Tra Terrore e Folklore
La Pantafica
di Roberto Bonsi
la Pantafica (n.d.a.: o “pantafa”), non è altro che una figura spettrale del folklore abruzzese e marchigiano, ma anche dell’alto Lazio.Potrebbe essere sia una vecchia strega o addirittura un gatto nero?. Di notte si siede sul petto delle persone in stato di sonno avanzato, bloccandole per un pò, oppure togliendo loro il respiro o quasi, creando così una specie di paralisi notturna.

La strega ha un aspetto orripilante, si manifesta con una bocca a punta, e possiede degli occhi con uno sguardo demoniaco.
Secondo la tradizione popolare, per mandarla via si usava mettere vicino al letto del buon vinello, ed un sacchetto di legumi legato ad una scopa, forse una saggina.
“Pantafa” deriva probabilmente dal latino: “Phantasma” (Fantasma) La Pantafica ha la mania di far di conto, atto che per lei pare essere un qualcosa a dir poco naturale, e per farle perdere tempo serve appunto il conteggio dei legumi, ceci ed altro ancora. Conta pure le setole della scopa, e svanisce al primo apparire della luce del Sole.
Questa figura del folklore in loco, interpreta in senso medico reale, la paralisi del sonno, le apnee notturne, offrendo anche una sensazione onirica, un senso di oppressione ed anche di terrore e di incubi nel corso dei dormiveglia.
Dove la Pantafica si mostra, i malcapitati sono e restano inermi ed impauriti. Insomma, per scriverla o dirla in breve, il tutto è la personificazione dell’incubo.
In ogni area della nostra Italia, vi sono storie simili che rientrano nel contesto del folklore locale. Può essere un folletto, uno gnomo ed altro, ma il tutto si ricollega per l’appunto, alle plurisecolari credenze di ogni dove, tramandate di solito nella più semplice formula orale.

Oltre il suo termine più usuale ed alla sua derivazione in lingua latina, la mera leggenda della Pantafica, trae dunque origine come già scritto da quel fenomeno detto della paralisi del sonno, e chi ne soffre è impossibilitato o impossibilitata a muoversi del tutto, e spesso ha delle allucinazioni non da poco (n.d.a.: allucinazione ipnagogica), termine che tradotto in breve sta a significare quanto scritto sinora, ed è sempre la genuinità della tradizione popolare che fa sì che come rimedio a tali spaventose apparizioni, si suggerisca di dormire in posizione principalmente supina.
Una particolare ricerca d’oltreconfine ha rivelato che proprio la Pantafica determina che una gran parte della popolazione italiana cede a delle spiegazioni dove il soprannaturale ha la meglio su tutto. Come già abbiamo menzionato ogni regione italiana nelle sue varie località, ha diversi nomignoli per questo tipo di sollecitazione di tipo neuronale. Lo “stricacuor” ed altri ancora, in Emilia-Romagna, la “fantasima” in Toscana ed in Umbria, il "cancun in” in Lombardia, e così via elencando. Questo particolarissimo fenomeno avviene non solo nella nostra penisola ma anche in altri numerosi paesi stranieri, come ad esempio l’Egitto (shaitan ), in Canada (old hag), in Giappone (kanashibari), mentre negli States vi è la più moderna leggenda dei rapimenti alieni, ed in Nigeria, ecco un demone femminile che attacca brutalmente durante il sonno e provoca la paralisi.
In sostanza la malefica Pantafica è l’esatta personificazione dell’incubo. Anche il cinema ha mostrato interesse verso la Pantafica, ed infatti esiste una pellicola del 1922 dove con la regia di Emanuele Scaringi è stato girato il film: “Pantafa” ambientato tra Roma e l’Abruzzo. In Sardegna viene chiamato cone gergale di S’Ammutadori. Signori cari, se non volete esser perseguitati dalla Pantafica, cercate di migliorare in un modo o nell’altro il vostro sonno, e magari praticate la meditazione oppure il mindfullness. 4, 7 e 8, inspirare, rallentare il respiro ed espirare, una” manna” per stare meglio, o perlomeno resta uno dei tanti suggerimenti.

Tutto quanto elencato è una sorta di …”frechete”, per far comprendere con il linguaggio in vernacolo della terra degli antichi Bruzi, la sorpresa di quanto sin qui elencato. La Pantafa è quindi solitamente una figura tetra avvolta in un alone bianco, e la prima cosa che fa al malcapitato od alla malcapitata di turno è quella di tappargli la bocca con una mano, e pensate è anche nota perchè durante la notte, e quindi nel suo momento di … regno, è capace di fare trecce complicate alle criniere dei cavalli.
Quasi tutte le leggende popolari dell’Abruzzo sono intrise di marcato misticismo, di natura selvaggia e soprattutto come già abbiamo descritto, di inesauribile folklore. Si parla anche di giganti trasformati in montagne (n.d.a.: Il Gran Sasso), e vi sono anche delle fate, come la Angioina del Lago a forma di cuore in quel di Scanno, e per l’appunto le streghe nottambule come la Pantafica. L’”Abruzzo forte e gentile” citazione dello scrittore Primo Levi, è anche questo il nome di una terra d’amare …
