Zapping
Frammenti semiseri di cronaca televisiva
di Luigi Capano
“Il giorno della memoriaâ€, “il giorno del ricordoâ€, “per non dimenticareâ€, “la memoria condivisaâ€, “la memoria collettivaâ€
Non passa giorno che qualcuno – dal Presidente della Repubblica al giornalista del più recondito anfratto televisivo – non menzioni – di passata o con l’enfasi delle occasioni solenni – quel misterioso luogo della nostra psiche che ha qualcosa a che fare con la percezione della nostra identità : il luogo deputato ai ricordi, la memoria appunto.


Il ricordo è una forma di incontro, sentenziava l’esteta mistico Kahlil Gibran. Per saperne di più su questo misterioso e onnipresente “organo†che in qualche modo ci definisce e ci condiziona, con la curiosità compulsiva che ci caratterizza, abbiamo deciso di fare una ricerca sommaria nei ripostigli del web – altro luogo della memoria, sconfinato e caotico- e abbiamo quindi scovato, tra i video di YouTube, un frammento di Ulisse - vecchio di alcuni anni- il programma di divulgazione culturale del bravo Alberto Angela che espone un’indagine sulla memoria dal punto di vista della scienza ufficiale, com’è costume di Alberto e del celebre padre Piero. Apprendiamo così – ma già un po’ lo sapevamo- che ad imprimersi nella memoria è soprattutto ciò che coinvolge la nostra emotività e che, comunque, i ricordi (quelli detti a lungo termine) tendono col tempo ad affievolirsi a meno che non vengano richiamati alla mente con una certa frequenza. Ma qui - aggiunge la voce bene impostata fuori campo, mentre scorrono alcune immagini - si nasconde un' insidia. E la narrazione comincia a farsi interessante. Perché – ci viene spiegato - nel richiamare un ricordo, inavvertitamente lo rielaboriamo. E dunque ricordare non è come riguardare una fotografia ma piuttosto come ricopiare un disegno: possiamo compiere degli errori, inserire nuovi particolari o cambiare i colori. “Ogni volta che ricordiamo qualcosa in qualche modo manipoliamo i ricordi†- commenta Angela - “ma allora quanto sono affidabili le nostre memorie? E sono credibili i testimoni?†Segue un intervento del neuroscienziato Piergiorgio Strata: “Ci possiamo fidare della nostra memoria?†- si domanda – “ci possiamo fidare ma dobbiamo stare attenti: prima di tutto perché possiamo sbagliare, e poi soprattutto quando vogliamo la verità da qualcuno, dobbiamo evitare di forzarla. Si è dimostrato che il modo di interrogare della polizia, come quello dello psicoanalista, spesso tende a forzare la memoria e a indurre, di conseguenza delle false memorieâ€.


In conclusione, abbiamo più dubbi di prima sull’affidabilità del nostro prezioso strumento ma ci sembra di aver capito che lo spazio della memoria ognuno lo arrederebbe volentieri a suo modo senza lesinare estro e creatività e che la meccanica ripetizione e riproposizione di concetti o di immagini da condividere collettivamente avrebbe la funzione sociale di ritinteggiare periodicamente le pareti onde evitare inaccettabili originalità .