L'avvicinarsi rapido della data del prossimo Giro d'Italia ciclistico
evoca un' indimenticabile manifestazione sportiva dell'anno 1950
Giro d'Italia
di Roberto Bonsi
Nell’ormai trascorso Giro d’Italia” dei ciclisti di quel tempo, e si scrive dell’Anno Santo 1950, e fu la sua 33esima edizione, e si svolse in ben 18 tappe, e più precisamente dal mercoledì 24 maggio al Martedì 13 giugno, per un percorso totale di 3.981 chilometri, e fu vinto dal noto corridore elvetico Hugo Koblet, il quale fu il primo corridore straniero ad aggiudicarsi la tanto …” inseguita”, e qui è il caso di scriverlo, “Maglia Rosa”.

La partenza fu da Milano, mentre l'arrivo fu in quel di Roma (Caput Mundi). Al secondo posto giunse il nostro “mitico” ed amatissimo Gino Bartali, mentre, per così dire, “medaglia di bronzo”, arrivando terzo, fu sempre di un nostro conterraneo, tale Alfredo Martini. già vincitore di un “Giro del Piemonte", poi divenuto un dirigente sportivo, naturalmente del Settore-corse, e quindi anche commissario tecnico della Nazionale italiana del ciclismo su strada.
Ma come era la vita qui a … “casa nostra” durante quell'anno o meglio ancora, in quel periodo?. Il governo degasperiano di allora tentò senza successo alcuno, di attuare una riforma agraria. Vi furono anche scioperi ed incidenti, e nel frattempo le fabbriche si misero a riconvertire i loro apparati, subito dopo il periodo bellico tristemente noto della “Seconda Guerra Mondiale”. Ben Lontano da noi, e precisamente nella penisola coreana, scoppiò una quadriennale guerra tra le due Coree, che ancor oggi sono così territorialmente divise sulla linea simbolica del 38° parallelo, e sono sempre sul “Chi va là”.

Ed ora …girando, parola per parola, riga dopo riga, torniamo "ipso-facto" al nostro italico e faticoso giro “targato” 1950, sogno a volte infranto ed a volte no, dei tanti corridori professionisti, ed amatoriali, non escluse le tifoserie. La primissima tappa, collegò la metropoli lombarda con la cittadina termale e “liberty” di Salsomaggiore Terme, ed i corridori percorsero 225 chilometri, ed il tragitto fu vinto dal friulano Oreste Conte.
Salsomaggiore Terme. le sue proprietà curative vennero scoperte nel 1839 dal medico Lorenzo Berzieri. Siamo alla seconda tappa, che ci porta ora in quel della bella e nobile città di Firenze, e si sono allora consumati 245 chilometri . Firenze città capitale della cultura rinascimentale di quei tempi, di Dante Alighieri, il “Sommo Poeta” per antonomasia, dei Medici che regnarono su questo “Genius-Loci per per oltre tre secoli dal 1434 al 1737.
La terza tappa del nostro “Giro d'Italia" di allora, lascia Firenze ed approda a Livorno, sempre terra medicea, ma anche portuale di rilevante importanza. Il quartiere della “Piccola Venezia”, La stupenda piazza.lungomare adiacente al Mar Tirreno, e dedicata al compositore Pietro Mascagni, nato in questo “ genius-Loci, il peschereccio - ristorante pizzeria con solerti camerieri dei ragazzi e delle ragazze entrambi “down”, un intero mondo da scoprire. L’ ottimo “Cacciucco alla livornese" e così via.

Eccoci al via della quarta tappa del “Giro d’Italia”, che congiunge Livorno con Genova (n.d.a.: Zena nel dialetto locale). Ricordiamo la sua “fugazza” intinta nel latte caldo, il suo Porto Antico , la sua pur breve metropolitana, ed il giro in battello nel porto sino ad avvicinarsi alla vecchia Lanterna, i suoi Rolli (n.d.a.: antiche dimore patrizie). Il magnifico borgo di Boccadasse. Il chilometraggio tra le due città secondo la planimetria della corsa è stato pari a 216 Km., e fu vinto dal miranese Antonio Bevilacqua.
La quinta tappa con destinazione Torino, che fu vinta dal teramano di Poggio Morello, tale Franco Franchi.
Torino è una bella città sabauda, ed i suoi abitanti, che perlopiù hanno un carattere fiero ed introverso Singolare il suo emblema ovvero la Mole Antonelliana con il suo caratteristico Museo del Cinema e con un ascensore tutto vetri che si delinea nel vuoto più assoluto, e con la sovrastante Basilica di Superga che amaramente ricorda la tragedia aviatoria omonima, quella della squadra di calcio del Torino A/C, i Murazzi e gli aironi cinerini lungo il corso cittadino del Fiume Po, la Chiesa della Grande Madre, e l’elegante quartiere della Regina, il Lingotto dove oggi rinascono le nuovissime Fiat 500 “Dolce vita”.
Dopo 220 chilometri, lasciando Torino, che è stata la prima capitale d’Italia, entriamo in territorio svizzero per così raggiungere l’abitato lacustre di Locarno (N.d.a.: posto sulla riva del Lago Maggiore o Verbano), la quale è una ridente cittadina del Canton Ticino ben nota per il suo Festival cinematografico che ogni anno si svolge nella Piazza Grande dell’omonima città, e questi è denominato “Il Pardo d’Oro”. In questa sesta tappa vince quello che sarebbe in definitiva diventata la “Maglia Rosa”, cioè il già menzionato Hugo, il quale quindi vinse in … “casa” Koblet. Qui, dopo un solo giorno di riposo, ecco la ripartenza per l’Italia ovvero per Brescia (n.d.a: “La Leonessa d’Italia”). Percorso-tappa vinta dal pratese Luciano Maggini, dopo ben 293 chilometri.
Brescia e le dolcezze di Iginio Massari, il Pirlo (una variante dello spritz), le due cattedrali, il sovrastante Colle della Maddalena, la sofferta Piazza della Loggia, la sua metrò leggera, ed i suoi “Casonsei”.

