#336 - 23 settembre 2023
AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrà in rete fino alla mezzanotte del 19 aprile, quando lascerà il posto al numero 350. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchè ti morde un lupo, pazienza; quel che secca è quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport è l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista è colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Cultura e Società

Fare come

di Amanzio Possenti

Fare come

Il verbo ‘fare’ è il più usato in assoluto. Tutti lo utilizziamo, almeno se sospinti da un desiderio, quello di realizzarci. Poichè il fine sembra essere questo, fare per dimostrare a noi stessi che in questo gesto stiamo percorrendo la strada che ci è congeniale. In caso diverso ci sentiremmo un po’ oziosi e un po’ ’inutili’. La psiche ci aiuta ma ci fa subito capire che non basta ‘fare’, occorre andare oltre impegnandocisi sul’ come fare’. E’ questo il vero criterio.

Il ‘come’ dà senso alla vita e sprona verso risultati confortanti. Perchè significa aver fatto una scelta, quella di un bene creduto e proposto al prossimo, non dovendosi e non potendosi mai dimenticare dell’altro, con il quale e verso il quale si ‘fa’, ossia si agisce. La qualcosa comporta la ricerca di un bene da condividere, poichè non si è mai soli nel fare, e il come si fa diventa un indicatore decisivo.
Se il ‘come ‘ è dunque lo spartiacque del comportarci, vengono meno le troppe autoassoluzioni con le quali giustifichiamo le nostre azioni. Non è giusto né accettabile chiamarsi fuori da regole che guidano rapporti capaci di donarci serenità, non ansia di avere o di dominare.

Fare come

Vediamo ogni giorno in tutti i campi, dalla politica al costume, dalla cultura alla società, dal lavoro al riposo, dalla famiglia ai rapporti umani, che il fare imperversa spesso noncurante dell’altro, poiché domina il se stesso, il proprio risultato, la singolare affermazione, la possibilità di raggiungere in qualsiasi modo l’esito prefissato.
Insomma la coscienza di un fare che poco considera il valore di tutti e di ciascuno.
Accade che ci lamentiamo poiché magari qualcosa che abbiamo dato per scontato a nostro favore, d’un tratto ci appare diverso, nemico e ci restiamo male. E’ evidente che finchè nutriremo il ’fare’ senza proporci il ’come’, non potremo sperare che tutto proceda liscio. Succede spesso nei rapporti interpersonali, quando non è presente il criterio del ‘fare bene’ e domina quello del far valere se stesso.
Senza associare, con convinzione e disponibilità, il proprio ’io’ all’’ego’ altrui ripromettendoci di ricercare il bene di tutti, tra amore e perdono, persevereremo in una società, poco cristiana, costruita su se stessa, privata dei Valori che ‘fanno’ la vita non solo di sé.

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