#379 - 1 giugno 2026
AAAATTENZIONE - Questo numero resterà in rete fino alla mezzanotte del 14 giugno. IL NUOVO NUMERO 380 SARA' IN RETE IL GIORNO 15 GIUGNO - BUONA LETTURA A TUTTI. Ora per voi : AMICI DEGLI ANIMALI - Vivisezione: Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni (A. Einstein) - Grandezza morale e progresso di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali (Gandhi) - La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa avere (C. Darwin) - Fintanto che l'uomo continuerà  a massacrare gli animali non conoscerà  ne salute, ne pace (Pitagora) - Tra tutti gli animali l'uomo è il più crudele. E' l'unico ad infliggere dolore per il piacere di farlo (M Twain) - A forza di sterminare animali si è capito che anche sopprimere uomini non richiedeva grande sforzo ( E.da Rotterdam) . -
Anniversari

L'alba di un nuovo giorno

Repubblica

di Amanzio Possenti

Ottant’anni: tanti ne sono passati da quel 2 giugno 1946 che manifestò la volontà nazionale di scegliere la Repubblica come sistema istituzionale.

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Ne conservo la memoria per varie ragioni, principalmente per la novità assoluta in un Paese che dalla nascita dell’Italia come nazione libera, indipendente e sovrana, aveva avuto la monarchia sabauda quale riferimento fondamentale nel convivere sociale. La scelta repubblicana che capovolse e guidò la nostra Storia fu accolta con gioia straordinaria dal popolo che si era espresso nelle urne - prima consultazione libera dal 1922,a suffragio universale, elettori maschi e per la prima volta anche le donne - ma determinò, inevitabilmente, polemiche da parte monarchica nei giorni successivi alla comunicazione degli esiti elettorali del referendum . La vivacità polemica si quietò solo all’annuncio ufficiale della vittoria repubblicana dato dalla Corte di Cassazione, dopo le prime notizie rese note dal Ministero dell’Interno e sulle quali si erano appunto accese contestazioni rivelatesi infondate. Emerse un distacco consistente fra le parti, 54% alla Repubblica e 46% alla Monarchia.

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Per se poco più che undicenne - ma fin d’allora lettore di giornali, grazie anche al fatto che i miei due fratelli maggiori svolgevano attività giornalistica - seguii da vicino quel momento storico, sia in famiglia, dopo il voto di mamma, quanto mai tesa all’esordio elettorale, del papà e del fratello ventunenne, sia alla radio che forniva notizie a cascata e lasciava presto intuire che gli italiani avessero premiato la forma repubblicana. Rammento anche la folta presenza di concittadini davanti al palazzo comunale dove, con i mezzi allora disponibili, venivano comunicati via via e lentamente i risultati. E l’indomani, le prime informazioni, dettagliate e indicative su un esito che appariva chiaramente pendente verso il sì alla repubblica. Come fu, vittoria piena.

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Nella mia città di residenza, come altrove, era stata intensa l‘ attività comiziale a sostegno del referendum, tra i monarchici legati alla tradizione - soprattutto gli anziani – e i ‘repubblicani’- principalmente i giovani e coloro che accusavano la monarchia dell’esito terribile della seconda guerra mondiale - tutti desiderosi di una vittoria. Seguirono giorni di apprensione e di contradditorio fino a quando il Luogotenente Umberto di Savoia, subentrato da poco a Vittorio Emanuele III, lasciò l’Italia per l’esilio. Quei fatti furono oggetto di spiegazione e di informazione attente a scuola, prima media: ricordo bene le notizie fondamentali e sufficienti che mi furono date dagli insegnanti.

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Da quel giorno imparai in famiglia a convivere con la nuova realtà istituzionale - grazie anche alla contestuale elezione dell’Assemblea Costituente - con i giornali dove si riprendevano i dibattiti fra partiti politici (soprattutto Dc, Pci, Psi, Pli, Pri, Pnm ed altri ), con la realtà municipale rappresentata da sindaco e consiglio comunale, non più il podestà, le difficoltà post-guerra e l’arrivo del Piano Marshall americano : ma soprattutto, e finalmente, la libertà da poco recuperata e che consentiva di parlarci liberamente senza subire il silenzio delle idee imposto dal regime fascista. Con la nascita della Repubblica e il dibattito costituente verso la Carta costituzionale(1947-1948) gli italiani si ritrovavano cittadini fieri di una forma istituzionale a garanzia di diritti e doveri. Così nacque la più bella Costituzione al mondo.

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