#368 - 1 novembre 2025
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero rimarrà  in rete fino alla mezzanotte del giorno sabato 31 gennaio quando lascerà  il posto al numero 372 - BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Danza

Si ispira a Italo Calvino l’ultimo spettacolo di Virgilio Sieni, al debutto al Visavì Gorizia Dance Festival:
un elogio della leggerezza, per riscoprire la dimensione dell'empatia in un mondo dilaniato

Della leggerezza

Riscoprendo la forza fragile della leggerezza, nella danza di Virgilio Sieni

di
Giuseppe Distefano

Della leggerezza

C’è qualcosa di impalpabile, di evanescente, di contemplativo, eppure pienamente corporeo, in quella danza di corpi che avanzano lievi sulle note jazz di Naima di John Coltrane. Il primo procede lento, tenendo una sottile asta in equilibrio sulla testa, poi sul viso. La transiterà a un altro danzatore, oggetto di bilanciamento al suo muoversi disarticolato, alle posture dinoccolanti, all’andatura sottratta alla gravità. Solitari all’inizio, poi composti in duetti, terzetti e insiemi, uscendo e rientrando dalla tenda argentata alle spalle che li nasconde e li svela quasi provenienti da un etereo altrove, gli interpreti lasciano spazio all’ascolto adiacente dell’altro, avvicinandosi, sfiorandosi, modellandosi alle posture rimandate e accolte, poi riprese, facendosi eco, riflesso nostalgico, sospensione malinconica di un vivere nel tempus fugit che interpella il nostro tempo.

Della leggerezza

Gli otto performer imbastiscono una meraviglia di danza che è un elogio della leggerezza: quella che dà il titolo – Sulla leggerezza – al nuovo spettacolo di Virgilio Sieni (debutto a Visavì Gorizia Dance Festival). A ispirarlo è la prima delle Lezioni americane. Sei proposte per il nuovo millennio, 1988, di Italo Calvino, dove il concetto di leggerezza è declinato non nella vaghezza ma come valore nel presente e proiettato nel futuro, come un modo di stare al mondo, come uno stato d’animo fragile e determinato allo stesso tempo, come un meccanismo, citando lo stesso Calvino, di «…Sottrazione di peso alle figure umane».

Della leggerezza

Sieni tesse una rete di trame corporee che vivono di respiri gestuali, di attraversamenti fugaci, di slanci soffici, di passaggi emotivi, di disarticolazioni dinamiche, di energie, di cadute e pesi canalizzate, con levità, sul corpo dell’altro. Sono tracce luminose che egli contrappone alla buia sventura del nostro tempo, ad una sospensione della vita sulla morte. E il finale, bellissimo, ce lo ricorda: sulle note di Peace Piece di Bill Evans, all’assolo turbinoso di Andrea Palumbo che infine collassa a terra, segue una sorta di processione che vede i singoli danzatori entrare con in mano un lenzuolo bianco piegato, aprirlo e deporlo sul quel corpo immobile facendone un vasto sudario.

Della leggerezza

Toglie il respiro, per potenza figurativa e richiamo di senso, questo paesaggio di dolore e di bellezza ispirato dalle parole del libro Sudari. Elegia per Gaza, di Paola Caridi: «Nascondono i corpi agli occhi del mondo, i sudari di Gaza. Velano i corpi con antica pietà, perché non siano preda del mondo…Come silhouette candide, come fantasmi, come strappi bianchi nelle fotografie».

Della leggerezza

Sono loro, i sudari, la loro leggerezza, a preservare in questo modo i morti dall’oblio. Sieni ci consegna un nuovo atlante emozionale del gesto, che evoca la sostanza della vita: il senso della comunità umana.

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