#381 - 1 luglio 2026
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Sport: storia cultura arte

Le Olimpiadi dell’Arte

Il Pentathlon delle Muse

di Toschi Livio

Sul finire dell’Ottocento le scoperte archeologiche di Heinrich Schliemann (a Troia, Micene e Tirinto), di Wilhelm Dörpfeld (a Troia) e di Ernst Curtius (a Olimpia) stimolano un vasto interesse per la civiltà greca. Matura così un avvenimento di eccezionale portata: la resurrezione delle Olimpiadi dopo 15 secoli, dovuta a Pierre de Coubertin. I primi Giochi dell’epoca moderna si disputano ad Atene nel 1896, ma il barone mira ancora più in alto, perseguendo l’unione dello Sport e dell’Arte, ovvero «le mariage des muscles et de l’esprit».

Il 16 giugno 1904 De Coubertin annuncia su Le Figaro che «è venuto il momento di raggiungere un nuovo traguardo e di ripristinare l’originale bellezza delle Olimpiadi». Sebbene il suo proposito incontri difficoltà e incomprensioni, dal 23 al 25 maggio 1906 il barone convoca a Parigi, nel foyer della Comédie Française, una Conférence consultative des Arts, des Lettres et des Sports «per studiare in che misura e sotto quale forma le Arti e le Lettere potrebbero partecipare alla celebrazione delle moderne Olimpiadi e, in generale, avvicinarsi alla pratica degli Sport per beneficiarne e nobilitarli». Nel discorso d’apertura De Coubertin è esplicito: «Signori, noi siamo riuniti in questo edificio unico al mondo per celebrare una singolare cerimonia. Si tratta di unire di nuovo, con i legami di un legittimo matrimonio, degli antichi divorziati: il Muscolo e la Mente».

A conclusione della seduta i circa sessanta intervenuti propongono al CIO l’istituzione di cinque concorsi artistici per opere inedite ispirate all’ideale sportivo. I concorsi, che riguardano Architettura, Scultura, Pittura, Letteratura e Musica (il cosiddetto «Pentathlon delle Muse»), nonostante qualche resistenza da parte degli organizzatori, vengono abbinati alle Olimpiadi dal 1912 al 1948. Nelle sette edizioni disputate, alle Olimpiadi dell’Arte l’Italia ottiene 5 primi, 7 secondi e 2 terzi posti, oltre a 13 menzioni d’onore. Inoltre, 14 italiani sono chiamati a far parte delle giurie: Brasini e Piacentini (Architettura), Bistolfi, Canonica e Gemito (Scultura), Tito (Pittura), D’Annunzio (Letteratura), Malipiero e Pizzetti (Musica), nel 1924; Prezzolini (Letteratura) e Labroca (Musica) nel 1928; Maraini (Scultura) e ancora Malipiero (Musica) nel 1936; Argan (Pittura) e Roghi (Musica) nel 1948.

I Concorsi d’Arte dovrebbero vedere la luce già ai Giochi di Londra 1908, ma il desiderio non si realizza a causa di molteplici avversità. Finalmente, nella sessione tenuta a Berlino nel 1909, il CIO decide di accorpare l’evento all’Olimpiade di Stoccolma 1912. Nella capitale svedese l’introduzione di concorsi artistici ai Giochi non riceve certo una calorosa accoglienza, però De Coubertin vince le resistenze del Comitato organizzatore minacciando di non intervenire alla manifestazione. L’Italia vince due medaglie d’oro grazie a Carlo Pellegrini nella Pittura e Riccardo Barthélemy nella Musica.

Il già difficoltoso cammino è interrotto dalla Grande Guerra, ma subito ravvivato dall’indomita volontà di De Coubertin. Dopo l’Olimpiade dell’Arte di Anversa 1920 commenta il barone: «Non è stata ancora all’altezza, sebbene in progresso rispetto al 1912». La non eccelsa qualità delle opere è testimoniata dalla mancata assegnazione del primo premio nelle sezioni Architettura e Pittura. Noi conquistiamo una medaglia d’oro con Raniero Nicolai nella Letteratura e una d’argento con Oreste Riva nella Musica.

L’esposizione olimpica di arti figurative del 1924 si apre il 16 maggio al Grand Palais di Parigi: la giuria accetta solo 158 delle 283 opere presentate, e nella sezione Architettura non è assegnato il primo premio. Fortunatamente, fuori concorso vengono messe in mostra opere di artisti affermati, tra le quali l’Ercole arciere di Émile-Antoine Bourdelle. Alla chiusura dei Giochi, ormai prossimo a lasciare la presidenza del CIO, De Coubertin ribadisce con immutato entusiasmo che «allo sport è necessaria la collaborazione delle Muse». Muore il 2 settembre 1937 e vuole che il suo corpo riposi nel cimitero di Bois-de-Vaux a Losanna, ma il suo cuore sia sepolto nel monumento innalzato dieci anni prima a Olimpia in memoria delle risorte Olimpiadi.

