L'alba di un nuovo giorno
Repubblica
di Amanzio Possenti
Ottant’anni: tanti ne sono passati da quel 2 giugno 1946 che manifestò la volontà nazionale di scegliere la Repubblica come sistema istituzionale.


Ne conservo la memoria per varie ragioni, principalmente per la novità assoluta in un Paese che dalla nascita dell’Italia come nazione libera, indipendente e sovrana, aveva avuto la monarchia sabauda quale riferimento fondamentale nel convivere sociale. La scelta repubblicana che capovolse e guidò la nostra Storia fu accolta con gioia straordinaria dal popolo che si era espresso nelle urne - prima consultazione libera dal 1922,a suffragio universale, elettori maschi e per la prima volta anche le donne - ma determinò, inevitabilmente, polemiche da parte monarchica nei giorni successivi alla comunicazione degli esiti elettorali del referendum . La vivacità polemica si quietò solo all’annuncio ufficiale della vittoria repubblicana dato dalla Corte di Cassazione, dopo le prime notizie rese note dal Ministero dell’Interno e sulle quali si erano appunto accese contestazioni rivelatesi infondate. Emerse un distacco consistente fra le parti, 54% alla Repubblica e 46% alla Monarchia.


Per se poco più che undicenne - ma fin d’allora lettore di giornali, grazie anche al fatto che i miei due fratelli maggiori svolgevano attività giornalistica - seguii da vicino quel momento storico, sia in famiglia, dopo il voto di mamma, quanto mai tesa all’esordio elettorale, del papà e del fratello ventunenne, sia alla radio che forniva notizie a cascata e lasciava presto intuire che gli italiani avessero premiato la forma repubblicana. Rammento anche la folta presenza di concittadini davanti al palazzo comunale dove, con i mezzi allora disponibili, venivano comunicati via via e lentamente i risultati. E l’indomani, le prime informazioni, dettagliate e indicative su un esito che appariva chiaramente pendente verso il sì alla repubblica. Come fu, vittoria piena.


Nella mia città di residenza, come altrove, era stata intensa l‘ attività comiziale a sostegno del referendum, tra i monarchici legati alla tradizione - soprattutto gli anziani – e i ‘repubblicani’- principalmente i giovani e coloro che accusavano la monarchia dell’esito terribile della seconda guerra mondiale - tutti desiderosi di una vittoria. Seguirono giorni di apprensione e di contradditorio fino a quando il Luogotenente Umberto di Savoia, subentrato da poco a Vittorio Emanuele III, lasciò l’Italia per l’esilio. Quei fatti furono oggetto di spiegazione e di informazione attente a scuola, prima media: ricordo bene le notizie fondamentali e sufficienti che mi furono date dagli insegnanti.


Da quel giorno imparai in famiglia a convivere con la nuova realtà istituzionale - grazie anche alla contestuale elezione dell’Assemblea Costituente - con i giornali dove si riprendevano i dibattiti fra partiti politici (soprattutto Dc, Pci, Psi, Pli, Pri, Pnm ed altri ), con la realtà municipale rappresentata da sindaco e consiglio comunale, non più il podestà, le difficoltà post-guerra e l’arrivo del Piano Marshall americano : ma soprattutto, e finalmente, la libertà da poco recuperata e che consentiva di parlarci liberamente senza subire il silenzio delle idee imposto dal regime fascista. Con la nascita della Repubblica e il dibattito costituente verso la Carta costituzionale(1947-1948) gli italiani si ritrovavano cittadini fieri di una forma istituzionale a garanzia di diritti e doveri. Così nacque la più bella Costituzione al mondo.


