Cagliari - Grande evento storico-culturale al Palazzo di Città
Ligabue
di Amanzio Possenti


Mano mano passano gli anni e il tempo racconta cose nuove stimolando a rivisitare eventi o personaggi vecchi o antichi, la memoria di un Artista di valore torna imperiosa a donarne la bellezza e la qualità espressiva.
E’ il caso di Antonio Ligabue (Zurigo1899-Gualtieri 1965), pittore talmente affascinante e di dominante profondità umana da coinvolgere ben oltre la dimensione temporale anzi da arricchirsene per tramandare una straordinaria avventura pittorica.


Rivedere le sue opere, indimenticabili testimonianze di vita creativa pur se difficile, è come reimmergersi in un luogo di meraviglie assaporandone non solo il richiamo di una sofferenza fatta arte ma partecipando, come nel passato creativo dell’artista, ad una storia di colori legati alla tradizione rurale.
Siccome capita raramente di reimbattersi in sue opere, come sta consentendo fino al 7 giugno la splendida e ricca mostra in corso al Palazzo di Città di Cagliari- sessanta capolavori che esplorano l’estro vivacissimo e popolaresco di Ligabue - avere la possibilità di ripercorrerne il percorso espositivo, è una rarità preziosa sul piano storico e culturale.

L’universo di Ligabue - tra malattie e ricoveri ospedalieri - si ripropone in una cristallina sequenza di opere e aggiunge ancor oggi, a distanza di anni della loro manifestazione, un cumulo di esperienze che paiono rivelarsi assai più esplicative sia nella centralità ideale di un cammino a sorpresa nella quotidianità sia nello scenario del dipingere di artista fecondo di sensibilità e di ‘armonia-disarmonica’ e della forza dei sensi che ne trasmettono l’ animo inquieto, fanciullesco e ribelle.


Le opere esposte narrano l’evoluzione stilistica e tecnica di Ligabue, dalla apparente ingenuità del dire alla maturità carica di ribollente tormento interiore, in un succedersi di meravigliosi incontri con se stesso e la natura, tramite poesia semplice e pervasivamente recuperata dall’io’ artistico, a sfida delle tradizioni consolidate e per valorizzare sensazioni e purezza dell’incanto: come nelle scene contadine, nelle carrozze, negli animali e soprattutto nei celebri autoritratti.
Ne realizzò ben 120 e molti di essi sono proposti in mostra quale anelito pulsante di vita interiore, a testimoniare le urgenze di una presenza inventiva affidata alla memoria e al bisogno di raccontare per sentirsi se stesso, tra le tensioni della mente e gli spazi inesauribili del cuore.

‘La grande mostra’ - così è definita l’esposizione cagliaritana a cura di Francesco Negri e Francesca Villanti, organizzata dal Comune di Cagliari - è un tassello d’arte vivente che mentre riporta in modo postumo, ad un Artista defunto, ne ripropone in spontaneità le caratteristiche umane come egli fosse lì, nelle sale della esposizione, a raccontarci che cos’è l’Arte per il Pittore: soprattutto tentare di conoscersi per parlare di sé e dei suoi disagi a chi vorrà recuperarne il ricordo.

