Una iniziativa del giornale quotidiano Avvenire
Un appello ai lettori
Per la Pace
Contro le guerre, per la pace: a cosa serve la preghiera, oggi?

Care lettrici e cari lettori,
iniziamo questa newsletter con una domanda impegnativa: a cosa serve la preghiera?
La veglia che il Papa ha guidato alle 18 di oggi (11 aprile) nella Basilica di San Pietro, pregando per la pace insieme a tutta la Chiesa, ci pone una volta ancora davanti a una domanda che per il credente è fondamentale e per chi non crede è comunque ineludibile: c’è un’altra forza che agisce sulla storia oltre alla volontà umana di “fare guerra”?

L’ottuso riproporsi di un metodo per far marciare la storia basato sull’esercizio della violenza e il disprezzo della vita (le stragi di civili, come quella spaventosa di Beirut, è questo che mostrano) pone tutti – credenti e non ancora tali – davanti a questa domanda, con la consapevolezza e la speranza che non ci sia solo la guerra per rispondere alle ingiustizie e alle crisi internazionali. Perché missili e droni seminano lutti, odio, sete di rivalsa, e riportano l’umanità allo stato primordiale: una sopraffazione reciproca, che non segna mai “l’ultima delle guerre”.

La preghiera, in questo scenario, si mostra come un gesto pienamente umano e profondamente civile, uno stile e un atteggiamento, un modo di stare al mondo. Perché chi prega resta fedele alla causa che porta nel cuore, la pensa e la chiede tutti i giorni; sa che l’esito della preghiera non è frutto di un gesto solenne e isolato ma di una pazienza che sa di dover tessere la pace come frutto di una costruzione quotidiana, tenace, ostinata; e impara a portare con sé non una questione astratta ma il volto delle persone, delle famiglie e dei popoli che di ogni guerra sono le vittime considerate ormai come un bene relativo e sacrificabile. Fedeltà, pazienza, realismo.
Ecco perché oggi preghiamo con il Papa: per essere donne e uomini così, capaci della pace che muove la storia. Altro che bombe.

