Roma - Teatro Argentina
Premio Cendic
Dedicato ad Angelo Longoni
di Margherita Lamesta
Dopo sei anni, martedì scorso, è tornato al Teatro Argentina di Roma il premio CENDIC, edizione dedicata ad Angelo Longoni, il drammaturgo, sceneggiatore e regista, co-fondatore del Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea, prematuramente scomparso lo scorso aprile.

A vincere, Finché morte non ci separi di Mautitesto incentrato sul fraintendimento nella coppia con conseguenze troppo spesso irreversibili, ma non sono mancati neppure temi come la diatriba Israele-Palestina, sanguinoso teatro di guerra sempre attuale, tornato in prima pagina dall’ottobre ‘23 e non ancora abbandonata, o il dramma di chi non si riconosce in un genere specifico scegliendo di esprimersi semplicemente come persona. Apprezzata, comunque, l’intera sestina finalista costituita da, oltre al vincitore, Capire di Michele Demaria, Un’osservazione del cielo notturno di Christian Gallucci, Villa delle rose di Maria Carmela Mugnano, Petricore di Fabio Pisano, Tre anime di Paolo Sartori. E applauditi i reader, attori del Nuovo IMAIE. Perciò, malgrado il momento difficile per gli artisti in generale - lo è sempre stato - chi si spende per la scrittura teatrale c’è. Il CENDIC ne è la prova provata.

Coordinata dalla sua presidente, Maria Letizia Compatangelo, la serata di premiazione ha aperto a progetti, prospettive, collaborazioni, perché la rete non è solo internet ma anche quella di un sano cooperativismo che coinvolga i molti linguaggi autoriali, superando divisioni alquanto anacronistiche e un po’ italiane come la storica fra cinema e teatro. Internet, tuttavia, è un valido alleato nella comunicazione. La sua propagazione virale raggiunge tutti. E chissà che non aiuti a trasformare, persino per il teatro, il neofita di oggi nel fruitore consapevole di domani.
Di rilievo gli ospiti, fra i quali Andrea Miccichè, presidente del Nuovo IMAIE, Francesco Siciliano, presidente del Teatro di Roma, Alessandro Occhipinti Trigona, presidente della federazione Aut-Autori.

Il primo, a favore di una compartecipazione produttiva dello spettacolo dal vivo, ha illustrato l’impegno profuso nella ricerca di alleanze, partendo dalla Commissione Cultura alla Camera. Nella medesima ottica del fare rete, Trigona ha anticipato il recupero di una sorta di Nobel italiano per la poesia, che vanta un protocollo d’intesa con l’Università Sapienza: l’incoronazione del poeta dell’anno in Capidoglio, il prossimo 8 aprile. Un riconoscimento alla carriera dalle origini antichissime: Petrarca il primo a conquistarlo.
E Siciliano ha sottolineato l’importanza di guardare alla contemporaneità attraverso il teatro, allargando gli spazi dedicati proprio alla drammaturgia contemporanea, fra le principali mission di un servizio pubblico.
Propositivo, inoltre, il suo impegno di riaprire il Valle nell’ottobre prossimo, uno spazio incentrato sulla contemporaneità sin dagli inizi, come aveva ricordato lo stesso Longoni. Segnato dal debutto dei Sei personaggi in cerca d’autore, fra i più clamorosi fiaschi della storia del teatro italiano, poi fautore del Nobel a Pirandello, al Teatro Valle si sono scritte alcune delle pagine più belle del Nostro spettacolo dal vivo e, alla vigilia dei trecento anni dalla nascita, restituirlo al Paese è doveroso.
In aggiunta, per essere pragmatici alla maniera degli inglesi, lo script vincitore sarà pubblicato dalla casa editrice Mongolfiera e godrà di un tour romano curato da Felice Della Corte, direttore artistico dei teatri Nino Manfredi di Ostia e Marconi di Roma, dove si concluderà entro la fine dell’anno in corso.

Tanti gli spunti emersi, votati a scardinare un gusto del Bello low profile, in quest’epoca sempre più vocata all’omologazione.
Del resto, però, con la sua denuncia di vizi e virtù, il teatro è da sempre lo specchio dei tempi e per la stessa ragione dovrebbe essere tra le forme più urgenti di espressione artistica e culturale, nell’era complessa in cui viviamo, piuttosto che lesinare un ruolo di maggior rilievo nello scenario produttivo italiano, suo di diritto, in verità. Può essere utile, infatti, ricordare che il teatro, tra le migliori palestre dell’analisi e del pensiero critico, è stato un trascinatore di folle, in origine, forse paragonabile a un concerto di Lady Gaga o Taylor Swift, oggi. Più la realtà è complessa, più c’è bisogno di teatro – ricordava, inoltre, Franca Valeri.
Infine, l’intreccio fra drammaturgia e scrittura scenica degli attori, dai quali prendono vita le parole degli autori e il loro messaggio, regala un’emozione unica che si rinnova da millenni e che nessuna forma di AI potrà mai sostituire.
