#3456 - 3 febbraio 2024
AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 1° marzo, quando lascerà il posto al numero 347. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Televisione

Televkisione gioia e dolore

Zapping

Frammenti semiseri di cronaca televisiva

di Luigi Capano

Sarà perché, in questo torno di tempo, ci sentiamo lievemente indisposti; o forse, invece, la causa è da ricercarsi, meteoropaticamente, nei rigidi giorni della merla (sebbene un tantino sottotono rispetto al passato); ma da circa una settimana, da quando cioè si parla a tamburo battente – con ampio dispendio di parole - del caso “Ilaria Salis”, ci è venuto spesso in mente - giocolerie della memoria! - Antonio Gramsci con le sue affilate invettive scagliate dalle colonne di “Ordine Nuovo” – il suo giornale - contro quella che il comunista sardo definiva sarcasticamente “la fiera parlamentare”.

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La giovane italiana Ilaria Salis è apparsa davanti alle telecamere incatenata mani e piedi in un tribunale ungherese che evidentemente - a sentir le cronache - deve aver mantenuto viva la memoria e le costumanze degli anni, neanche tanto remoti, del “socialismo reale”. E, davanti a quelle brutte immagini, maggioranza e opposizioni si accapigliano. Da destra c’è chi sottolinea l’appartenenza dell’imputata a gruppi violenti di estrema sinistra ed a certi centri sociali della più bell’acqua; da sinistra si fa notare che però gli aggrediti (secondo l’accusa) dall’”attivista antifascista” (si noti l’etichetta vintage) sono nient’altro che estremisti di destra oppure neonazisti (i cronisti su questo non concordano). E poi compare anche il padre dell’imputata a dire la sua a “Che tempo che fa” da Fabio Fazio, il quale gli chiede compunto: “ A tutti quelli che dicono che sua figlia se l’è andata a cercare, cosa risponde?” . E lui: “Sarebbe come dire che Matteotti se l’è cercata”. Sono tempi, questi, di grande confusione e di diffusa mediocrità. E ci tocca con disdoro riconoscere che Gramsci aveva ragione.

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Ci fa piacere, in queste righe, ricordare Sandra Milo – al secolo Salvatrice Elena Greco - scomparsa in questi giorni all’età di novant’anni. E’, stata negli anni ’50 e ’60, una diva del cinema italiano ed ha lavorato con gli attori e i registi più importanti: da Totò a Mastroianni a Sordi, da Fellini a Steno a Rossellini. Spesso presente nelle cronache giornalistiche e, negli ultimi decenni, televisive (soprattutto come ospite frequente dei cosiddetti talk show) dava l’impressione, a noi che non conoscendola la incontravamo solo virtualmente nei nostri pellegrinaggi mediatici, di una donna pressoché priva di coordinate temporali, sospesa a metà tra slancio vitale e sopore onirico, tra carnalità femminea e cartone animato; sempre ondivaga tra l’amara crudezza della quotidianità e la nostalgica dissolvenza di una fiaba felliniana.

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