante il periodo cipriota-arcaico il santuario raggiunse il proprio massimo sviluppo, prima di essere progressivamente abbandonato intorno al 500 a.C., probabilmente anche a causa delle ripetute inondazioni che interessarono l’area.
-Dalla colonia ai musei
Al termine della Spedizione Svedese, tra il 1927 e il 1931, la divisione dei reperti seguì le consuetudini allora in vigore durante il periodo coloniale. Più della metà dei materiali venne assegnata alla Svezia con l’autorizzazione dell’amministrazione coloniale britannica.

Circa 12mila dei 18mila reperti mobili recuperati durante gli scavi furono imballati in 771 casse di legno, trasportati in treno da Nicosia al porto di Famagosta e successivamente inviati via mare a Stoccolma. Oggi circa 1500 delle figure di Agia Irini costituiscono il nucleo della collezione cipriota del Medelhavsmuseet, il Museo delle Antichità del Mediterraneo e del Vicino Oriente di Stoccolma. Le restanti 500 statue sono conservate nel Museo Archeologico di Nicosia, dove formano uno dei principali allestimenti permanenti dedicati all’archeologia dell’isola. Anche le matrici diagnostiche e gran parte della documentazione scientifica della spedizione sono rimaste in Svezia.

L’allestimento del museo di Stoccolma cerca di restituire l’effetto originario della scoperta archeologica. I visitatori entrano in una grande sala dove quasi mille figure in terracotta sono disposte a semicerchio attorno alla pietra sacra, ricreando la posizione documentata durante gli scavi del 1929.
L’esposizione è accompagnata da reperti provenienti da tutta Cipro che raccontano oltre settemila anni di storia dell’isola, dalla preistoria fino all’età romana, evidenziando il ruolo strategico di Cipro come punto d’incontro tra Egitto, Levante, Anatolia, Mesopotamia e Grecia.
-Un patrimonio ancora da studiare
Nonostante l’eccezionalità della scoperta, il santuario di Agia Irini è rimasto per lungo tempo relativamente poco studiato. L’attenzione degli archeologi si concentrò soprattutto sulle spettacolari statue, mentre l’organizzazione del santuario e l’evoluzione delle pratiche religiose ricevettero minore approfondimento.
La situazione è cambiata nel 2011, quando il Medelhavsmuseet ha avviato un nuovo progetto di ricerca dedicato ai materiali della Spedizione Svedese. Attraverso lo studio delle ceramiche, dei frammenti e della documentazione d’archivio, gli studiosi stanno ricostruendo con maggiore precisione la cronologia del santuario e le trasformazioni delle pratiche cultuali che si sono succedute per oltre sette secoli.

L’esercito di terracotta di Agia Irini continua così a rappresentare uno dei più straordinari complessi votivi del Mediterraneo antico: un insieme di migliaia di figure che raccontava attraverso la scultura il rapporto tra una comunità, il sacro e il proprio paesaggio culturale.