Roma - Campidoglio - Sala della Protomoteca
Roma tra passato e futuro
dialogo tra i tempi, dalla realtà all’immaginario
parte terza
Di Luigi Salvatori
Tuttavia, proprio mentre il mondo sembrava cristallizzato in simboli eterni, qualcosa iniziò a mutare.
A cavallo tra il Duecento e il Trecento, l'arte subisce una trasformazione profonda: le figure iniziano ad acquisire peso corporeo, a occupare uno spazio reale e a manifestare sentimenti ed emozioni. È in questo momento che l'iconografia del Cristo Trionfante (Christus Triumphans), rappresentato vivo, con la testa alta e distaccato sulla croce, cede il passo a quella del Cristo Sofferente (Christus Patiens), che mostra i segni del dolore e dell'umanità.
Il protagonista assoluto di questa rivoluzione è Giotto (1267–1337). Egli può essere definito, come concordano molti critici, un vero precursore dei tempi: un artista capace di anticipare il linguaggio del Rinascimento di oltre un secolo, rompendo con la tradizione bizantina per riscoprire il naturalismo e la tridimensionalità.
Se il pittore medievale guardava solo al cielo, Giotto riportò lo sguardo sulla terra.
Immaginiamo di incontrarlo nel suo cantiere, tra i ponteggi di una cappella. Alla domanda su questo suo nuovo stile, ci risponderebbe con la concretezza tipica di un toscano: "Voi dite che le mie figure sembrano umane? È perché lo sono. Ho strappato i santi dai loro fondi d'oro e ho dato loro dei piedi per camminare sulla terra. Se un uomo piange, deve vedersi il tormento nei muscoli del viso; se siede, deve sentire il peso del suo corpo sulla sedia”.
Giotto non dipinge più “idee” di uomini, ma uomini in carne e ossa che abitano stanze vere. Con Giotto, l'architettura dipinta smette di essere un simbolo piatto e diventa una scatola tridimensionale; la città non è più rappresentata con oro e mosaici bizantini, ma una città di volumi, di persone reali e di cronaca. Giotto è un punto di snodo fondamentale perché segna il passaggio dal simbolo medievale alla realtà dello spazio, un tema perfetto per il nostro "dialogo tra i tempi". Le sue città non sono più aggregazioni fantastiche, ma scenografie dove i personaggi si muovono, parlano e soffrono. È la nascita dell'umanesimo pittorico: l'uomo torna a essere la misura di tutte le cose.
Sorge quindi spontanea una domanda: esistono a Roma testimonianze del passaggio di Giotto? Siamo abituati a conoscerlo come l'artista che ha rivoluzionato l'arte ad Assisi o a Padova, nella Cappella degli Scrovegni, ma qual è il suo legame con l'Urbe? La risposta è certamente sì! Roma conserva ancora tracce preziose del magistero giottesco, nonostante gran parte della sua opera sia purtroppo andata perduta a causa dei radicali rifacimenti rinascimentali e barocchi che hanno trasformato le antiche basiliche.
Un primo esempio è l’affresco di Bonifacio VIII, a Roma in San Giovanni in Laterano. Il suo affresco del Giubileo in Laterano è la prima “fotografia” dipinta di un evento che ha cambiato il destino di Roma, unendo per sempre la realtà politica al sacro. È l'opera più celebre e iconica di Giotto a Roma. Si trova all'interno della Basilica di San Giovanni in Laterano (attualmente protetta da una teca di vetro sulla prima colonna della navata destra). Rappresenta Papa Bonifacio VIII che indìce il primo Giubileo della storia (il 1300) dalla loggia della basilica. È importante, anche se è solo un frammento, perché mostra la capacità di Giotto di ritrarre un evento storico reale e non solo una scena sacra atemporale. Conosciamo così anche il vero volto di Bonifacio VIII (il ritratto realistico si era perso nel medioevo), effigiato nel polittico che porta il suo nome.

-Giotto: "affresco Bonifacio VIII", Roma in San Giovanni in Laterano (XIV sec,)
Un’altra opera di Giotto si trova nella Basilica di San Pietro, denominato il "Frammento Vaticano". Sono due teste di santi o apostoli, frammenti di un ciclo di affreschi molto più vasto che decorava l'antica Basilica di San Pietro prima che venisse demolita per far posto a quella attuale.

-Giotto: "Frammento Vaticano" Antica Basilica di San Pietro
Non possiamo parlare di Giotto a Roma senza citare un capolavoro su tavola: il Polittico Stefaneschi, custodito nella Pinacoteca Vaticana. Nel pannello che raffigura il Martirio di San Pietro, Giotto dipinge la "Meta Romuli", una piramide che esisteva davvero vicino al Vaticano nel Medioevo (poi demolita nel 1499 da papa Alessandro VI). Inizialmente si trovava sulla via Trionfale, poi fu spostata dove oggi si trova l'Auditorium Conciliazione su Via della Conciliazione. Era chiamata anche "Piramide vaticana" o "Piramide di Borgo". È un esempio perfetto di come Giotto abbia inserito la veduta reale di Roma nelle sue opere religiose.

-Giotto, particolare del "Polittico Stefaneschi", Pinacoteca Vaticana (XIV sec.)
(fine terza parte - continua)