Siamo ora alla tappa lombardo-veneta che allora come oggi. congiunge Brescia alla “palladiana” Vicenza, cioè l’ottava dal suo giorno iniziale.
Di Vicenza, nella nostra memoria ricordiamo il proscenio del Teatro Palladio, il suo bel parco, il Palazzo della Ragione, la Piazza dei Signori, ma anche un gustoso bowl cartaceo con i “bigoli to go”, e la non lontana Basilica della Madonna del Monte Berico. Il 2 giugno di quell’anno, ecco la tappa che univa le città di Vicenza e di Bolzano, ovvero la nona, Che fu vinta dal nostro ancor oggi amatissimo ed indimenticabile Gino Bartali, nativo di Ponte a Ema nei pressi della bella Firenze. I chilometri del percorso furono 272. Dopo un secondo giorno di riposo, ecco l’avvio della decima corsa per raggiungere Milano. Ah!. Milano, quanto ci sarebbe da dire su questa pulsante e febbrile città dalle tante sorprese nel suo quotidiano.
Dopo la bellezza di 251 chilometri ecco che si raggiunge Ferrara, “La Bella Città” di bacchelliana memoria, con il suo Castello Estense, la sua cattedrale Gotico-Romanica, il Palazzo dei Diamanti, Palazzo Schifanoia, la "goduriosa" mistocchina, uno “Street-food” come si dice oggi, realizzato con la farina delle castagne. Da Ferrara, ecco che ci si avvia … pedalando, pedalando, verso Rimini, l'antica “Ariminum” dei romani. Siamo alla tappa N° 12 e si sono consumati 244 Km. Rimini è oggi la “Capitale del “Divertimentificio romagnolo” di fatto, ma non particolarmente, quello estivo. Rimini ed il suo “Cinema Fulgor”, ed il suo Grand-Hotel, ambedue di “felliniana memoria”, la Rocca Malatestiana, ed altro ancora. Il suo mercato del pesce e non solo, di rilevante importanza, e la “metrotramvia” che la collega a Riccione, e così via elencando.

Dalla Romagna si piomba nell’aretino, e lì ad Arezzo. famosa tra le altre cose per la sua "Giostra della Quintana, la tappa viene vinta dal Maggini che nelle vittorie di tappa si alterna con Bevilacqua. I chilometri di questa tredicesima tappa sono 244. L’8 giugno da Arezzo si va nella verde Umbria e precisamente nel suo capoluogo il quale è la collinare città di Perugia, e sul “groppone” vi sono 185 chilometri. Perugia è un autentico “forziere” di antichità, ed un pò ci ha deluso, così come la sua avveniristica e roboante "Minimetro", che invita ad un minor saliscendi. La tappa viene vinta da un altro elvetico, tale Fritz Schar del Cantone di Turgovia.
Dopo un terzo giorno di riposo, ci attendono altri 185 chilometri, Ed ecco che la “Carovana” parte alla volta de L’Aquila, tappa vinta dal biellese Giancarlo Astrua. Dall'Abruzzo si passa dopo 203 chilometri a quello che oggi è il Molise con il suo capoluogo Campobasso, ed il vincitore della tappa e in grande e non dimenticato tosco-brianzolo Fiorenzo Magni. Il 12 giugno di quell’anno dal Molise ci si apre la strada verso Napoli, la bella Napoli, una città d’incanto. Tappa vinta dal patavino Annibale Brasola.
Che dire di Napoli, se non che è “casinista” e meravigliosa. Ecco qui la tappa più corta pari a km. 167. Infine ecco la tappa N.° 18, l'ultima di questo giro ciclistico d’italia, tappa vinta da tal Oreste Conte, friulano di origine.
Su questa imperdibile città, per nominarla occorrerebbero un milione di cose e ci vorrebbe un’intera enciclopedia, e per consolarci spostiamoci in colline nell’elegante quartiere del Vomero dove nella storica pasticceria Santoro, vi potete gustare il maritozzo più dolce e più buono d'Italia.
L’Ultima tappa, si è per così dire: “giocata”, entrando in Roma, e che dire dell’Urbe, se non scrivere il suo palindromo: “Amor” In totale il nostro ancor oggi amatissimo “Giro”.. Il "Ginettaccio" Bartali si classificò al secondo posto, mentre al terzo andò il già nominato Alfredo Martini.

Dopo quasi settantacinque anni da quell’evento, oltre al Giro, di per sé, le città nominate, Bartali, Magni e Koblet, sono tutti salvati negli annali della storia del ciclismo, nel nostro “Cassetto”, non del tutto arrugginito” di cotanta memoria, nulla di più è rimasto. Ora siamo nel 2026 e prepariamoci dunque alla prossima edizione, ovvero alla sua 109 esima edizione, che chissà perché parte dalla Bulgaria?. Il primo “giro d’Italia” si svolse da Milano a Milano per 8 tappe di 2.448 chilometri dal 13 al 30 maggio 1909.Questa grande manifestazione dello sport e dell'italico costume, che in tutti questi lunghi anni ha raccolto sui cigli delle strade milioni di italiani, è sin da allora organizzata dal quotidiano: “La Gazzetta dello Sport” di Milano.