Le Olimpiadi dell’Arte

Fino al 1924 i concorsi rimangono cinque, ma nel 1928 vengono introdotte delle sottosezioni allo scopo (pienamente raggiunto) d’incrementare la partecipazione degli artisti. In totale i concorsi passano così a 13: tre di Letteratura, di Musica e di Pittura; due di Architettura e di Scultura. Al Museo Civico di Amsterdam dal 12 luglio al 12 agosto 1928 sono esposte 1.165 opere provenienti da 18 nazioni. Le apposite giurie esaminano anche 40 opere letterarie e 22 composizioni musicali. Per l’Italia una sola soddisfazione: il 2° posto di Lauro De Bosis nella sezione Letteratura / opere drammatiche.

L’esposizione di arti figurative di Los Angeles, inaugurata il 30 luglio 1932 al Museum of History, Science and Art e visitata da ben 400.000 persone, ospita 1.145 opere provenienti da 31 nazioni, ma noi partecipiamo con appena 14 opere e otteniamo soltanto una menzione onorevole grazie a Ercole Drei nella Scultura. Interviene addirittura il duce, che è encomiasticamente definito «il primo sportivo d’Italia», a sollecitare gli organi competenti a un maggiore interessamento per l’arte.

Il 15 luglio 1936 il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels inaugura nei padiglioni al Kaiserdamm di Berlino l’esposizione artistica dell’XI Olimpiade (736 le opere in mostra, di cui 70 fuori concorso). Finalmente l’Italia fa incetta di medaglie (una d’oro, con Farpi Vignoli nella Scultura, e 4 d’argento) e di menzioni onorevoli (6).

Le Olimpiadi dell’Arte

I Giochi del 1940 e del 1944, com’è noto, non hanno luogo a causa della guerra. L’Olimpiade dell’Arte 1948 si tiene al Victoria and Albert Museum di Londra dal 15 luglio al 14 agosto (ammesse circa 400 opere di 27 nazioni). Il celebre giornalista Bruno Roghi lamenta «il generale disinteresse popolare per l’arte ispirata allo sport», imputabile alla «debolezza della propaganda» e all’«interessamento distratto della stampa». Noi, comunque, portiamo a casa un primo posto (Gianni Stuparich nella Letteratura epica), un secondo e due terzi, oltre a 6 menzioni d’onore.

Le Olimpiadi dell’Arte

La sessione del CIO inaugurata in Campidoglio il 24 aprile 1949 (la seconda svoltasi a Roma dopo quella del 1923) decide di sospendere le Olimpiadi dell’Arte, ritenendo «iniquo» che dei professionisti, sia pure nel campo artistico, prendano parte ai Giochi e ricevano delle medaglie. Nella sessione che si tiene a Oslo nel febbraio 1952, tuttavia, la questione è di nuovo sul tappeto.

Vale la pena di riportare in proposito il parere del CONI. «L’Italia propone che le competizioni d’arte continuino a figurare nel programma dei Giochi Olimpici, ma che siano ridotte a cinque titoli olimpici soltanto: per la Pittura, la Scultura, la Letteratura, la Musica e l’Architettura. Accanto a questi cinque concorsi propriamente detti, i Comitati organizzatori possono prevedere, se lo desiderano, delle esposizioni facoltative per le categorie artistiche secondarie».

Le Olimpiadi dell’Arte

Nell’aprile 1953, a Città del Messico, il nuovo presidente Avery Brundage esterna le sue perplessità sui concorsi d’arte. I membri del CIO, tuttavia, si esprimono in favore del loro mantenimento, eventualmente senza assegnare medaglie ai vincitori, ma solo diplomi. Sebbene il Comitato organizzatore dell’Olimpiade di Melbourne 1956 abbia già incluso nel programma i 5 concorsi artistici fondamentali, durante la 49a sessione, tenuta ad Atene nel maggio 1954, il CIO questa volta si dichiara d’accordo con Brundage a far allestire soltanto esposizioni alle città prescelte quali sedi dei Giochi. Decreta così la fine delle Olimpiadi dell’Arte, tanto care a De Coubertin, che nel 1912 si è perfino aggiudicato la vittoria nella Letteratura (sotto pseudonimo) con un’Ode allo Sport. «O Sport, diletto degli Dei, essenza di vita», ha scritto con enfasi il barone, «tu sei la Bellezza, la Giustizia, l’Audacia, l’Onore, la Gioia, la Fecondità, il Progresso, la Pace!».

Le Olimpiadi dell’Arte

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