#272 - 17 ottobre 2020
AAAAA ATTENZIONE - Cari lettori, questo numero rimarrà  in rete fino alla mezzanotte del giorno di venerdi 31 maggio quando lascerà  il posto al numero 352 - BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Racconto

La voce di Emmer

Parte terza

di Ruggero Scarponi

Il professor Emmer lo inquietava.
Aveva la sensazione che l’enorme macchina indovinasse qualcosa dei suoi pensieri, delle sue paure. A volte mentre ispezionava le aule alla fine delle lezioni, era preso da un vago timore ad entrare in quella del professor Emmer.
La vista del gigantesco robot, muto, in un angolo dell’ex garage gli metteva addosso una strana sensazione di pericolo.
Se gli girava le spalle si sentiva osservato, spiato.
Se provava a parlarci il professor Emmer rispondeva in maniera del tutto normale e non lasciava trapelare nulla che potesse suscitare preoccupazione.
Anzi, la voce, calda e profonda del professore dava un’immediata sensazione di calma, di benessere.
È una voce che incanta, pensava il Preside, sorridendo delle sue sciocche paure.
Ma poi ci rifletteva e sentiva che proprio nell’incantamento poteva nascondersi il pericolo di essere inconsapevolmente manipolato, usato per fini ignoti.
Il professor Emmer costituiva per il Preside un vero mistero e una fonte di preoccupazioni.
Non poteva confidarsi con nessuno per non rischiare di essere accusato di paranoia.
Che cosa aveva fatto il professor Emmer da giustificare tale allarmismo?
E poi la popolarità di cui godeva tra gli allievi della scuola sconsigliava di assumere un atteggiamento diffidente, ostile.
Il grande robot troneggiava nel liceo a dispetto dei suoi evidenti limiti fisici.
Ingombrante, traballante, più simile ad un’enorme valvola termoionica di antica memoria che ad un essere umano, non aveva rivali nelle simpatie degli studenti.
Il Preside dovette suo malgrado constatare che era decisamente preferito a ogni altro docente dell’istituto.
Il professor Emmer conquistava ogni giorno di più la fiducia e il cuore dei ragazzi tanto che per non essere mal giudicati anche gli altri colleghi, automi e non, furono costretti a farsi fotografare sorridenti, abbracciati alla gigantesca macchina.
Sul piano delle conoscenze il professor Emmer non era da meno degli altri professori.
La sua memoria era stata ampliata più volte per consentirgli d’immagazzinare tutti i dati reperibili da vari motori di ricerca e nella sua materia d’insegnamento conosceva praticamente tutto.
Sapeva, inoltre, trattare con gli allievi come fosse dotato di una particolare sensibilità.
I ragazzi lo interpellavano di continuo non solo riguardo allo studio ma anche su questioni personali.
Si sa che l’adolescenza è uno stadio della vita piuttosto complicato.
Precede e prepara al pieno sviluppo dell’individuo.
Non è raro che durante quel periodo affiorino conflitti o sboccino sentimenti nuovi accompagnati da forti reazioni determinate da mutamenti psico-fisici.
Per tutti i giovani del liceo, il professor Emmer rappresentava una voce amica, cui si affidavano pieni di fiducia.
A lui confidavano segreti e passioni che non avrebbero rivelato né a un genitore né a uno psicologo. E l’immane macchina ascoltava, ascoltava paziente e poi dava consigli, suggerimenti, cogliendo sempre il nocciolo del problema.
Il professor Emmer in quanto insegnante non era per niente indulgente, anzi, era esigente e severo se necessario e non si faceva scrupolo di redarguire e punire gli studenti svogliati e disattenti.
Delle sue punizioni, tuttavia, nessuno se ne lamentava mai.
Cosa che invece rappresentava un vero problema con gli altri insegnanti, provocando strascichi polemici infiniti che si concludevano soltanto con l’intervento del Preside.
Le professoresse robot erano prese particolarmente di mira dagli studenti che si divertivano a usare nei loro confronti un linguaggio ambiguo e spesso volgare.
Gli automi di ultima generazione erano in grado di comprendere e gestire discorsi di questo tipo ma per quanto riguardava la repressione erano piuttosto impotenti.
La straordinaria bellezza fisica ne faceva, a volte, l’oggetto di molestie, mascherate da finti incidenti involontari.

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