#120 - 16 febbraio 2015
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Cinema

Molti i film che aspirano

Whiplash

il Davide contro i Golia degli Oscar 2015

di Giada Gentili

"Whiplash" agli Oscar è Davide, poi ci sono i Golia: l'americanissimo “American Sniper”, le due magistrali biografie “La Teoria del Tutto” e “The Imitation Game”, lo stesso “Boyhood”, seppur girato in 39 giorni è giunto al cinema nel 2014 dopo 12 anni di aspettative, “The Grand Budapest Hotel”, “Selma”, e il favorito tra i favoriti “Birdman”. “Whiplash” è la prima opera di Damien Chazelle,regista 30 anni, che realizzò l'omonimo corto, dilungandolo poi per il grande schermo dopo un grande successo ai festival di mezzo mondo. Il film racconta la disperata ricerca del successo di un giovane batterista e del suo incontro, nella scuola newyorkese in cui studia, con Fletcher, insegnate plaesemente sergente-kubriano con cui stringe un rapporto al limite della sopportazione e della sopravvivenza.

WhiplashWhiplash

Fin dalle prime immagini è chiaro come la pelle di Nicole Kidman, che c'è una firma stilistica, una scelta precisa di cosa mostrare allo spettatore. I movimenti di camera a mo' di frustate che realizzò Tarantino in “Django”, in “Whiplash” corrispondono a quelli della batteria: colpi, contro tempi, battute scandite, velocità scelta con accuretezza, il film è una perfomance musicale a tutto tondo. Entrambi i protagonisti sono praticamente insopportabili, nessuno dei due è un eroe in senso tradizionale e nonostante la loro poca plausibilità in qualche modo riescono a creare empatia. Una fotografia giallognola a tratti fastidiosa eppure funzionale a ciò che vuole comunicare: senso di oppressione, angoscia, inquietudine. Il film è tachicardico ai livelli di un buon thriller, anche se alla fine perde un tocco di umanità.

Whiplash

Ciò che rimane più apprezzabile in "Whiplash" è la sua presa di posizione in qualunque scelta: dal cast tecnico a quello artistico, emerge la consapevolezza; quella che spesso manca in altre opere più possenti dal punto di vista economico e produttivo magari, vedi “Unbroken”, il film firmato Angelina Jolie, al quale manca una sceneggiatura, appunto, consapevole, o il fenomeno di questo febbraio (e forse dell'intero anno) “50 sfumature di grigio” che di consapevole ha sicuramente il segno del dollaro al botteghino.

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